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© Stefano Marzorati 2010

 

3 novembre 2010

Post-It, sinapsi e ricordi smarriti
Conversazione con Bruce Soord, leader dei Pineapple Thief


L’ottavo album di Pineapple Thief – creatura musicale di Bruce Soord – è una raccolta di brani dal sapore agro-dolce in cui si uniscono l’anima malinconica del folk britannico e lo spirito ruspante del prog-rock più vicino alle frange hard.
Someone Here Is Missing è un lavoro complessivamente riuscito che lascia preagire un futuro in crescendo per questa band. Per arrivare al cuore delle nuove canzoni abbiamo scelto di incontrare Bruce Soord in occasione del tour autunnale della band.

Il vostro nuovo disco si intitola “Someone Here Is Missing”. Chi o cosa è andato perduto?
“Il titolo si riferisce al concetto di perdita. Ad esempio a una perdita che ha toccato le relazioni interpersonali, i ricordi, le nostre vite. Non intendevo individuare un unico elemento con precisione, per questa ragione in ogni canzone del disco ci sono indicazioni diverse, ad esempio si parla della perdita dell’amore o della perdita di consistenza dei sentimenti”.
In copertina c’è una splendida immagine fotografica di Storm Thorgerson (autore delle copertine di molti album dei Pink Floyd e, in anni più recenti, dei Muse) che raffigura una persona completamente ricoperta da Post-It. Di cosa dobbiamo ricordarci di ricordare, secondo te?
“Di fare tutto ciò che non abbiamo ancora fatto. Di dare l’amore che abbiamo dentro. Di passare del tempo con le persone care e non cedere a stupide distrazioni. A volte possiamo avere l’impressione che sia troppo tardi e molte occasioni siano andate per sempre, ma anche se fosse davvero così possiamo trovare una forma di equilibrio che ci permetta di essere migliori. Non è poco”
Nei nuovi pezzi parli dei rapporti che finiscono. Come ti relazioni con questo tema?
“Lo tratto con il massimo dell’attenzione. Molta gente desidera capire perché i rapporti – soprattutto quelli sentimentali – terminano. Si provano emozioni forti in quel caso e riuscire a superare i momenti difficili significa ricominciare a vivere. In verità io sono particolarmente interessato a confrontarmi con il dolore che proviamo quando finisce una grande amicizia. Credo che il lato oscuro della vita sia una fonte di ispirazione importante per me, ma non sono un pessimista e sono convinto che, anche nei momenti peggiori, ci sia sempre una nuova possibilità e tutto possa iniziare di nuovo”.
Malinconia e energia compaiono in molti dei brani del disco. “Show A Little Love” è il punto di contato ideale tra entrambe. Qual è stato il processo di lavorazione dei pezzi?
“Ho scritto testi e musiche in un periodo piuttosto circoscritto. Al termine di questa prima fase mi sono detto: queste nuove canzoni funzionano, hanno un loro equilibrio, adesso possiamo perfezionarle. Le strutture di base erano come contenitori e, sin dalle prime versioni, si intravedevano tutte le possibilità di sviluppo. C’erano riff molto aggressivi che richiamavano un tipico suono elettrico, direi hard rock. C’erano brani dalle melodie delicate che si prestavano all’impiego di strumenti vintage come il mellotron. Si è trattato di fare le giuste associazioni assecondando l’ascolto istintivo, non ho applicati dei freddi ragionamenti nati a tavolino”.
Sei riuscito a infilare nel disco tutte le tue nuove canzoni o qualcosa è restato fuori dalla sala d’incisione?
“I pezzi contenuti in “Someone Here Is Missing” sono nati molto velocemente, intendo dire che dal momento in cui avevo l’ispirazione a quello in cui il brano è stato effettivamente scritto – completo di musica e parole – è passato relativamente poco tempo. La fase più lunga e impegnativa è stata come sempre quella della produzione e includo anche il lungo lavoro di individuazione dei suoni o dei volumi di registrazione”.
Ma tu sapevi già cosa volevi quando sei entrato in studio per incidere, no?
“Certo, però quando lavori a un nuovo disco ci sono molti momenti in cui cominci a sperimentare, scegliendo cosa funziona e cosa no, valutando con attenzione ogni singolo dettaglio. Scopri che una certa idea è ok mentre un’altra sonorità che, in assoluto, dovrebbe andare bene in realtà non è adatta. Questo processo induttivo consuma molto tempo. A un certo punto devi lasciare lo studio e quello che è fatto è fatto”.
Rispetto al passato i nuovi brani di Pineapple Thief hanno una maggior valenza narrativa, come “So We Row”, in cui un lungo crescendo iniziale funge da intro al brano vero e proprio. È un lavoro al quale il gruppo contribuisce collettivamente?
“Per quanto concerne gli arrangiamenti in parte è così, ma generalmente scrivo i pezzi da me perché si tratta di cose talmente personali che nessuno potrebbe sostituirsi a me o assumere il mio ruolo. Ricordo ciò che disse Steve Hackett una volta a questo proposito: non puoi scrivere un pezzo in una comune, devi lavorarci da solo”.