NICK DRAKE: BRYTER LAYTER (Island)

Tracklist:
1. Introduction
2. Hazy Jane II
3. At the Chime of a City Clock
4. One of These Things First
5. Hazey Jane I
6. Bryter Layter
7. Fly
8. Poor Boy
9. Northern Sky
10. Sunday




nickdrake.net, un eccellente fan site con informazioni, discografie dettagliate e foto

nature's son, un sito con informazioni, discografia, foto, testi e alcuni interessanti file audio da scaricare

The Nick Drake Admiration Page, sito contenente un folto gruppo di links legati all'opera dell'artista



 
voi siete qui: drive index | musica | borderline: index | Bryter Layter

NICK DRAKE'S BRYTER LAYTER - impressioni su un'icona del nostro tempo...

Ci sono artisti, nella complessa e sempre imprevedibile storia della musica popolare, destinati a non godere della meritata considerazione per l'immenso valore artistico delle loro opere, artisti, autentici "pittori" del loro tempo, in perenne lotta con l'ignoranza e la supponenza della gente, gente non in grado di vedere o di "percepire", esseri umani stolti e bifolchi, con un grado di sensibilita' pari allo zero assoluto. E l'incomprensione è il vero, accertato comune denominatore della loro esistenza, così tragicamente, "sadicamente" in bilico tra gesti di disperata follia, e momenti di calma apparente e assoluta, dove nulla sempre presagire a un ritorno, improvviso ed assai sgradito, della loro antica nemica, una belligerante, incontrollabile, debordante e infinita solitudine.
Poi la Morte, intesa come divina entita' astratta, ma portatrice di benessere e pace eterna, in questo caso; quella "dolce", di certo non inaspettata cessata esistenza, simbolo metafisico di arcano e misterioso, magnetico quanto sinistro splendore.
Ed in questa ristrettissima "cerchia di artisti maledetti" occupa un posto di prim'ordine Nicholas Rodney Drake, in arte Nick Drake, una delle figure piu' enigmatiche e contorte che si siano affacciate nella pur breve storia della musica popolare del XX° secolo.
Nick incise solamente tre dischi: Five Leaves Left, nel 1969, Bryter Layter, nel 1970, e un'ultima opera, Pink Moon, nel 1972. Dopo, l'oscurita', l'oblio, la perdita nel vuoto; uno sperduto, impercettibile senso di acuta, "mortale" malinconia, unita a una disillusione e una rabbia soffocata da un indicibile dolore, quel dolore che nessuno sembrò capire e che avrebbe portato Nick in alto, verso quel Cielo dove ora starà regnando, padrone di un Eden che lo ripagherà di tanta indifferenza e disinteresse sopportati durante la vita terrena.
Come detto, Nick incise tre album; io ho scelto Bryter Layter, in quanto lo ritengo il più affascinante, e, se possibile, il più accessibile dei tre, ideale punto di tramite tra il precedente e il successivo lavoro.
Le tracce presenti in Bryter Layter si rivelano autentici "dipinti dell'anima", pedissequamente sull'orlo di un gusto per la rassegnazione, sorretto mirabilmente da un eterno, calibratissimo sospiro, a cui fungono da perfetto complemento le ariosità, imponenti, ma mai invadenti, di arrangiamenti curati al millimetro, che altro non sono che una trasposizione, insieme ai testi dall' intensissima liricità, dell'animo contorto e turbato del Nostro.
L'introduzione del disco ci detta subito le coordinate dell'opera, struggente e intrisa di conturbante, abissale malinconia, quasi un pianto, trattenuto e lievemente soffocato, di un uomo in conflitto con se stesso, abbandonato a un percorso di probabile autodistruzione, che nessuno naturalmente "vede" o dimostra di saper comprendere.
Irrompono di seguito i fiati emotivi di Hazey Jane II, e la voce di Drake gioca sospesa tra eterno vuoto malinconico ed attimi di breve, fugace e ingannatrice speranza, una speranza di follia "votata" alla Dea cosi' apparentemente irraggiungibile, ma verso la quale sente un drammatico bisogno di comprensione e amore, un amore che non troverà mai compimento.
At the Chime Of a City Clock rasenta il puro magnetismo sonoro: la voce "silenziosa" e garbata di Drake si appoggia, in questo frangente, su un'atmosfera di surreale fascino condita da irreale innocenza, mentre il suo ego bistrattato compie un viaggio dall'immenso candore, un viaggio verso, forse, un mondo sconosciuto dove Nick si sente protetto e "salvato", tolto dalla bieca, eccessivamente dogmatica realta'.
Nell'ascoltare le tracce di questo LP si ha quasi sempre l'impressione di vivere una giornata piovosa, in bilico tra Autunno e Inverno, un giorno di plumbeo grigiore ma dall'incauto fascino, speso a guardare alla finestra,"macchiata" da dolci gocce, le foglie cadenti ed i lampi intersecarsi l'un con l'altro. E vicino a noi una ferrovia abbandonata, davanti alla quale Nick trascorre giorni e giorni in attesa che il "suo" treno giunga e lo porti in salvo..... One of These Things First è un felice connubio di ariosa felicità e sottilissima ma mai autoindulgente malinconia, e rappresenta uno dei vertici creativi di Drake. Un piano "da camera" svolge un ruolo di assoluta rilevanza ed è un po' la "continuazione" della sensibilità vocale di Nick. I should have been one of these things first, un sentimento di incompiutezza, di tragico "avrei potuto ma ora non potro piu'..." - espressamente dedicato a tutti coloro persi in un vortice di follia ed incomprensione, "divorati" dal loro stesso destino..... Segue Hazey Jane I, a mio parere la traccia piu' intrigante del disco: una soffice, "strozzata" dichiarazione d'amore, sottolineata dalla voce "decadente" e "piangente" di Drake, all'interno della quale la malinconia è all'inseguimento della malinconia, e il cielo è ancora grigio e tetro, sporadicamente illuminato da un timido raggio di sole. I complessi, ricercati arpeggi della chitarra sembrano appartenere a un passato non del tutto chiaro, ma terribilmente attraente e fascinoso. Una musica di inarrivabile fascino e profondità.
Il secondo lato dell'opera è il meno accessibile ma non privo di appeal, come dimostra la struggente e avvolgente Poor Boy, impreziosita da accenti di stampo gospel; si avvertono squarci di levigata felicita' e ritrovata serenità, in felice antitesi alle "grigiosità" delle prime tracce. La solitudine è figlia diretta di Nick Drake, ma lo spessore dell'artista è tale da non risultare patetico nelle sue personalissime rappresentazioni, non dando mai l'impressione di abbandonarsi ad un'auto-indulgenza solitamente attentatrice, una volta caduti in un'ingovernabile ed inconvertibile depressione. L'abilità principale di Drake sta nell'aver saputo rappresentare e "rappresentarsi" sotto forma di soggetto lontano, lontanissimo dalle regole societarie, erigendosi a Principe Incontestato della Solitudine, una solitudine che ha sempre funto da motore creativo per l'anima dissestata ed eternamente turbata dell'artista inglese. E tutto questo calvario di colori, luccicanze, ombre e spiragli improvvisi di luce vengono riflessi nell'arte e nei dischi di infinita bellezza di Nick Drake.
La classicita' delle sezioni orchestrali (e qui l'influenza in qualità di produttore di John Cale è più che mai avvertibile), lo spiegato e, al contempo, controllatissimo uso di ottoni, in aggiunta alla voce eterea, sospesa, elegantissima di Drake completano il processo, conferendo a Bryter Layter un perfezionismo ed una profondita' artistica raramente riscontrabili in altre opere del nostro tempo.
Nick Drake incidera' un altro, straordinario capolavoro, Pink Moon, che, purtroppo, non solo segnerà il suo culmine artistico, ma anche il suo (annunciato?) epitaffio. Due anni ancora, spesi fra dosi massicce di solitudine, netto abbandono della realtà e una regolare, "maledetta" indifferenza da parte di un tempo che stentava a riconoscerlo e a comprenderlo compiutamente, poi la morte, quasi predetta nelle sue canzoni, quasi la "volesse" a tutti i costi, onde liberare se stesso da un fardello dal quale non sarebbe riuscito a sfuggire se rimasto in vita. Un fardello di nome Nichola Rodney Drake.
E come era già capitato a geni non riconosciuti dal proprio tempo e dalla Società in cui erano cresciuti (valga per tutti l'esempio di Van Gogh, morto povero, triste e senza riconoscimenti), per Nick Drake si sarebbe aperta una nuova "via", la "Via per l'Eternità". Eternità che raggiunse nella notte tra il 24 e il 25 Novembre del 1974, si dice, per abuso di psicofarmaci (voluto o non voluto questo non è dato saperlo).
Nick aveva solo 26 anni e quella mattina non avrebbe più aperto gli occhi. Il suo "volo" era appena iniziato, e il Mito di Nick Drake definitivamente nato...e gli angeli lo avrebbero accolto e accudito tra le loro braccia.....
Per sempre.

© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore

 drive index | musica | borderline: index
drive magazine � Copyright 1999-2004 Stefano Marzorati | a True Romance Production