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2 giugno 2010

American Pie 2: prima del diluvio, ovvero la seconda caduta del rock'n'roll...

"C'è sangue nelle strade. Arriva ai miei fianchi. Sangue nel mio amore. Nella terribile estate."
Jim Morrison


Il 1970 fu l'anno in cui la parola rock'n'roll divenne un termine quasi imbarazzante, troppo dolorosamente reminiscente di quella gloria e di quell'ardore adolescenziale che sembravano ormai irrimediabilmente perduti. Nella seconda metà degli anni Settanta, dopo l'invasione del pop britannico e l'avvento di Bob Dylan, l'utilizzo sempre più diffuso delle droghe e il nascente movimento di protesta contro la guerra nel Vietnam diedero forma a una nuova categoria di bohémien urbani, quella degli hippie. Contemporaneamente, la musica che era nata dall'incontro dell'energia del blues con le strutture collaudate della canzone country iniziò a essere definita semplicemente come rock. Dopo il festival di Monterey, nel 1967, la nuova "estate dell'amore" sembrò dominare la scena e fu in quel periodo che i primi due album davvero importanti classificabili come rock, Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles e il disco omonimo di debutto dei Doors, finirono in cima alle classifiche, rimanendovi per alcuni mesi e inaugurando così un nuovo corso nel campo della musica commerciale.

Il nuovo rock era infatti profondamente diverso dal vecchio rock'n'roll: non solo trovava la sua espressione più completa nella formula dell'album, invece che in quella del singolo, come era avvenuto in precedenza, ma nutriva una maggiore empatia con il blues, ripudiando apertamente ogni sua connessione con il country. I Cream furono probabilmente il miglior esempio di questo nuovo trend e aprirono la strada alla riscoperta di bluesman fino ad allora sconosciuti come Muddy Waters, Howlin' Wolf e B.B. King.

I musicisti che trasformarono Haight Ashbury nel loro quartier generale ideale erano uniti dalla comune passione per il blues, da una nuova, acerba coscienza politica e, soprattutto, da una certa autoindulgenza.
Big Brother and the Holding Company, guidati da Janis Joplin, i Canned Heat, i Jefferson Airplane, i Buffalo Springfield e i Quicksilver Messenger Service furono tra gli esponenti più capaci di questa nuova onda. Molti di loro suonarono a Monterey e, due anni dopo, anche al festival evento di Woodstock. Questi due avvenimenti, in un certo senso, marcarono l'inizio e la fine di un'era. Un'era che sembrò arrivare brutalmente alla sua fine con la seconda serie di spettacolari morti "rock'n'roll", il cui impatto sui primi anni Settanta ebbe lo stesso effetto di quello esercitato, in passato, dalle vicende di Chuck Berry e Jerry Lee Lewis e, soprattutto, dalla scomparsa di Buddy Holly. Ma le morti di Brian Jones, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison espressero una svolta molto diversa. I protagonisti della prima ondata del rock'n'roll era stati, in qualche modo, complici del loro destino.
Scegliendo, infatti, il rock'n'roll come strada da percorrere verso un'esistenza celebratoria e al di fuori delle norme troppo ristrette della società, questi personaggi si erano dichiarati disposti a pagare il prezzo, anche quello più estremo, di questa loro scelta di carriera. E fu proprio questa sorta di consapevolezza tragica che conferì alle loro vicende tanto potere. Certo, anche i musicisti degli anni Sessanta avevano osato sfidare la morte ma, quando iniziarono a cadere sul campo, vennero considerati, più che altro, come vittime innocenti di una guerra ingiusta.

L'assassinio di Kennedy aveva mutato radicalmente l'atteggiamento della gente e così, al pari dell'episodio di Dallas, le cosiddette morti della controcultura vennero percepite quasi come il risultato funesto di vere e proprie cospirazioni ordite da misteriose e potenti forze esterne e occulte. E questa credenza si radicò profondamente anche quando contrastava apertamente con l'evidenza dei fatti: Hendrix, la Joplin e Morrison erano morti per mano propria, sebbene accidentalmente, per cause legate al loro consumo di stupefacenti. Nonostante questo, tale era il potere acquisito dalle tesi cospirazioniste che iniziarono a sorgere spontanei assurdi interrogativi sul significato di queste nuove morti: Mick Jagger e Keith Richards (d'accordo con Satana) intendevano togliere di mezzo per sempre lo scomodo Brian Jones? Nixon e la CIA volevano cancellare la minaccia di una rivoluzione giovanile eliminando sistematicamente i suoi eroi più oltraggiosi e popolari? E' difficile credere che Morrison morì per ragioni politiche: il cantante dei Doors, al pari di altri, fu piuttosto una vittima della sua smania di successo e di un atteggiamento onnipotente che andava sempre più distaccandosi dalla realtà. Volere il mondo e volerlo subito si rivelò, alla fine, una strategia del tutto letale.

Gli anni Settanta, inoltre, segnarono il ritorno al potere delle grandi compagnie discografiche e il declino di quelle indipendenti. Se in molti modi il potere fondamentale del primo rock'n'roll era stato negato, deriso e annacquato dalla nascita del pop commerciale e compromesso dei primi anni Sessanta, ora l'avvento del rock offrì ai manager il perfetto sostituto: i profitti ricavati dagli album erano decisamente maggiori di quelli procurati dal mercato dei singoli e i nuovi gruppi, con la loro immagine ribelle, diventarono subito facilmente vendibili.
Così i musicisti di questa seconda ondata non furono tanto vittime di una ragnatela di complotti governativi, quanto dello star system commerciale al quale si erano sottomessi.