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Daimonji - "Improg" (Poseidon/Musea-2003)

Il Giappone è davvero uno strano paese, in grado di sfornare sia decine di gruppettini pop della peggior specie (in confronto, certi nostri esponenti del kitch musicale italiano sembrano dei novellini!) che, allo stesso tempo, un buon numero di coraggiosi quanto impavidi sperimentatori/musicisti alieni alle regole predefinite dal music-business. I Daimonji si potrebbero definire come una sorta di super trio formato da tre autorevoli quanto imprevedibili musicisti della scena nipponica più estrema e sperimentale: il tastierista Hoppy Kamiyama oltre ad aver suonato in un buon numero di bands diverse è anche il fondatore di una label culto come la God Mountain, il bassista Mitsuru Nasuno è stato membro fondatore dei Ground Zero, mentre il batterista Tatsuya Yoshida è la colonna portante dei Ruins.Da un simile terzetto di musicisti non ci si poteva spettare nulla di particolarmente accomodante e la scelta di proporre un cd d'esordio contenente quattro lunghi brani, interamente registrati dal vivo, appare piuttosto interessante, soprattutto quando la musica, come in questo caso, è ben lontana da qualsiasi proposta artistica facilmente commerciabile. In bilico fra umorismo, delirio e rigore stilistico i nostri tre giapponesi si comportano come degli autentici funamboli sonici in continuo movimento, frenetici sino allo sfinimento ed inventivi quanto basta per mantenere desta l'attenzione dell' incauto (?) ascoltatore.Come si può dedurre dal titolo di questo cd, le composizioni sono del tutto improvvisate: se le parti vocali schizoidi e parodistiche ci fanno pensare soprattutto ai Magma, la musica è un aggressivo e disturbato calderone psycho-jazz rock, dominato dalle eccellenti tastiere di Kamiyama e sorretto da una turbolenta e potente sezione ritmica. Cosa dire di più, i Daimonji potremmo etichettarli in tante maniere diverse, zeuhl, r.i.o, space-jazz-rock, avant-garde o quant'altro... al di là delle definizioni, e benchè possano apparire un tantino indigesti, può valer davvero la pena fare la loro conoscenza, l'essenziale è avere un minimo di spirito d'avventura!


© 2004 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore


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