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Schegge sonore...

20 Ottobre 2006

Astrophagus - "Casualite" (Helmet Room Recordings - 2006) recensione di Giovanni Carta

La disperazione, i piccoli e grandi fallimenti della vita quotidiana, un insanabile senso di smarrimento: questi sono i temi principali di Casualite, esordio discografico degli Astrophagus, band americana formata dai fratelli Jason e Joshua Cain dopo una serie di esperienze personali alquanto amare, storie di solitudine, alcol e amori conclusi nel nulla. Gli undici brani di Casualite prendono dunque la forma di tormentate schegge sonore esistenziali dalla forma semplice ed immediata (il brano più lungo, Danforth,non raggiunge i sette minuti), anche in questo caso è rispettata la recente tendenza a rielaborare atmosfere e sonorità new-wave del passato, insieme ad una certa predisposizione verso l'elettronica e una tagliente aggressività sprigionata da chitarre nervose e acide. I brani si alternano seguendo stili piuttosto eterogenei, dalla tetra ballata gotica di Riverside a pezzi strumentali dal sapore electro-industial come The Risk of Birth Defects, Threshold e ATM sfiorano la dimensione della ballata folk acustica mentre tracce indie si scovano nella relativa semplicità di canzoni prettamente rock come Danforth e Pigeondust. Attualmente gli Astrophagus non sembrano mostrare una personalità ben definita, indecisi se intraprendere definitivamente la strada dell'indie rock (privo comunque di potenzialità innovative) oppure se approfondire l'aspetto più ostico e sperimentale della loro musica, rappresentato specialmente nelle interessanti velleità di una musica elettronica tutt'altro che pacifica...