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I BEATLES ED IL CONCETTO DI ALCHIMIA ANDATA PERDUTA: Inesorabile retrospettiva sulle controverse carriere solistiche degli ex-quattro baronetti...

Nella stragrande maggioranza dei casi, fra la carriera artistica di un gruppo seminale e innovativo della storia del rock e i successivi percorsi solisti degli ex-membri si scontrano fasi antitetiche e apparentemente inspiegabili, decretanti la perdita di quella "magia, sacra magia" di un tempo che fu e che mai piu' fara' ritorno. Quasi come se per legge divina un incantesimo si spezzasse per sempre, lasciando inesorabilmente gli antichi eroi della musica popolare in balia di una mediocrita' stantia e di una marcata mancanza di ispirazione.
Il caso più eclatante è rappresentato dai Beatles: i divini fab four, una volta separatisi l'uno dall'altro, hanno raramente riacceso i grandi fasti musicali e innovativi vissuti durante l'inimitabile epopea beatlesiana. Come ci si spiega, razionalmente, la mediocrita' della carriera solista di Paul McCartney, responsabile, insieme a Lennon del principale vocabolario pop degli anni '60 e highlight assoluto del Ventesimo Secolo?
Come mai, i due creativi per eccellenza del famoso complesso hanno così ostentatamente evidenziato i loro limiti in qualita' di song-writers, durante il decennio dei Settanta?... A parte i primi due veri album solisti di Lennon (l'imprevedibile, dissacratorio, rivoluzionario e minimalista PLASTIC ONO BAND e l'ottimo IMAGINE, che rappresenta la quintessenzialita' del Lennon solista), il resto di tutta la produzione offerta dagli ex-Beatles scivola tra sciroppose, fin troppo, ballate (McCartney), passando attraverso sferzanti rocker, equamente divisi fra ispirazione e insopportabili "cantichi" politici, in favore di inutili campagne anti-guerra (Lennon), verso poi ballate sontuose dedicate al nostro Signore (Harrison), infine approdando ad album che sembrano più un malriuscito scherzo cabarettistico che una raccolta di vere e proprie canzoni (Starr). E non ci si deve neppure stupire se Lennon in piu' di una circostanza (la piu' famosa e scandalosa delle quali ebbe luogo grazie alla spregevolmente sarcastica How Do You Sleep?...) si sia ultra-polemicamente scagliato contro il suo famosissimo ex-collaboratore, bollandolo di scarsa innovazione nonche' produttore di "muzak", musichetta incolore e insipida, lontana anni-luce dalle scintille beatlesiane a cui eravamo abituati.
Imbarazzante. Non posso che usare questo termine. No, non disgusto, perchè a tratti il genio di Lennon riaffiora alla superficie, ma si tratta solo di attimi, sfuggenti quanto isolati, a cui segue un nuovo "annegamento", questa volta (quasi) definitivo.
Per quel che concerne il "buon vecchio Paul", sono appena reduce dall'ascolto di uno dei suoi album di maggiore successo, Band on the Run, che promette bene all'inizio, ma in seguito si perde tra sciatte formalità musicali e arrangiamenti certosini che non aiutano certo a sollevare la qualità mediocre di alcune composizioni; si avrà, come risultato finale, un McCartney totalmente privo di quel mordente sfoggiato mirabilmente ai tempi dei Beatles: si ha l'impressione che non abbia assolutamente intenzione di voler (o poter) dire qualcosa di nuovo, azzardare nuovi percorsi, ritornare a ricoprire il ruolo di "compositore-guida" del grande pop targato Sixties. Sciaguratamente, nulla di tutto questo: il "nuovo" Paul McCartney sa irritare come pochi, non possiede piu' l'antico spirito di innovazione e arroganza che lo ha reso celebre in tutto il mondo grazie alle superbe invenzioni canore e melodiche: Hey Jude, Let It Be, Here There and Everywhere, She's Leaving Home , Get Back appaiono essere le bellissime, attraenti sorelle di quelle stolte cose partorite dai primi anni '70 in poi.
Come mai un tale gap artistico?... E perchè...?... Trascurando volontariamente Ringo Starr anche per George Harrison non si potevano certo prevedere miracoli. Gli va riconosciuto, comunque, il merito di non aver mai tradito la propria vocazione musicale, e, se possibile, quello di aver sempre cercato di rappresentare se stesso, titolo da dividere ex-aequo con il Lennon dei primi anni '70.
Nell'anno dello scioglimento, Harrison è il più lesto di tutti a battere nel tempo i suoi ex compagni di squadra: il 1970 infatti vede la pubblicazione del monumentale All things Must Pass, che fin dal titolo rivela un mai spento spirito dell'humour, a tratti sferzante e tagliente, abbinato a una felice rassegnazione, sentimenti abituali dell'Harrison versione-umana: "tutte le cose, prima o poi, devono passare", incluso (soprattutto) il fatto che i Beatles abbiano cessato di esistere. L'album d'esordio di Harrison rimarra' tristemente noto per la colossale causa legale riversatasi come un fiume in piena ai suoi danni: George verrà accusato di aver plagiato He's so Fine delle Chiffons, brano che risaliva al 1963,
"tramutato" (si fa per dire..., si suppone del tutto involontariamente) dall'ex-chitarra solista dei Beatles nella celeberrima MY SWEET LORD. Verranno versati, a favore delle Ronettes, milioni e milioni di sterline....: la causa, infatti, ando' del tutto persa e porto' negativa pubblicità alla carriera di Harrison, il quale tutto può sembrare, tranne che un reo di plagio...
A quale finale, dunque, si può giungere, immediatamente dopo aver analizzato le opere soliste dei "quattro favolosi" Il sottoscritto non sarebbe in grado di fornire una esatta, razionale replica. Posso solo avanzare numerose ipotesi, la più importante e significativa delle quali riguarda il concetto di "alchimia", qui non avente affatto accezione chimica o fisica, ma bensi' strettamente MUSICALE.
Ma... che cosa si intende per "alchimia musicale"?... Per alchimia musicale si intende quel processo mediante il quale i componenti all'interno di un determinato combo sono in grado, in maniera del tutto naturale e spontanea, di sovrapporsi e complementarsi l'uno all'altro, permettendo al proprio innato talento di interagire con quello dei compagni, favorendo la nascita di superbe innovazioni e insuperate perle melodiche. Ovvero, quel processo inteso ad accrescere esponenzialmente le capacita' solistiche del gruppo, capacità che, al contrario, rimarrebbero incompiute e materialmente irrealizzabili in caso di musica prodotta da un singolo anzichè da più elementi. Alias: quando la somma dei musicisti e' piu' grande delle singole parti addizionate. E i BEATLES erano soprattutto questo: un complesso formato da due genimusicali, un ottimo song-writer e un buon batterista, che, una volta uniti, erano in grado di produrre non 4 bensì 8, 16, 32, talvolta 64.........
Ecco spiegato il perchè, una volta defunti i baronetti straight from Liverpool, il risultato finale di ciascuno di loro, nella maggior parte dei casi, non sarebbe arrivato nemmeno alla unità piena......
Una volta realizzato ciò, non vi rimane altro che estrarre dalla polvere del tempo i loro vecchi 33 giri e metterli sul piatto... per poi lasciarvi cullare dalle acide, suadenti, ipnotiche note di LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS...


© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore

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