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Jah Wobble & Temple of Sound - Shout At The Devil
(Hertz Records
)
Jah Wobble bassista elettrico di fama internazionale da tempo si dedica a incrociare le tradizione moderne con quelle arcane, proponendo un sound elettronico dalle più o meno forti reminiscenze esotiche. In questo disco etichettabile come world music, talvolta la ritmica dub e techno ha il sopravvento sulle melodie orientale, laddove ad esempio la musica è strumentale ed è quindi priva delle tre cantanti (di volta in volta Nina Miranda, Shatin Badar e soprattutto l'eccezionale cairese Natasha Atlas). Il risultato è comunque avvincente sin particolare nei cinque brani vocalici sui dieci proposti.


Mangò - Voce me fala assim Silent Groove
Mangò (con l'accento, da non confondersi con l'omonimo cantante) è un quintetto italiano che si è specializzato in musica brasiliana: in questo disco infatti si ascoltano deici brani, metà dei quali celebri original (Jobim, Buarque, Djavan, Rosa, Menescal), gli altri composti dai leader della formazione, la cantante Silvia Donati e il chitarrista Ennio Righetti. Decisivo però sul piano orchestrale, anche il contributo della sezione ritmica, con il pianoforte sostituito dal vibrafono di Saverio Tasca, mentre Marco Cocconi e Nicola Marangoni suonano rispettivamente basso e batteria. E' interessante notare come oggi, a differenza di solo vent'anni fa, quando ad esempio la Vanoni cantava Moraes tradotto in italiano, ora i nostri si cimentano a scrivere versi in lingua portoghese, senza dubbio meglio adatta alla musicalità ora lieve ora intense delle varie musiche verde-oro, che in quest'album passano disinvoltamente dal samba alla bossa nova.

Cornelius - Point (Matador)
Cornelius è lo pseudonimo dietro cui si cela il giapponese Keigo Oyamada, personaggio a 360 gradi, che produce, compone e suona quest'opera a mo' di concept album: persino nel sound può a tratti ricordare i concept indissolubilmente legati alla stagione del prog rock, per via di una costante presenza del ritmo di una chitarra acustica, anche se poi nel mezzo Cornelius si butta a capofitto nell'elettronica con aperture a vari stili (tra cui anche il jazz carioca con la cover di Aquerela do Brasil).


Autori Vari - Mystic Groove Quingo (Nun Records)
Una bella antologia di suoni indiani mescolati ai moderni ritmi elettronici, con dieci artisti sia orientali sia euroamericani (spesso frammisti): Nitin Sawhney, Najma, Thievery Corporation, Black Star Liner, Stoppa & Nobby, Christophe Goze, Mc Sultan, Dzihan & Kamen, Radar, Omar Faruk Tekbilek. Le registrazioni sono comprese tra il 1995 e il 2000, ma la storia non è affatto nuova: già negli anni Sessanta si parlava di raga-rock e di indo-jazz, poi sono venuti l'hindi-pop e il bhangra, nonché le colonne sonore di Bollywood, a dimostrazione che tutto è possibile, persino intrecciare suoni così diversi e lontani, con risultati strepitosi.


Isole - Isole (Auditorium)
E' un originalissimo progetto di Massimo Cavallaro, Claudio Chianura e Massimo Mariani per la Compagnia di Navigazione sul tema delle Isole Eolie: dove brani in cui etnicità e avanguardia convivono magicamente grazie ad un sapiente dosaggio di suoni della natura, canti folkorici, impennate sperimentaliste, melodie plananti e voci di poesia tra il moderno e l'arcano. A tratti il disco sa evocare alla perfezione la bellezza unica al modo di questo arcipelago ricco di storia e di cultura al largo della Sicilia.


Durutti Column - Sporadic Recordings (Kookydisc)
Durutti Column è il nome di un gruppo di Manchester sorto nell'era del punk, ma con strategie musicali ben diverse: la band in pratica s'identifica da tempo con il solo Vini Reilly (1953) eccezionale chitarrista, stando anche semplicemente all'ascolto di questo doppio album (inciso rispettivamente nel 1989 e dieci anni dopo). E' un sound che sembra addirittura anticipare la new age, con brani strumentali iterati, dalle morbide armonie, anche se il virtuosismo un po' psichedelico di Reilly non è mai banale: anzi la padronanza dello strumento lo conduce a volte sulle orme del blues e del jazz, con risultati sempre interessanti.


Sussan Deyhim - Shy Angels (Crammed Discs)
Leggiamo attentamente il sottotitolo: "Reconstruction and Mix Translation of 'Madman of God' by Bill Laswell": in pratica il famoso bassista americano ha 'rifatto' il disco in cui la vocalist araba aveva cantato i poemi amorosi di Rumi, Saadi e altri maestri del sufi persiano, aggiungendo sopra la parte etnica una moderna struttura world, grazie al complemento di musicisti jazz, rock, folk, etnici, per un interessante risultato, dove l'antico melisma orientale si accompagna a ritmi e suoni attuali (talvolta trip-hop). Molti gli ospiti illustri nel progetto sia nuovo sia originale.



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Ulan Bator - Ok:Ko Ursula Minor (Audioglobe)
Ulan Bator è un trio francese di postrock, ossia di una tendenza che porta all'estrema dilatazione la sonorità elettrica, con un uso abbondante di chitarre e tastiere: se non fosse per l'uso della ritmica più greve e intensivo, ricorderebbe le esperienze progressive degli anni Settanta. Ci sono dunque lunghe parti solistiche e due brani strumentali su otto, a dimostrazione di come il gruppo sia difficile da catalogare. In tal senso può mettere d'accordo diverse tipologie di ascoltatori dal rock al jazz, appunto, fermo restando che il discorso musicale intrapreso è pur sempre degno della massima attenzione.


Juan Carlos Flaco Biondini - Live (Nemesi records)
E' un cantante e chitarrista argentino da anni residente in Italia e attivo sulla scena pop-rock emiliana. Tuttavia non dimentica le sue radici, pur modernizzandole. In questo album dal vivo allo Spazio Musica di Pavia, Flaco alterna tre suoi brani ad altri sei del repertorio latino-americano (Milanes, Carrilo, Plaza e due classici di Rodriguez): l'effetto generale è quello del tipico cantautore sudamericano, anche ottimo virtuoso sia all'elettrica sia all'acustica, in grado di assorbire positivamente le influenze più eterogenee: folklore, tango, rock, jazz, flamenco, nueva cancion.

Butthole Surfers - Humpty Dumpty Lsd Latino Buggerveil
Si tratta di un'antologia di inediti registrati tra il 1983 e il 1994 della band texana che esiste dal 1981 e che in Italia non è purtroppo molto conosciuta, anche se si tratta di un'eccellente formazione sperimentale, che in un certo senso prosegue il destrutturalismo alla Frank Zappa, mescolando allegramente svariati generi sonori (psichedelia, blues, jazz, noise, heavy metal) su un tessuto fortemente ritmato, talvolta in brani strumentali, a mo' di caotiche jam session.

Massimo Bubola - Il cavaliere elettrico (Eccher Music)
Massimo Bubola, già collaboratore di De André e De Gregori, è uno dei grandi cantautori nostrani, la cui popolarità sarebbe stata forse maggiore, se avesse concesso qualcosa di più allo show business come tanti suoi colleghi. Ma Bubola è rimasto un artista puro e anticommerciale e quindi riesce a permettersi dischi come questo, in cui emerge la stoffa del folksinger di ascendenza anglosassone, quasi un moderno cantastorie della nostra epoca, pur narrando in un tono epico quasi arcaico. Le sue canzoni sono veri e propri racconti, da voce e chitarra, anche se impreziositi da un ottimo accompagnamento rock dal vivo.

Matri Mia - Banda Jonica (Felmay)
E' uno straordinario progetto di world music italiana, questo disco-spettacolo, coordinato da Fabio Barovero, Roy Paci, Josh Sanfelici (ossia tre Mau Mau) assieme alla Banda Jonica, band di paese del profondo Sud, ma aperta alle soluzioni più estreme. In effetti quest'album ha dell'avanguardistico e al contempo del profondamente arcano, non solo per i suoni rituali che rimandano a tradizioni addirittura precristiane, ma per un'atmosfera tra il mistico e il pagano che emerge persino da alcune moderniste citazioni all'interno di motivi tradizionali. Le voci di Vinicio Capossela, Cristiana Zavalloni, Athur H e El Mono Loco conferiscono ulteriore prestigio a una Matri Mia epocale.

Electric City - Tambo Splasc(h)
Electric City è un nuovo gruppo italiano di fusion o jazz elettrico, con un'evidente propensione all'eclettismo sonoro, pur restando nei parametri estetici sopraindicati, fino a spaziare dal rap-jazz alla musica salsa. Il disco comprende undici brani, tutti orignal, scritti a turno dai componenti del gruppo (Ciancaglini, Cignitti, Ciminelli, La Fauci, Scardini, Valentini, che, se non fosse per l'elettrificazione, hanno l'organico del classico sestetto jazz) o da un paio dei sette ospiti presenti (tra cui spicca la voce di Gegé Telesforo).

Luigi Maieron - Si vîf (Eccher Music)
Cantare in dialetto in Italia è diventato sempre più difficile a partire dalla scomparsa dell'autentico folklore soppiantato dall'industria della musica leggera. A parte il Mezzogiorno, dove il passaggio dalla vecchia canzone napoletana al rock mediterraneo o ai suoni etnici è stato quasi indolore, al Nord rappresenta da sempre un problema, se proprio non si vuol fare del recupero filologico. L'arrivo su disco del carnico Luigi Maieron è una lietissima sorpresa, a dimostrazione di come anche un dialetto di un'area geografica limitata, può diventare espressione artistica universale, grazie non solo all'intrinseca musicalità, ma soprattutto all'intelligenza di chi lo usa. E infatti Maieron rifugge i folkorismi inutili, per fari sentire come autorevole folksinger carnico, recuperando, con sonorità quasi country blues, la ballata epico-narrativa in chiave moderna.

Ray Daytona & Googoobombos - Space age traffic jam
(Mad Driver Records)

Nonostante il nome, si tratta di una band italiana prodotta da Ugo Mazzia per un'etichetta indipendente. Il risultato è trascinante: uno stile indefinibile che fa pensare, con le opportune distinzioni, agli esperimenti di oltre trent'anni fa di Frank Zappa o Captain Beefheart: alla base di un rock and roll e di un boogie woogie fortemente riffati, si aggiungono di proposito strampalate, ironiche, dissacratorie citazioni di surf music, di lounge, di pop vacanziero, di jazz dozzinale.


© 2003 Guido Michelone - per gentile concessione dell'autore

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