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2 giugno 2010

La morte come alto livello di probabilità: Johnny Ace e la roulette russa (1954)


Johnny Ace, cantante e pianista, realizzò una fenomenale catena di successi nei primi anni Cinquanta nelle classifiche di rhythm and blues, e sembrò pronto, a un certo punto, anche per il successo pop. Nato e cresciuto a Memphis come John Alexander Jr., nel 1952 firmò un contratto per la Duke, principalmente per suonare il piano nelle loro session di registrazione. A quel tempo la scuderia della Duke comprendeva nomi di spicco come Bobby "Blue" Bland e Junior Parker. Durante una di queste session Bland, alle prese con le parti vocali, si trovò in difficoltà e fu allora che il produttore James Mattis chiese ad Alexander di fare un tentativo. Il risultato fu My Song che, contro tutte le aspettative, si catapultò al numero uno delle classifiche. Suo padre era un predicatore e per salvarlo dall'imbarazzo Johnny adottò il cognome di Ace, ispirandosi ai Four Aces, un gruppo vocale bianco molto in voga e apprezzato a quell'epoca.
Ace diventò in breve tempo il dominatore delle classifiche di rhythm and blues con brani come Cross My Heart, Saving My Love for You, Please Forgive Me e infine Pledging My Love, un successo postumo che, nel 1955, niigrò verso le classifiche pop riuscendo a piazzarsi al numero diciassette.
La vigilia di Natale del 1954, dopo uno spettacolo al Civic Auditorium di Houston con Big Mama Thornton e altri artisti, Johnny Ace e i componenti della sua band stavano giocando alla roulette russa, un passatempo da loro coltivato con una certa regolarità. La storia di quanto successe in quell'occasione presenta diverse versioni: sembra che anche la Thornton fosse presente, ma non raccontò mai ciò che vide. Secondo la versione comunemente accettata, comunque, Ace, giunto il suo turno, si sparò alla testa e morì all'istante. Aveva venticinque anni. Se Hank Williams, un paio d'anni prima, era stato il primo a svelare tutto il potenziale della morte come mossa di carriera, Johnny Ace fu il primo a fare in modo che la sua producesse effetti immediati sulla classifica.
Pledging My Love era una buona canzone, certo, ma secondo il giudizio di molti non giustificò tutto il clamore e l'entusiastico fiorire di dischi di tributo sentimentale che seguirono - Johnny Has Gone di Varetta Dillard, Why, Johnny, Why di Johnny Moore e i Blazers, facciata A di un singolo che conteneva anche Johnny Ace's Last Letter di Frankie Irwin. Furono solo i primi e ancora oggi tra i più significativi esempi dell'incipiente fascinazione del rock'n'roll per la morte.
Lo spettacolare successo postumo di Pledging My Love non fu dunque il risultato di un sincero clima di cordoglio nazionale - dopo tutto Johnny Ace era un nero, un semplice cantante di rhythm and blues ed eravamo nel 1955. Fu invece qualcosa di diverso, qualcosa che nasceva dalle macabre mo-dalità del suo decesso e dall'astuta manovra commerciale di chi intuiva che la morte vende.
La morte di Johnny Ace avvenne proprio all'alba dell'esplosione del rock'n'roll e i dettagli della sua biografia saranno destinati a ritrovarsi in tante altre morti: una formazione profondamente religiosa, la scelta del blues, l'occasione fortuita, l'adozione di un nome d'arte (e l'implicita confusione d'identità), un improvviso, grande successo e una fine assurdamente violenta, avvolta nel mistero. Questo schema è stato ricalcato sin troppo pedissequamente dal giorno della morte di Johnny Ace a oggi.