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Frankie HI-NRG MC, Ero un autarchico, BMG Ricordi

Torna il prode Frankie, dopo sei lunghi anni di silenzio. Il tagliente rapper di Potere alla parola, probabilmente il più significativo rapper italiano, torna con un ottimo e sagace album dal titolo che rifà ironicamente il verso al Moretti cinematografico. Un disco intelligente, graffiante, che non teme di essere sgarbato e immune dal virus del “politicamente corretto”. La forza della parola trova la pienezza nei pezzi di Frankie Hi-Nrg; una parola mai casuale, cercata e studiata nella risonanza e nel significato. Una parola che si distende su campionamenti armoniosi e su nervose linee di basso; che si accompagna con fiati, voci e ritmiche assolutamente funzionali ai pezzi.
Frankie usa le parole come uno strumento, proponendoci variazioni e immagini dal forte potere comunicativo. Arguto nelle analisi e nei giudizi, le sue canzoni seguono la linea dell’argomentazione senza perdere appeal musicale. Non ci si abbandona a facili slogan: urlati, parlati, cantati; non si spara a zero ma si ricerca la profondità del concetto.
Per il terzo album Frankie Hi–Nrg si fa accompagnare dalla zia acquisita, Franca Valeri, che apre e chiude in modo gustoso il disco, da Pacifico nei cori di Anima Nera, da Antonio Rezza che canta Zero a zero e dal complice Arnoldo Foà, che permettendo a Frankie di decontestualizare un suo discorso del 1974, proclamato in occasione del “no” al divorzio, gli ridona senso nuovo collocando lo stesso testo nella più assoluta contemporaneità in un’operazione di singolare raffinatezza. Infine, con la presenza di Paola Cortellesi, offre L’inutile una gustosa unione tra rap e comicità da cabaret; un’ulteriore occasione in cui Frankie Hi-Nrg chiarisce il suo pensiero sul rap e sulle sue risonanze: un vero gioiellino.
Un disco che è un’intelligente commistione tra musica e parole in metrica. È scansione ritmica di concetti che aiutano a pensare. Una conferma della qualità dei lavori di Frankie Hi–Nrg. Qualità che si riversa in dischi protetti da un sofisticato "sistema antipirateria macumbatron, ogni tentativo di duplicazione può provocare vertigini, sanguisughe, senso di inadeguatezza, sommosse popolari, peluria in eccesso, combustione spontanea…".

Enrico Ruggeri, Gli occhi del musicista, Anyway music/Sony

Nel 1973, un giovane e brillante Enrico Ruggeri fonda i Josafat, cui seguiranno i celebrati Decibel. Lasciati anche i Decibel, Ruggeri intraprende la carriera solista che lo porterà ad inanellare successi, proponendo alla scena musicale un musicista di grande sensibilità che offre le sue canzoni alle più belle voci della musica italiana femminile.
Accompagnato dal gruppo di fidi musicisti (dall’alter ego Luigi Schiavone al fisarmonicista Davide Brambilla passando per il sapiente pianoforte di Pino Di Pietro), con coraggio e una certa intraprendenza, Enrico Ruggeri si reinventa discografico di se stesso pur lasciando la distribuzione del suo lavoro al gigante Sony music. Ventidue album in trent’anni di carriera e un album che, al di là della retorica degli uffici stampa, è veramente tra i migliori dell’artista. Ne Gli occhi del musicista troviamo una summa delle corde di Ruggeri, con i suoi tocchi rock e blues, i raffinati arrangiamenti e la grande voglia di folk e musica popolare con qualche spruzzatina etnica.
La voce calda di Ruggeri ci offre dodici nuovi pezzi e la ripresa di tre canzoni indici della nuova scrittura di Ruggeri dove si mischiano tematiche forti e un certo fascino per la musica popolare. Due, Nessuno Tocchi Caino e Primavera a Sarajevo, arrivano dritti dritti da Sanremo (a cui il buon Ruggeri si presta spesso e volentieri) mentre I Naviganti, proviene dall’ultimo live.
Gli occhi del musicista Ruggeri sono aperti su di un universo sonoro dove l’affiatamento dei musicisti porge una coralità di suono che ben accompagna le intense canzoni, di cui Ruggeri offre un’interpretazione partecipe. Polke, mazurke ma anche il rock-blues di Turnover e ballate da pianoforte come in Fuori piove; arrangiamenti di grande respiro con gli archi di A un passo dalle nuvole o clarinetti e banda per Il matrimonio di Maria. L’eclettismo musicale di Ruggeri trova un buon corrispettivo nei testi sempre in bilico tra la narrazione divertita e il verso da citazione.
La bella foto di copertina che cela gli occhi del musicista, ci mostra simbolicamente un volto di artista che continua a percorrere con pervicace coerenza strade che gli permettono di esprimersi in libertà, un cantastorie pronto a "piantarti una canzone nel cuore".

Ligabue, Giro D’Italia, WEA Records

Lanciato da una canzone eletta a simbolo dell’album, Piccola stella senza cielo, Ligabue dichiara, sin dal pezzo di apertura intenzioni e indirizzi dell’album, un album doppio (triplo in edizione speciale) fedele testimonianza del tour semi-acustico tenuto nel 2003 in 99 teatri d’Italia. Ad accompagnarlo un bel video con una Venezia magica, ispirata alle architetture di Moebius.
Un album intenso che ci aiuta, grazie alle magie semi-acustiche, a ripercorrere la luminosa carriera del rocker emilano, in un tour tra le sue canzoni, con molte concessioni a pezzi meno noti. Notevole l’ensemble che accompagna Ligabue sul palco: oltre al gruppo dei “suoi” musicisti, da Righetti a Previti e Poggipollini, troviamo la guest star Mauro Pagani che passa con agilità dal violino all’armonica a bocca, senza scordare bouzouki, flauto e mandolino. Altra special guest è D. Rad degli Almamegretta che si occupa delle apparecchiature elettroniche.
La versione semi-acustica mette in luce tutta la magia dello storytelling di Ligabue, autore di grande efficacia, capace di intensi squarci in una poetica dove si mischiano personaggi perdenti, grandi sogni a cui è dato in dono una buona base di realismo, birre, amici e uno sguardo luminosamente introspettivo. Episodi minori, come per esempio Walter il mago, sono proposti in modo accattivante anche grazie ad arrangiamenti curati che sottolineano la progressione e il disvelamento progressivo del pezzo: una progressione accompagnata da un soffice e avvolgente tappeto ritmico. Difficile individuare i pezzi più riusciti per l’alta qualità generale e l’omogeneità della proposta. Nell’offerta dei brani, Ligabue fa trasparire le sue radici profondamente rock, dove si sento l’eco dei Police, degli U2 e di Springsteen.
Difficile trovare una sbavatura in questo bel disco e se proprio vogliamo segnalare un limite dell’operazione, sta nel fatto, difficilmente risolvibile, che per gustare appieno queste versioni è necessario conoscere i pezzi originali.
L’edizione normale composta da due CD, racchiude 21 tracce con successi come Vivo morto o X, Sogni di R & R, Eri bellissima, Tutti vogliono viaggiare in prima, Piccola stella senza cielo, Miss Mondo. A tiratura limitata anche un’edizione speciale composta da 3 Cd, dove assieme ad altri pezzi proposti nei concerti (con fra l’altro Chissà se in cielo passano gli Who, Ti sento
Il mio nome è mai più, Dove fermano i treni, Kay è stata qui) viene offerto un reading di Charles Bukowski e due simpatiche chiacchiere di Ligabue: Voglia di caffè e Baby Talkin’ Blues.


© 2004 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore


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