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Steve Unruh - “Song to the Sky” (autoprod. 2005)

Una delle ultime tendenze del music business consiste nella riscoperta delle ballate acustiche, il folk-rock… ovviamente sono anni che nell’ambiente sotterraneo decine di gruppi e musicisti si muovono in tale ambito, però senza aver avuto il supporto di una grossa label discografica. Steve Unruh, unico autore ed esecutore delle proprie composizioni, si muove nel mondo della musica da circa una decina di anni e il suo primo disco, intitolato Belive, è stato pubblicato nel 1997. Nel suo sito web, Unruh definisce la propria musica come progressive folk-rock: con un pizzico di sensibilità pop contemporanea molto americana, la definizione rende piuttosto bene l’idea del tipo di brani che compongono Song to the Sky. Oltre a essere un buon chitarrista, Steve se la cava bene con la batteria, il violino e il flauto, tutti strumenti utilizzati ampiamente per la realizzazione dei brani. In Song to the Sky si alternano ampi spazi strumentali a episodi cantati dallo stesso Steve: il massimo sforzo compositivo di questo disco è rappresentato forse da una suite omonima di oltre venti minuti, una composizione strutturata sui modelli popolari del rock anni settanta, con ampi riferimenti agli Yes e Jethro Tull. Il restante repertorio è formato da docili ballate e gradevoli brani strumentali, composizioni che riflettono lo spirito riflessivo e introspettivo dell’autore. Sebbene, nel complesso, Song to the Sky possa suonare un po’ naif, con alcuni frammenti di grande ispirazione e attimi di ingenuità (… le parti vocali di Steve sono ancora un tantino acerbe, un po’ troppo mielose…), il disco merita sicuramente più di un attento ascolto.

Per contatti e info: www.steveunruh.com



© 2005 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore


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