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Margareth - White Lines
(Macaco Records - 2010)


Questo piccolo disco sembra realizzato apposta per solleticare l'appetito degli appassionati dell'indie rock nostrano, che va (andava?) ancora per la maggiore nei circuiti della musica indipendente (e non solo) italiana... l'approccio formale di questi ragazzi veneti ad un primo ascolto sembra piuttosto corretto, fra le righe del genere: voce compassata e profonda, sonorità indie da manuale ed un'atmosfera abbastanza depressa e disagiata, come da manuale... tutto sommato comprensibile, visto che questo White Lines è il primo disco dei Margareth. Però, al di là delle prime sensazioni superficiali, si possono apprezzare dei brani che riflettono anche una certa personalità ed un talento che va ben oltre il semplice e dilettantistico compitino indie. Attraverso una struttura rock scarna e dai tratti tipici del folk urbano e decadente d'oltreoceano, retaggio dovuto probabilmente anche dalle esperienze di studio newyorkesi del batterista Niccolò Romanin, i Margareth hanno il pregio di lavorare piuttosto bene sugli arrangiamenti e sulle aperture strumentali, arricchendo una struttura musicale folk rock abbastanza canonica con gradevoli orpelli sonori e atmosferiche contaminazioni jazz, dovute grazie al multistrumentista Alessandro Fabbro: un pianoforte romantico e decadente, come anche lo struggente suono di una tromba conferiscono ai brani un'intensità ed eleganza davvero particolare. Le influenze per i Margareth sembrano in effetti parecchie, dai Beatles ai Velvet Underground, passando per i Calexico e l'oscuro melodramma dei Black Heart Procession, qualche tocco brit-pop ed una non disprezzabile vena acida che si percepisce durante i 34 minuti del cd. E l'appartenenza alla Macaco Records contagia i Margareth di quel tocco stravagante e teatrale caratteristico dei Grimoon, non a caso la deliziosa "In Love With a Freak" è suonata con la partecipazione al violino e sega musicale da Alberto Stevanato e Andrea Iseppi; probabilmente il brano migliore del cd, insieme allo scheletrico e narcotico folk rock di "Horizon", l'incedere doloroso e romantico di "Night Talker", la malinconica sensualità strumentale di "Thinkin' About Sex" e la ruvida desolazione folk-corale di "The Gate" (un pò alla R.E.M.). Insomma, "White Lines" non è solo l'ennesimo disco "indie" appartenente una scena che ormai rischia di essere satura e stanca, i Margareth hanno dato prova di saper scrivere canzoni convincenti e di un certo spessore... come inizio quindi mi sembra più che discreto. In futuro non sarebbe male se mettessero da parte certe tendenze brit-pop un pò frivole (ed ormai datate) per lasciare pienamente spazio alla loro inclinazioni creative più impegnate e d'autore.

il sito della Macaco Records

© 2010 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore


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