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2 giugno 2010

Alice nel paese degli orrori: la morte come sberleffo...


L'Alice di cui stiamo per parlarvi non ha mai visitato il paese delle meraviglie, ma in compenso è diventato cittadino onorario di quello degli orrori. Procediamo con ordine.

Il 4 febbario 1948 un pargoletto urlante esce dal reparto maternità dell'ospedale di Detroit. Si chiama Vincent Furnier e il mondo imparerà a consocerlo con il nome di Alice Cooper. Figlio di un ingegnere missilistico, ministro della Chiesa di Gesù Cristo, Vincent, ragazzino piccolo e fragile, gira in lungo e largo gli Stati Uniti prima che la sua famiglia decida di stabilirsi alla periferia di Phoenix, in Arizona. Qui, nel 1962, si iscrive alla locale Cortez High Scholl dove ben presto si distingue non tanto per le brillanti votazioni, quanto per l'innata predisposizione a inscenare divertentissime gag e riuscitissime imitazioni, ispirate da un'insana passione per la televisione e per i più mediocri film dell'orrore. Più tardi, quando il rock'n'roll ribelle dei Rolling Stones invade l'America canzoni come Satisfaction e Let's Spend the Night Together provocano scandalo e costernazione nella classe media benpensante, alla quale appartengono a buon diritto anche i coniugi Furnier. Vincent decide di deludere le speranze dei genitori e inizia a progettare la creazione di un cocktail micidiale fatto di trasgressione, rock'n'roll e horror. Aiutato da alcuni compagni di scuola (Glenn Buxton, Neil Smith, Dennis Dunaway e Mike Bruce) forma la sua prima band, gli Earwings (il nome è preso a prestito da una specie di minuscoli scorpioni d'acqua che, penetrando nel corpo attraverso i padiglioni auricolari, aggrediscono il cervello, uccidendo all'istante le proprie vittime).

Dopo lo scioglimento degli Earwings, Vincent non si diede per vinto e formò gli Spiders che, dopo qualche tempo, si trasformarono in Nazz. l'esistenza di una formazione omonima (guidata da Todd Rundgren) li costrinse però a cercare un nuovo nome. Lo trovarono, secondo la leggenda, durante una seduta spiritica condotta a casa del nostro: era quello di Alice Cooper, una strega di Salem bruciata sul rogo.
Phoenix non accolse con troppo entusiasmo la musica del gruppo, e così Vincent e i suoi compagni d'avventura caricarono strumenti e amplificazione su un furgone e si trasferirono verso la più promettente Los Angeles.
"All'epoca in cui uscimmo alla ribalta", racconta Alice, " L.A. era una città di pace e amore. E un chiassoso quintetto come il nostro, che sembrava uscito da un film di zombi, era del tutto fuori posto". Nella città degli angeli il gruppo realizzò comunque due album con l'etichetta di Frank Zappa, vero specialista in bizzarrie: entrambi i dischi si rivelarono però un solenne insuccesso. Forse avere un cantante con un nome di donna non era sufficiente per conquistare i favori del pubblico. Fu allora che Vincent decise di assumere del tutto i panni di Alice il pazzo, una sorta di nuovo Hyde dalla personalità brutale e sconvolgente, le cui canzoni dovevano prendere sempre più spunto dall'immaginario orrorifico, nutrendosi di follia e disperazione. Il pubblico californiano accolse però con ostilità ancora maggire questo nuovo comportamento scenico e il gruppo decise di trasferirsi a Detroit, città che aveva già conosciuto gli oltraggi degli Stooges, degli MC5 e dei Grand Funk Railroad. Con il singolo I'm Eighteen , una sorta di My Generation a uso e consumo delle nuove generazioni dei college americani, il personaggio di Alice Cooper si impose per la prima volta all'attenzione del pubblico, scalando rapidamente le classifiche. Grazie a un nuovo contratto con la Warner Bros, il disco Love It to Death (1971) divenne un successo strepitoso.

Usando le armi del travestitismo e dell'ambiguità sessuale (come faranno in seguito anche gruppi come i Kiss), dello scherno e dell'umorismo macabro, Alice costruì in breve tempo uno dei più sconvolgenti spettacoli dal vivo di tutti i itempi, dove cabaret e situazioni da grand guignol si sposavano perfettamente con il rozzo hard rock suonato dal suo gruppo. Riferimenti all'orrore cinematografico e omaggi agli E.C. Comics (di cui Alice è sempre stato accanito lettore) prendono uin posto sempre più preminente nel suo universo lirico e sul palco le canzoni diventano veri e propri happening teatrali. In Ballad of Dwight Frye, Alice, imprigionato in una camicia di forza, rende omaggio al semisconosciuto attore che interpretò la parte del folle Renfield nel Dracula di Browning; in Killer, invece, viene appeso a una mostruosa forca e impiccato. Con Billion Dollar Babies (1973), il nostro giunse in pochissimo tempo al primo posto delle classifiche americane di vendita.- Alice ei suoi compagni erano diventati famosi al pari dei Beatles: vendevano milioni di dischi in tutto il mondo, i concerti registravano regolarmente il tutto esaurito, avevano a disposizione quante limousines volessero e un intero Boeing che assomigliava, più che a un aereo, a una vera e propria città volante. In quel periodo Alice Cooper aveva già incassato qualcosa come 17 milioni di dollari: fu allora che il buon vecchio Vincent decise di riprendere il controllo del mostro che aveva creato.

Quando il gruppo si sciolse, nel 1975, Alice era ormai pronto per una carriera solista. Incise Welcome to My Nightmare e si imbarcò in un tour massacrante, apparentemente senza fine, durante il quale coltivò senza risparmio il suo alcolismo, con conseguenze debilitanti sia per il fisico che per la psiche. "Prima di cominciare ogni spettacolo", confessò in un'intervista, "diventavo nervoso. Avevo paura di vomitare sul palco. Ero diventato un rottame." Era come se Vicent, sempre più in ombra, usasse l'alcol come arma per distruggere Alice, per punirlo di aver preso possesso della sua anima e della sua esistenza. Però quando venne pubblicato Lace and Whiskey, nel 1978, non fu più Alice a comparire in copertina bensì Vincent, vestito come Sam Spade. E le nuove canzoni dimostravano che Vincent sembrava aver ripreso il suo posto, scacciando definitivamente la sua controparte, la maligna Alice. Infatti, neppure sotto tortura la vecchia strega avrebbe composto dolci ballate come Only Women Bleed, I Never Cry o You and Me. Ma a Vincent non bastava distruggere la leggenda: Alice doveva morire per sempre, anche se questo avrebbe significato la distruzione anche per sè. "Non volevo più lavorare", ricorda oggi l'artista. "Avevo solo voglia di bere e guardare la tv". Fortunatamente, comprese che la fine era tropppo vicina e decise di sottoporsi all'orrore reale di una cura disintossicante in un ospedale di White Plains. All'improvviso, tutto quello che Alice Cooper aveva cantato in passato, come la Ballad of Dwight Frye, diventò terribilmente reale. Probabilmente era stata la stessa Alice aa convincere Vincent ad affrontare la cura. In efetti tutto quello che gli importava era di poter salire di nuovo sul palco, per fare il suo show. E la disintossicazione era l'unico modo per riuscirci. Dopo la cura, Vincent e Alice stipularono una sorta di tregua e la "macchina da spettacolo" Alice Cooper produsse alcuni album senza infamia nè lode, firmati nè dall'uno nè dall'altra ma, piuttosto, da una qualsiasi pop star alla ricerca ossessiva di una nuova identità, un cantante di rock'n'roll come ce n'erano tanti, che tentava disperatamente di essere cattivo, senza però riuscirci. Perchè sia Vincent che Alice avevano di meglio da fare. Per esempio, restare sobri. Nel 1983, dopo un ennesimo soggiorno di trattamento al Camelback Hospital in Arizona, l'alcol cessò finalmente di essere un problema. Dopo 17 album e 14 anni di scellerata carriera, la coppia aveva bisogno di un po' di riposo. Alice si sedette a pensare nuovi stratagemmi per tornare forte e conquistare ancora il mondo. Nel frattempo lasciò che il tranquillo Vincent fosse se stesso, che si preoccupasse di tagliare l'erba del prato o di recarsi alle riunioni degli Alcolisti Anonimi.

Nel 1986, Vincent decise che era tempo di concedere nuova fiducia al suo amato-odiato alter ego. Era giusto, d'altronde, che le nuove generazioni conoscessero un po' di quella gloria che in passato avevba reso famoso Alice Cooper.
Il ritorno avvenne con una tournèe, intitolata significativamente The Nightmare Returns (L'incubo ritorna). Ma erano passati dieci anni, ormai, da Billion Dollar Babies e mentre Alice, sul palco, poteva ancora recitare brillantemente il suo ruolo di sinistro clown, in studio faceva fatica a tradurre le sue folli visioni su vinile. Era la ruggine di tutti gli anni passati in letargo. Dopo i discreti episodi di Constrictor (1986) e di Raise Your Fist and Yell (1987), Alice trovò la sua salvezza nell'incontro con Desmond Child, compositore di brani di successo e produttore di nomi come Aerosmith, Bon Jovi, Joan Jett e supervisore della colonna sonora di Shocker (1999) di Wes Craven. "Non peoccuparti dei testi o dell'immagine", furono le parole di Vincent, "voglio semplicemente che scriviamo qualche canzone". Da questa collaborazione nacquero album comne Trash (1989) e Hey Stoopid (1991). Dopo tutti quegli anni confusi e tormentati, era chiaro che Vincent e Alice, finalmente, avevano fatto pace. E Alice è tornato a far sentire la sua voce. Anche se follia ed eccessi del passato si sono attenuati, il suo amore per il macabro e il fantastico sono sopravvissuti, come dimostra The Last Temptation, l'album uscito qualche anno fa, nato da un'idea elaborata con Neil Gaiman, autore del fumetto cult Sandman, un'opera in grado di competere con la grandezza sinistra delle passate visioni...

"Oggi è veramente difficile spaventare il pubblico. Lo si può intrattenere facilmente ed è questo il motivo per cui uso ancora certi supporti scenici. Ma non si può terrorizzare chi ogni giorno viene bombardato da tonnellate di immagini violente. Il satanismo, poi, non mi piace perchè promuove i suicidi, i riti pericolosi. Quello che voglio fare nei miei spettacoli è sì spaventare la gente, ma allo stesso modo di un luna park. Venendo ai miei concerti è come se i ragazzi salissero su un ottovolante: si spaventano perchè lo vogliono e poi, alla fine, tornano a casa tranquilli"...