the art of drive: H. R. Giger





giger.com
The H.R. Giger Exhibition
Morpheus International
Giger-Art.com




voi siete qui: drive index | strani oggetti | Le inquietudini di H.R. Giger


LE INQUIETUDINI DI MR H.R.GIGER...
di Vincent Colombo

"La vera arte ha il potere di renderci nervosi", scriveva Susan Sontag.
Questa definizione si adatta magnificamente all'opera e al talento di Hans Ruedi Giger, l'artista svizzero reso celebre in tutto il mondo dalle creature cinematografiche di cui ha studiato il design visuale: Alien (Alien I, II e III") e Sil ( Species). La sua visione 'biomeccanica' di un mondo in cui la carne e la macchina sono fuse in un unico corpo ha fornito al film di Ridley Scott un fascino davvero unico, nel segno di un'arte che sembra aver saputo unire, in una magica alchimia, l'universo di Lovecraft e quello di Hieronymus Bosch. Ma se, oggi, si può tranquillamente affermare che il lavoro di Giger ha influenzato il mondo del cinema, é proprio al cinema che l'artista deve l'ispirazione per l'avvio della sua carriera.
All'età di cinque anni viene particolarmente colpito da una foto apparsa sulla rivista Life, tratta dal film di Jean Cocteau "La bella e la bestia". E' come un'illuminazione: la celluloide diventa per il giovane Giger l'occasione per dare vita ai propri sogni. Ma prima di poter entrare in contatto diretto con il mondo del cinema, Giger dovrà affrontare anni di gavetta e di apprendistato.

Nonostante le profonde inquietudini e il senso di disagio che attraversano la sua opera, Giger confessa di avere avuto un'infanzia meravigliosa, piena di segreti e di luoghi romantici. "Quando si giocava agli indiani ero quasi sempre il capo e sognavo di salvare belle donne dalle mani dei furfanti. Hans Ruedi era un ragazzino curioso e vivace, ansioso di sperimentare e costruire strani marchingegni che gli dessero la possibilità di controllare e modificare la realtà. Ben presto però l'amore e l'attrazione per il macabro iniziarono a far sentire tutta la loro potenza. Da piccolo Giger si rifugia sempre più spesso nel punto più scuro della casa dei genitori, un punto che si trovava sotto il tavolo di una stanza senza finestre che utilizzava come stanza da giochi. E' lì che Hans poteva cullare quelle visioni che, da grande, avrebbe espresso con veemenza nei propri quadri. Giger ricorda anche altre infatuazioni che appartengono a questi suoi primi anni di esistenza. Un giorno vide in una libreria un volume sul museo delle cere di Parigi. Hans rimase affascinato dalla bizzarra figura di Madame Tussaud che, ai tempi della Rivoluzione Francese fabbricava figure in cera che riproducevano le fattezze dei condannati alla ghigliottina.
In breve tempo decise che ne avrebbe posseduta una. Dapprima comprò un modellino in plastica del sinistro manufatto ma, non ancora soddisfatto, decise che ne avrebbe fabbricata una vera. Disegnò i vari pezzi in scala reale e affidò il progetto a un falegname che, diligentemente, glieli fabbricò. Il marchingegno, tuttavia, non venne mai montato: Hans aveva trovato già un altro passatempo. Costruì un tunnel degli orrori, rozzo ma efficace, nel quale si divertiva a fare entrare i suoi amici: "le belle ragazze entravano gratis", ricorda. "Ma i ragazzi dovevano pagare, come si usa ancora nei parchi dei divertimenti". Parallelamente a questi progetti Giger continuava a coltivare l'altra sua grande passione, la lettura. I romanzi gialli di Edgar Wallace, con la descrizione di una Londra nebbiosa e piena di insidie, Il fantasma dell'opera, di Gaston Leroux erano tra i suoi libri preferiti. Furono proprio queste letture a convincerlo che il suoi castello degli orrori era troppo primitivo. Decise allora di creare un luogo dove le sue visioni potessero iniziare a prendere corpo in maniera diversa, più definitiva. Fu così che nacque la "camera nera", una grande stanza al piano superiore della casa dei genitori che Giger attrezzò in un primo tempo per potervi suonare musica jazz e sedurre i ragazze. Poco più tardi quella stanza diventò un luogo di riflessione e di creazione.

A ventisei anni, dopo aver terminato con ottimi risultati una scuola di artigianato, Giger inizia a collaborare come disegnatore con uno studio di architetti. Contemporaneamente continua la sua attività di pittore e scultore. Conclusa la collaborazione con lo studio lavora poi come arredatore d'interni. Secondo Giger vivere del proprio lavoro di artista é sempre stato più difficile in Svizzera che altrove: "Se sei svizzero", dice, "devi essere un banchiere, un mangiaformaggio o un orologiaio!". Tuttavia, non smise mai di inseguire le proprie aspirazioni e, sulla dfine degli anni Sessanta, diventa un illustratore indipendente, opere dai colori forti che Giger confessa di aver usato terapeuticamente per liberarsi da alcuni dei propri incubi. Alla stessa vena cupa e onirica, appartengono anche i disegni della serie dei "Pozzi", realizzati nel 1966. "In quel periodo", ricorda Giger', "soffrivo qualche volta di sonnambulismi ed ero perseguitato da una serie di sogni. Sulle scale della casa dei miei genitori a Chur c'era una finestra misteriosa, che dava sui locali della casa vicino alla nostra, e che era costantemente coperta da una sinistra tenda color marrone. Nei mie sogni, questa finestra era aperta e io vedevo pozzi enormi e profondissimi, immersi in una luce fioca e giallastra. Alle pareti delle scale in legno, ripide e pericolose, senza ringhiera, conducevano in queste voragini abissali. Da quando disegno queste voragini immaginarie la finestra dei sogni rimane definitivamente chiusa". Nel 1970, a Zurigo, Giger inizia a realizzare i dipitni che costituiranno il volume del Giger's Necronomicon (pubblicato nel 1977). La raccolta deriva il suo titolo dal celebre libro di magia citato più volte nei racconti di H.P. Lovecraft e contiene illustrazioni di creature sottoposte ad allucinanti metamorfosi in cui la carne e il sangue si trasformano in acciaio e ossa, seguendo schemi incredibili e bizzarri. E' grazie al "Necronomicon" che Giger viene contattato da Dan'O Bannon, sceneggiatore coinvolto nel progetto di Alien. Nell'agosto del 1977 Giger riceve una telefonata da Los Angeles: é O'Bannon che gli offre di entrare ufficialmente nel progetto del nuovo film, per visualizzare la creatura aliena protagonista e alcuni degli scenari della storia. Giger accetta con entusiasmo, nella speranza di cancellare la grande delusione provocata dal fallimento dei progetto di Dune di Jodorowski (progetto che venne poi portato a termine da David Lynch). La collaborazione con Scott, suo grande ammiratore, si rivela davvero proficua e la creatura disegnata da Giger viene "portata alla vita" grazie anche agli sforzi di Carlo Rambaldi (il papà di ET). Il risultato é un capolavoro del terrore su grande schermo. Giger riceve un Oscar per la sua creatura, ma venne coinvolto soltanto marginalmente nei due sequel successivi. La Fox deteneva ormai i dirittii di sfruttamento del design della creatura e preferì, per oscure ragioni, evitare ulteriori interventi dell'artista svizzero . Da quei momento in poi Giger torna prevalentemente ad occuparsi di pittura e scultura, fatta eccezione per qualche nuovo lavoro cinematografico, come nel caso di Poltergeist II.

L'occasione per il grande ritorno gli viene comunque offerta con Species, pellicola che esce nel 1995, e per la quale Giger disegna la temibile e terrificante creatura aliena, Sil. In attesa di nuovi progetti e della realizzazione di un film di cui dovrebbe firmare regia e sceneggiatura (il titolo é The Mystery of San Gottardo), Giger prosegue la sua attività di pittore e scultore. "Sono un'artista ai margini", dice. "L'arte fantastica come la mia non é mai di tendenza. Sono felice soltanto di continuare a lavorare a quello che amo di più: la creazione di sogni...".
drive index | Le inquietudini di H.R. Giger

� Copyright 1999-2010 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive