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2 giugno 2010

La fine dell'innocenza: chi ha ucciso Bobby Fuller? (un'altra versione sulla morte del rock'n'roll)

"Ti amo tanto
voglio che tu lo sappia
Ti dico, cara che non ti lascerò mai."
"I Love You So", CROWS


La mattina che l'idolo del rock'n'roll Bobby Fuller non tornò a casa sua madre, Loraine, si svegliò ansiosa. Sbirciando dalla porta d'ingresso dell'appartamento di Bobby al numero 1776 di North Sycamore, proprio sopra la collina del Grauman's Chinese Theatre, la donna notò che la sua Oldsmobile blu, che il figlio aveva preso in prestito, non era parcheggiata, come al solito, sul vialetto di casa.
Rick Stone, il road manager dei Bobby Fuller Four, si era addormentato davanti al televisore, e pensò di aver sentito Bobby lasciare l'appartamento intorno alle due e mezzo del mattino. Bobby gli aveva detto che avrebbe incontrato una ragazza di nome Melanie o Melodie - e che intendeva fare il suo terzo viaggio con l'LSD. L'acido circolava da qualche tempo per le strade di Los Angeles e Bobby, come ogni altro ragazzo della Costa, sembrava molto attratto da questa novità.
Era il 18 luglio 1966 e il nuovo singolo dei Bobby Fuller Four, Magic Touch, veniva trasmesso per radio in tutta la nazione. Il gruppo aveva azzeccato due recenti successi con Love's Made a Fool of You e una versione di I Fought the Law, una canzone di Sonny Curtis. I loro concerti attiravano ormai nomi importanti come Sally Field, Nancy Sinatra, Ryan O'Neal, Donovan e John Sebastian. Dopo diciotto mesi trascorsi a L.A. il gruppo di El Paso era diventato uno dei nomi più celebrati della nuova scena musicale. Più tardi, quel giorno, il chitarrista Jim Reese e il batterista Dalton Powell si incontrarono allo studio utilizzato per le prove per affrontare un delicato incontro d'affari con il loro manager della Del-Fi Records, Bob Keene. Bobby, normalmente abituato a vestire i panni del consumato uomo d'affari del gruppo, non si fece vedere. Intorno alle cinque del pomeriggio di quello stesso giorno, due musicisti texani amici del gruppo, Ty Grimes e Mike Ciccarelli, si recarono all'appartamento di Bobby. Nota-rono subito che l'auto blu della signora Fuller non era al suo posto. E, mentre salivano le scale per suonare alla porta dell'appartamento, Loraine scese per ritirare la posta. Notò la targa del Texas della macchina di Ty e, subito dopo, vide la sua Olds, che soltanto pochi minuti prima non c'era.
Nell'afa soffocante Loraine si avvicinò all'auto e vide Bobby, disteso di traverso lungo il sedile, con la testa scivolata sotto il volante. Vapori di benzina stavano uscendo da un bidone da due galloni e mezzo abbandonato sul sedile anterio-re, accanto al corpo del figlio, assieme a un tubo di gomma. La donna diede un'occhiata alla faccia ustionata del figlio e iniziò a gridare incoerentemente. Bobby era morto. Bob Keene arrivò nel giro di pochi minuti e cercò di sollevare la testa del cantante. Il corpo era ormai rigido, segno che Bobby era morto già da alcune ore. Quando arrivarono i poliziotti, né la macchina né il suo contenuto vennero sottoposti a un'accurata indagine, per rilevare eventuali impronte digitali. Soltanto il bidone di benzina e il tubo vennero classificati come prove. La polizia, infatti, era convinta che la morte di Bobby Fuller era dovuta a un incidente o al suicidio. L'idea che si trattasse di un omicidio non venne neppure presa in considerazione, nonostante la quantità di indizi a disposizione: 1) la macchina era stata spostata, ma Bobby venne trovato in stato di completo rigor mortis; 2) i membri del gruppo che arrivarono sul luogo, chiamati da Loraine, dichiararono di aver visto tracce di sangue sul viso di Bobby e sul suo maglione e 3) Bobby non aveva manifestato di recente alcun segno di depressione.
Il medico legale della polizia di Los Angeles, Jerry Nelson, effettuò l'autopsia sul cadavere alle 8.45 di quella sera. Nel suo rapporto si legge che la faccia di Bobby, il petto e i fianchi erano coperti di "emorragie petecchiali", causate probabilmente dai fumi di benzina e dal calore. Ma non compariva alcun accenno a lividi, fratture o tagli. Insomma, nessun segno di percosse. Il risultato dell'autopsia fu "corpo in completo rigor, ustioni dell'epidermide causate dall'alta temperatura". Alcune caselle del rapporto, quelle relative a incidente e suicidio, erano sbarrate e seguite da un punto di domanda. Anche i test di laboratorio per alcol e barbiturici, elementi che avrebbero potuto aggravare un eventuale stato depressivo della vittima, risultarono negativi: nessuna traccia di Doriden o Valium, nessun tipo di veleno come la stricnina o il cianuro. I campioni di sangue e dei polmoni che erano stati prelevati furono distrutti prima ancora che potessero venire effettuati i test sulla presen-za di LSD 25 o di altre droghe.
Il 17 ottobre Nelson dichiarò ufficialmente che la morte di Fuller era dovuta ad "asfissia provocata dall'inalazione di benzina". La vescica di Fuller, tuttavia, era ancora piena, segno che il cantante era rimasto a lungo in stato di incoscienza prima di morire.
Nel 1983 Rick Stone riferì che la testa di Bobby era bagnata di benzina. E a tutt'oggi Jim Reese continua a giurare di aver visto una scatola di fiammiferi mezza usata e una bruciatura sul vinile del sedile posteriore dell'auto in cui Bobby venne ritrovato. Come se qualcuno avesse cercato di dare alle fiamme la vettura e avesse fallito, interrotto forse dall'arrivo di Loraine. Bob Keene, suo fratello Randy, Jim e Rick ricordano distintamente che erano state stipulate delle polizze sulla vita a carico dell'intero gruppo. "Bobby mi disse che lo avevano assicurato per circa ottocentocinquantamila dollari. Randy ne aveva una da centomila dollari. E così anche gli altri due." "Il denaro", afferma, "sarebbe interamente andato alla compagnia discografica." Rick sostiene inoltre che Bobby era stato picchiato e che quando la sua famiglia riebbe i suoi vestiti, le pantofole della madre, che Bobby portava, queste erano strappate, come se fosse stato trascinato sull'asfalto.
La sera del 17 luglio, il giorno precedente la morte di Bobby, il gruppo era sull'orlo dello scioglimento. Dalton Powell meditava di tornare dalla moglie e dal figlio a El Paso; Jim Reese era appena stato arruolato ed era destinato probabilmente a finire nel Vietnam. I frequenti litigi tra i membri del gruppo erano ormai arrivati al culmine, nelle ultime settimane, tanto che Bobby aveva chiamato un musicista di El Paso, Doug Neal, per rimpiazzare suo fratello Randy al basso.
"Quando ci trasferimmo in California", dice Reese, "l'accordo era 'tutti per uno, uno per tutti'. Ma nel giro di sei mesi Keene aveva già cambiato l'accordo." Come cantante e compositore del gruppo, Bobby Fuller aveva un contratto più redditizio rispetto a quello dei suoi compagni. Inoltre i Bobby Fuller Four erano irritati dal modo in cui il loro sound originale era stato alterato dal team di Keene. Ritenevano i manager e i suoi soci colpevoli di aver compiuto tutta una serie di scorrettezze a loro danno, e per questi motivi intendevano rompere al più presto il contratto. "Bobby mi disse, una volta, che Melanie, la ragazza che incontrò quella notte, lavorava per Larry Nunes, uno dei soci di Keen", ricorda con sicurezza Jim Reese. Di lei non si seppe più nulla, anche se i membri del gruppo ritengono
che fosse la donna di qualche piccolo delinquente di Hollywood, molto probabilmente infastidito dall'interesse che Bobby mostrava verso di lei. Due investigatori privati vennero ingaggiati per fare luce sul caso, ma entrambi abbandonarono improvvi-samente la pista senza fornire alcuna spiegazione. Bob Keene pensa che uno di loro fosse stato ingaggiato dai suoi partner. A ogni modo la pista è ormai fredda. Da ben venticinque anni.
"L'estate che Bobby Fuller morì, morì anche il vecchio rock'n'roll", dice Rick Stone parlando della scena musicale. "Quando quella primavera tornammo a Los Angeles dopo un tour di sei mesi, tutti stavano giocando con le droghe. Il rock'n'roll innocente ormai non esisteva più."