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19 giugno 2010

Mosaico d'Europa Film Fest
Festival del Nuovo Cinema Europeo

Ravenna, 19-24 aprile 2010
visto da Maurizio Principato

“Un Fest come il Mosaico d’Europa ha il merito rilevante di consentire la visione di film ‘invisibili’, cioè inediti nel nostro paese e destinati a rimanere tali con poche eccezioni che dovranno tuttavia scontrarsi con le strozzature e la mancanza di spazi adeguati in un mercato, qual è oramai quello nostrano, avaro di produzioni indipendenti o fuori dagli schemi”. Nelle limpide parole di Mario Lorini, presidente della FICE – Federazione Italiana dei Cinema d’Essai, è racchiuso l’intento fondamentale di un eccellente Fest che, nello scorso aprile, ha festeggiato la quarta edizione. Celebrazioni e festeggiamenti a parte, ciò che conta è che anno dopo anno le iniziative degli organizzatori incontrano consensi crescenti e richiamano un folto pubblico composto da cinefili appassionati, spettatori selettivi e neofiti curiosi. Tutte le pellicole ‘invisibili’ (per dirla con il citato Lorini) proiettate sono state scelte scrupolosamente dal Direttore Artistico Alberto Achilli, dal Direttore Organizzativo Alberto Bucci e da Mario Mazzetti. Grazie al loro impegno il Mosaico d’Europa Film Fest di Ravenna è diventato uno dei maggiori eventi cinematografici primaverili internazionali. Un appuntamento che nasce dall’amore per il cinema di qualità, dall’attenzione per le evoluzioni della cinematografia indipendente e, non ultima, dalla volontà di mantenere viva l’attenzione di un pubblico che, pur non disdegnandole, proprio non si accontenta delle proposte che affollano le sale di tutta Italia.
L’ottimo lavoro di Achilli, Bucci e Mazzetti – che nei giorni del Fest hanno entusiasticamente speso ogni energia per dare informazioni e indicazioni tanto a gli addetti stampa presenti quanto al pubblico che affluiva nella sala che il CinemaCity di Ravenna riserva al Fest - ha beneficiato del sostegno e del supporto di una struttura operativa agile, dinamica ed efficiente che comprende l’Ufficio Stampa (curato da Erika Baldini e Marta Proietti) e la Segreteria Organizzativa (composta da Erika Baldini, Ilaria Zanzi, Dario Procopio e Fabio Sbaraglia).

Mosaico d’Europa Film Fest, ovvero: una settimana di proiezioni – dal 19 al 24 aprile 2010 – per un totale di 22 film inediti o quasi, un concorso cinematografico europeo, eventi speciali dedicati a Claude Chabrol (presente con “Bellamy”, interpretato da Gerard Deopardieu), Agnés Varda (regista del bio-documentario “Les Plages d’Agnés”) e Werner Herzog (autore del recentissimo “My Son, My Son, Wgat Have YeDone”, film insulso e sconclusionato quando non irritante), omaggi all’opera di Gian Vittorio Baldi e Svetlana Proskurina, infine uno sguardo esaustivo all’opera del regista danese Nicolas Winding Refn, che nel 2009 ha acquisito una discreta notorietà (nel mondo ma ovviamente non in Italia, se si esclude il Fest del Cinema di Venezia) con gli esplosivi “Bronson” e “Valhalla Rising”.
Nicolas Winding Refn è un regista dal gusto spiccatamente nordeuropeo e, nel suo cinema, non mancano una compiaciuta attrazione per il grottesco e una tensione verso il realismo più crudo, nonché per la ricerca di quella bellezza e di quella poesia scarnificata che si nasconde negli anfratti più squallidi e oscuri della società. Il ciclo “The Pusher” è il manifesto di Refn ed è proprio questa serie di tre film ad averlo reso celebre, oltre a dargli credito presso i produttori cinematografici europei. Ma è opportuno spendere qualche parola sui due film sopra citati, che ben rappresentano il presente espressivo di Refn e anticipano in qualche modo le mosse imminenti o di là da venire.
Bronson è la storia di Michael, un giovane detenuto che vive, usa o subisce la violenza per conoscere o ridefinire se stesso, per esplorare i significati e i limiti imposti dalle regole, per sovvertire ogni ordine precostituito, per innescare o provocare i cambiamenti. Il percorso affrontato da Michael è un viaggio all’inferno dove il protagonista non diventa mai vittima o carnefice ma, come un attore solo sul palcoscenico, decide ogni azione senza pentimenti o rimorsi, spingendo ogni volta in avanti il limite.
Valhalla Rising
è il viaggio dell’invincibile guerriero One-Eye (muto, orbo, dai modi brutali ma con un codice morale privo di ambiguità) e del suo giovane compagno di avventura Are, entrambe alla ricerca del Valhalla o, forse, diretti al cuore di ogni mistero. Refn ha detto: “One-Eye è un’icona, un monolito, una sorta di figura mitologica. È una figura mandata dal destino, viaggia insieme alle persone e le conduce, a loro volta, verso il loro destino. Il viaggio di One-Eye è personale, è un’esperienza che lo segna profondamente perché lo fapassare da schiavo a guerriero, poi a dio e a uomo. Quando avevo cinque anni mia madre mi regalò un fumetto che raccontava di un padre e di un figlio che si imbarcavano per un viaggio sulla luna. Ma in una caverna scoprivano una bara umana. Credo che da questa immagine sia nata tutta la mia ossessione per l’ignoto, che è una forza trainante della mia opera”. (continua)