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Stefano Marzorati 2010

 

La bellezza del diavolo
di Gianfranco Manfredi

Nell'estate del 1970 ero a Londra. Era l'anno del concerto all'isola di Wight, l'anno della morte di Jimi Hendrix. Era anche l'anno del primo album dei Black Sabbath. All'isola di Wight non riuscii ad arrivare. Ero partito con un gruppo di amici inglesi e ci fermammo per strada a fare bagordi nella casa di campagna di uno di loro. Dei Black Sabbath, per quanto chiedessi in giro, non trovai traccia. Era come se gli inglesi non se ne fossero neppure accorti. E pensare che il mio viaggio sembrava iniziato sotto ottimi auspici. Arrivato alla Victoria Station e imbarcatomi su uno di quei lugubri taxi neri che sembrano messi a disposizione dalle pompe funebri locali, cercando di raggiungere la pensione per studenti dove dovevo alloggiare, fui scaricato in un quartiere periferico a tarda notte, in una strada e a un numero che apparentemente corrispondevano a quello segnato sul foglietto che avevo mostrato al taxista. Era un costruzione lunga e stretta, incastrata tra due palazzi, aveva un aspetto desolato e sinistro. Il portone era aperto, nessun campanello. Trascinai su per le scale la mia pesante valigia, con la sensazione di vivere una specie di allucinazione. L'edificio era costituito da cinque pianerottoli sui quali davano delle porte tutte murate! Non sembrava un edificio abbandonato, senno' perche' avrebbero lasciato la luce sulle scale? Pero' non c'erano altro che pianerottoli, nessuna porta cui bussare. Non ebbi il coraggio di bussare al muro. Portai fuori la mia valigia, percorsi qualche strada deserta e infine trovai accoglienza alla stazione di polizia, dove passai la notte. Un bobby mi spiego' che c'era una strada omonima a Londra e che avrei dovuto aspettare che riprendessero a circolare gli autobus per raggiungerla. Non gli chiesi spiegazioni circa la misteriosa casa dalle porte murate per non apparire ridicolo, ma dentro di me mi sentivo gia' pervaso e inebriato dall'atmosfera gotica di Londra, che sarebbe stata ravvivata, la mattina dopo, dallo spettacolo, visto dal bus, delle tante chiese di quartiere, con i loro antichi cimiteri dalle lapidi di pietra grezza corrose, storte e senza nomi. Ricordavo le immagini di un film documentario che avevo visto in Italia, uno degli ultimi della serie "Il mondo di notte", che si diffondeva in particolari sui club di streghe di Londra, sui seguaci di Crowley, sugli ultimi adepti della Golden Dawn e sulle molte cerimonie con avvenenti bionde distese senza veli sugli altari. Risentivo nella mente le canzoni sataniste inglesi che avevano cominciato a circolare anche in Italia e che avevano radicato in me l'idea che, dopo i Beatles, era quella l'ultima novita' di Londra, l'ultima follia "da non perdere". Invece, per quanto continuassi a girare per locali e a tempestare di domande gli amici di Londra, non ce n'era proprio traccia. In quell'anno si ascoltava un sacco di rhythm & blues, tutto il resto era giudicato fuffa, o semplicemente non esisteva. Mi resi conto che continuare la ricerca sarebbe stato patetico: cominciavo a sentirmi come un turista inglese che avesse asscoltato qualche disco italiano di musica folk in gran voga in quegli anni e fosse arrivato a Milano cercando le mondine. Mi accontentai di una gita a Stonehenge e mi feci fotografare disteso su un pietrone, chiudendo con questo auto-sacrificio il mio (mancato) appuntamento con Satana. Ho voluto raccontare questo episodio perchè mi è venuto in mente alla lettura di questa Rock and Horror Encyclopedia. E' una guida puntuale, attentissima, fitta di nomi e circostanze. Eppure, inoltrandomi in questo labirinto horror, non posso nascondere che ho riprovato la sensazione di salire per pianerottoli senza porte. Questo, del resto, non È il mistero della Guida, ma il mistero dell'Horror Rock. Gli indirizzi ci sono, ma il Proprietario sembra altrove.
Anzitutto: è all'Horror Rock che bisogna rivolgersi per rintracciare le influenze del diavolo sulla musica rock? Ne ho qualche dubbio, a dispetto dei tanti teologi improvvisati critici del rock che ultimamente hanno riversato stupidi e frettolosi giudizi su questo genere o sottogenere musicale. A mio parere se si vogliono rintracciare reminiscenze pagane, demoniache e "possedute" nella musica rock bisogna risalire alla prima fonte: il blues, ribattezzato "la musica del diavolo" da Giles Oakley in un corposo saggio edito qualche anno fa in Italia da Mazzotta. E' infatti nel blues che si possono ritrovare le pulsioni sessuali, ritmiche, ossessive e rituali degli antichi culti pagani, come anche il misticismo dionisiaco che dovrebbe essere marchio inconfondibile di ogni musica che voglia qualificarsi come "demoniaca". E' strano dunque e d'altro canto sintomatico che l'hard rock satanico, in tutte le sue ramificazioni, sia un genere mono-razziale, esclusivamente bianco.
Se poi qualcuno volesse andare alla ricerca di quel culto nordico e bianco della natura e delle pratiche magiche che è un altro aspetto fondamentale del "demoniaco", potrebbe trovarlo in tutt'altra direzione: il folk celtico degli anni Settanta, certa musica psichedelica e hippy, il simbolismo alchemico-elettronico di autori come Alan Parsons, e persino molta New Age dei nostri giorni. Ma allora cos'e' l'Horror Rock? Stabilito che si tratta di un sotto-genere che, come mostra bene Marzorati, ha percorso l'intera storia del rock e non solo momenti episodici frutto di mode passeggere, credo che esso vada inquadrato piu' in un fenomeno spettacolare che strettamente musicale, carnevalesco e clownesco. Alice Cooper è stato molto chiaro in proposito: "il rock ha bisogno di robaccia", ha detto in un'intervista a MTV, "quando si fa troppo raffinato allora c'e' bisogno di gente come me che faccia della musica di merda e degli spettacoli di pessimo gusto". Questa dichiarazione la dice lunga sugli intenti e sull'ironia disincantata che hanno mosso molti interpreti di Horror Rock. Anche Mick Jagger, ossessionato dalle continue, inevitabili domande circa la sua 'simpatia per il diavolo', ha ripetuto fino alla nausea che non era una cosa seria, che si trattava soltanto di un gioco. Del resto i segni sono sotto gli occhi di tutti: l'Horror Rock e' stato da subito un fenomeno carnevalesco e clownesco. Gli "effettacci", sonori e visivi, ne hanno costituito la vera, se non unica, motivazione. L'intento provocatorio e' sempre stato talmente sopra le righe da non poter essere preso sul serio.Quando qualcuno, come Ozzy Osbourne, si e' immedesimato troppo nella parte il risultato e' stato patetico e lo stesso Ozzy lo ha ampiamente riconosciuto nella sua bella autobiografia "Diario di un pazzo". In questo libro, tra l'altro, Ozzy fa risalire la sua propensione alle performance sanguinarie (tipo strappare coi denti la testa a una colomba in conferenza stampa o sbocconcellare un pipistrello vivo durante uno spettacolo) non alla visione di film, alla lettura di libri o all'esperienza di spettacoli teatrali underground di ispirazione splatter, ne' tanto meno a una sua predilezione per i culti demoniaci, ma alla sua infanzia sottoproletaria e al suo lavoro in un macello (oltreche' all'abuso di alcol e di droghe tutt'altro che leggere). Per Alice Cooper e molti altri, invece, si puo' dire esattamente il contrario: il loro tentativo È stato quello, riuscito, di ammannire alle masse giovanili quel tipo di provocazioni teatrali (sgozzare polli, schizzare vernici sanguigne, abbracciare serpenti, simulare omicidi e altri eccessi) nate per stupire gli studenti borghesi e gli intellettuali d'avanguardia nelle cantine alternative di San Francisco. Tecniche di rappresentazione macabra e grandguignolesca, che originavano da spettacoli pensati e rappresentati per pochi intimi, venivano riproposte come in un grande circo. La provocazione era evidente: se sono i freaks che volete, eccoveli...ma non chiedete loro misura e buongusto, per favore. Iconoclasti infantili e consapevoli uomini di spettacolo, Alice Cooper e compagni non hanno mai preteso che la loro musica fosse qualcosa di piu' di un'allegra ed esagerata Halloween, tesa ad immergere e spesso sommergere la musica in spettacoloni a forti tinte, particolarmente adatti a scandalizzare i pi˜ ingenui (tra cui moralisti, genitori, insegnanti e teologi). La goliardia dell'Horror Rock e' insomma una delle sue caratteristiche piu' definite ed essenziali. Nelle canzoni le reminiscenze letterarie non vanno al di la' di Lovecraft e Coleridge, piu' qualche poeta romantico di uso scolastico. Il formulario demoniaco e' sempre strampalato, completamente inventato, improbabile e lontanissimo da una conoscenza anche approssimativa dei rituali magici e della cultura pagana. Per alcuni dei gruppi heavy metal piu' recenti, che si fanno forti del richiamo a sette sataniste messicane e si proclamano adepti di questo o di quello stregone, il discorso puo' essere diverso, ma solo lievemente. Al di la' dei loro proclami ad effetto e' impossibile rintracciare nella loro musica la minima infuenza del Centro America. Alla base c'e' sempre il gusto di "epater le bourgeois". Una salutare propensione al rozzo e al volgare in un momento in cui il rock, divenuto potenza mondiale, sembra incapace di emanciparsi dalla tutela dei media.Mentre il primo horror rock anticipava la teatralizzazione circense dei concerti, il nuovo Horror Rock preferisce richiamarsi allo stile nudo e crudo del punk della fine degli anni Settanta.
C'e' chi preferisce stendere un velo su coloro che a caotiche allusioni demoniache affiancano la celebrazione di Mengele e del nazismo. Ma e' bene invece sollevarlo questo velo: se i punk esibivano la svastica accanto alla falce e martello era per annunciare la fine delle ideologie e dei loro simboli, il loro essere diventati ormai oggetti residuali , senza significato. In molti dei nuovi gruppi, invece, i simboli tornano ad essere esibiti per il loro significato: ma piu' che un ritorno di fede ideologica sembra prevalere il bisogno di shockare un'opinione pubblica ormai diffusamente liberale, di fare scandalo e di cercare di farsi notare per garantirsi esistenza e riconoscibilita' sul mercato. Se gli zombi delle SS tornassero in vita, la prima cosa che farebbero sarebbe quella di sterminare questi neonazisti dall'intervista facile.

Nelle sue espressioni migliori, come nelle peggiori, l'Horror Rock ha comunque svolto e svolge un'altra e non trascurabile funzione: attirando su di se' gli strali dei benpensanti, regala spazio a ribelli piu' sottili e insidiosi che sanno fare piu' danno (in senso positivo) di loro. Marzorati fa bene a ricordare accanto al filone piu' propriamente Horror, il"negativismo'" di Dylan, le "alterazioni" di Jim Morrison, il voodoo di Hendrix. Ma persino di personaggi che oggi possono apparire "perbene", come Elvis o i Beatles, e' bene ricordare la carica sovversiva: nessuno puo' negare che hanno cambiato di piu' il costume il colpo d'anca di Presley e il saio bianco di Lennon che la colomba decapitata di Ozzy.Qui nel filone storico del rock bianco ribelle, se diavolo c'e', trattasi di Lucifero, l'ngelo favorito da Dio, il piu' bello, cacciato per disobbedienza agli ordini, per mancanza di sottomissione. E qui il discorso sul demonismo del rock trova la sua piu' giusta collocazione. Non e' ancora stato scritto, ma spero che prima o poi qualcuno si decida a scriverlo, un saggio sui rapporti (pure cosi' evidenti) tra il rock nel suo complesso e il cristianesimo. Molti sono i temi che si intrecciano, primo fra tutti l'identificazione con la figura stessa di Cristo, il profeta osannato dalle masse e poi vittima sacrificale dopo solo tre anni di predicazione. Non mi riferisco tanto a film espliciti comeJesus Christ Superstar eTommy, ma alle vite stesse di tanti "martiri" del rock come Jim Morrison, Hendrix, Sid Vicious.Tutta la storia del rock, le sue canzoni, le interviste dei divi, le loro combattute esperienze sono attraversate da problematiche tipicamente cristiane: il rapporto tra disobbedienza e fondazione di nuove regoole, il mistero e le tentazioni del successo e la difficolta' di essere leader (cfr. la splendida analisi di Wilhelm Reich nell''"Assassinio di Cristo"), il messaggio di speranza rivolto ai poveri e agli umili della terra, il trovarsi meglio tra bambini, puttane, ladroni di strada, poveri di spirito e sbandati che tra i ricchi, i colti e i potenti, il passaggio dalle catacombe all'istituzionalizzazione, il bisogno di fede e di eresia, il conflitto tra la carne e lo spirito, l'ondeggiare perpetuo trai i rituali di massa e il piu' totale isolamento individuale, la capacitΩ di rivolgersi a tutti e di parlare ai singoli.Di questo cristianesimo la parte bianca del rock ribelle ha senza dubbio sottolineato gli aspetti scandalosi, antagonisti e luciferini, ma tenendosi lontano dalle smargiassate, troppo innocue per essere efficaci, e in qualche caso (raro per la verita') prendendo le distanze dal culto del denaro, del potere e del successo, sapendo essere con gli altri, anzi essere gli altri nei momenti (forse) giusti e preferendo essere "altrove", anche a prezzo della morte, nei momenti (forse) sbagliati. Questo rock ha insieme saputo riproporre i valori piu' autentici del cristianesimo evangelico, quei valori che spesso i teologi della Chiesa-Istituzione hanno dimenticato.
Dove sta allora Satana? Mai dove lo si cerca. E' questa la sua insidiosa bellezza.

© Gianfranco Manfredi 1999/2004 - per gentile concessione dell'autore