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Stefano Marzorati 2010

 

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2 giugno 2010

Cartoline dall'inferno: la dannazione come forma di estremo divertimento...

Nel corso degli anni Sessanta tre personaggi, in particolare, aggiunsero nuova pazzia al rock'n'roll, attraverso i loro gesti sguaiati e una vena profondamente demenziale. Naturalmente il loro folle operato era destinato a essere oscurato dalle successive gesta dei nuovi eroi dell'eccesso degli anni Settanta, gente come Alice Cooper, David Bowie, i Genesis e altri artisti che seppero coniugare teatralità e musica. Tuttavia questa considerazione non mette minimamente in discussione il valore e il fascino duraturi delle loro gesta.

Screamin' Jay Hawkins, Screamin' Lord Sutch e Arthur Brown amavano offrire di loro stessi l'immagine di figli del demonio, studiata in parte a tavolino, e giocarono disinvoltamente con quei concetti di male e di peccato per i quali il rock'n'roll era stato spesso accusato, e condannato, dai benpensanti. In realtà, grazie a loro il rock'n'roll iniziò a prendere confidenza, in qualche modo, con il lato oscuro dell'esistenza, apprendendo come trasformare in farsa anche la più cupa tragedia. Erano guitti e come tali si comportavano. Quasi fossero personaggi secondari di commedie televisive di basso livello, trasmesse a tarda notte e prodotte all'inferno, questi tre individui si pavoneggiavano con buffi giocattoli, con smorfie bizzarre e risate folli, e, soprattutto, mostrarono una predilezione spiccata per il fuoco. I loro momenti di gloria furono piuttosto brevi e il loro destino fu quello di ritrarsi inesorabilmente in quella oscurità dalla quale erano venuti e dove continuarono a nutrirsi di vane speranze in un ritorno sulla scena.

Dei tre fu Screamin' Jay Hawkins il primo a guadagnarsi l'attenzione del pubblico. Nativo di Cleveland, Ohio, Hawkins era stato in precedenza un pugile di poche speranze. Un giorno decise di mettersi a scrivere ridicole canzoni sul voodoo e sull'alcol. Sulla scena si presentava generalmente vestito con un nero mantello a forma di ali di pipistrello, agitando un teschio infilzato su un bastone di legno. Di solito veniva portato sul palco da alcuni inservienti, sdraiato in una bara fiammeggiante, la stessa in cui ritornava per uscire di scena. Questo espediente gli procurò qualche problema con la National Casket Association, che lo accusò di prendersi gioco dei defunti. Come risultato Hawkins dovette procurarsi le bare da solo, visto che nessuna impresa di pompe funebri era più disposta a noleggiargliele.
Con la splendida I Put a Spell on You Hawkins giunse a un passo dal successo: le urla e i lamenti satanici che costellavano il pezzo, però, sembrarono eccessivi ai disc-jockey radiofonici e a nulla valse una nuova versione accorciata del brano. I Put a Spell on You rimase, dunque, suo malgrado, un pezzo maledetto. In effetti Hawkins non riuscì mai a ottenere un vero e proprio successo in classifica. Forse era proprio questa sua immagine comicamente minacciosa a susci-tare la perplessità del pubblico, che continuò a considerarlo una specie di bizzarro scherzo, ignorando quel baritono potente e quello stile da urlatore blues che erano invece parte importante del suo personaggio. In un'intervista rilasciata a Nick Tosches nei primi anni Ottanta, confessò: "Sono stanco di essere un mostro, voglio cantare sul serio". Le sue preghiere rimasero inascoltate: nel 1981 aprì il concerto dei Rolling Stones al Madison Square Garden di New York, ma gli Stones, in ricordo dei bei tempi passati, gli chiesero di rifare il numero della bara e tutto il repertorio che lo aveva imposto all'attenzione fin dall'esordio. Successivamente tentò una tournée tutta sua in cui trucchi e magie vennero messi da parte. Ma il tutto si risolse in un mezzo fiasco: per la gente lui rimase il "cantante voodoo nella bara". Nel 1989 fece una simpatica apparizione nel film di Jim Jarmusch Mystery Train, e fino alla sua morte continuò ostinatamente a fare registrazioni e a tenere concerti, con scarso profitto.

Screamin' Lord Sutch fu il successivo. Nel 1958, in Inghilterra, formò la sua band, i Savages, tra le cui file, negli anni successivi, sarebbero apparsi personaggi del calibro di Jeff Beck, Nicky Hopkins e Jimmy Page. Anche Sutch amava essere portato sul palco in una bara. Il suo intento era quello di spaventare i teenager proponendosi, ingenuamente, come una sorta di Jack lo Squartatore del rock'n'roll, ma gli esiti furono sempre piuttosto fiacchi e, talvolta, involontariamente ridicoli, come quando indossò un'asse da cesso come cappello (Satana stesso, nelle profondità del suo regno, deve aver sogghignato davanti a questa trovata).
Quando i suoi vecchi compagni d'avventura diventarono famosi lo aiutarono a tornare alla ribalta con un album, Lord Stitch and Heavy Friends, che non ottenne grossi risultati. Oggi, Lord Sutch rimane una figura largamente dimenticata. Un freak sopravvissuto alle mode e ai cambiamenti, in maniera un po' patetica. Soltanto la sua morte, avvenuta qualche anno fa, lo ha fatto salire agli onori delle cronache, per qualche istante. La copertina di uno dei suoi ultimi dischi lo presentava vestito con il consueto cappello a cilindro, un coltello insanguinato in una mano e, nell'altra, una borsa di cuoio da chirurgo, mentre cammina con fare vagamen-te minaccioso per la strada. Nel disco Sutch rivisita tutti i classici più popolari del suo repertorio: Scream and Scream, All Black and Hairy, Jack the Ripper, Murder in the Graveyard, con la solita verve macabra e surreale, confermandosi quel personaggio di culto che influenzò le attitudi-ni orrorifiche di personaggi come Rudi Protrudi e i Cramps.

Il terzo personaggio del gruppo, Arthur Brown, apparve alla fine degli anni Settanta. A lui toccò l'ingrato compito di scrivere l'ultimo capitolo di questa sgangherata saga di orrore e risate. Con il suo gruppo, i Crazy World of Arthur Brown, portò al successo (secondo posto in classifica) la canzone Fire, nel 1968, che si apriva con un provocatorio ruggito: "Sono il dio del fuoco dell'inferno e vi porto... fuoco!" Sulla testa, durante gli spettacoli, Brown indossava un elmetto elaborato dal quale eruttavano fiamme, mettendo costantemente a rischio la propria incolumità e quella del suo pubblico. Scoperto da Pete Townshend, Brown continuò a registrare album negli anni Ottanta, approdando all'elettronica sperimentale. Apparve anche nella versione cinematografica di Tommy, realizzata da Ken Russell nel 1975.
Ora vive a Austin, nel Texas, dove sembra che gestisca una piccola impresa di carpenteria e verniciatura di esterni assieme a Jimmy Black, in precedenza membro delle gloriose Mothers of Invention di Frank Zappa.


Alcune verità comunemente accettate di cui dubitare fortemente secondo Screamin' Jay Hawkins...

"I bianchi non hanno il blues - Bill Haley aveva il blues e così anche Carl Perkins ed Elvis Presley.
"L'uomo bianco è superiore e l'uomo nero puzza - non ho mai visto un'ascella nera in uno spot commerciale tv sui deodoranti.
Sam Cooke venne ucciso dalla manager di un motel, che pensava che lui stesse per derubarla - Sam Cooke venne ucciso dalla Mafia. Tutto quello che fece fu di dare la caccia, mentre era in mutande, a una ragazza che gli aveva rubato il portafogli, e quando entrò nell'ufficio quella donna nera gli sparò. Fu tutta una messinscena. Sam Cooke combatté il sistema: stava guadagnando troppi soldi e quando un uomo di colore diventa così importante ci deve essere un bianco dietro di lui. Ma Sam non voleva un manager bianco."