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ANTONIO FARAO', Black Inside (Enja)
Il pianista italiano incide in trio per la prestigiosa etichetta tedesca giovandosi di una ritmica composta da Ira Coleman al contrabbasso e Jeff Tain Watts alla batteria: Ë il classico piano jazz trio aperto alle sollecitazioni del gusto contemporaneo, in cui il leader ripassa i suoi anni di carriera solistica.

CLAUDIO FASOLI, Trois trios, Splasc(h)
Si tratta dell'album più maturo e originale della vasta produzione fasoliana: tre diversi trii (Battaglia e Clayton: Texier e Romano; Goodrick ed Elgart) per un jazz genuino dalla affascinante, cameristica, raffinata sperimentazione

BILL FRISELL, Ghost Town (Nonesuch)
Il primo album in totale solitudine del geniale chitarrista, che finalmente giunge ad accontentare i jazzofili più incalliti dopo CD assai diseguali. Come sempre prevale un sound urbano, postmoderno, filtrato spesso dalla naivitÈ della musica popolare americana (rock, country, folk).

BELA FLECK AND THE FLECKTONES, Greatest Hits of the 20th Century (Warner Bros.)
In questa antologia si ascolta un quartetto che potremmo definire di country-jazz tanto stretto appare il connubio tra la precipua tradizione afroamericana e quella per così dire bianco-folklorica. Come già più volte affermato nelle nostre recensioni purtroppo non sono frequenti i contatti tra i due generi che hanno fatto grande la musica statunitense nel mondo, chi per un verso, chi per l'altro. Nemmeno in quest'era di contaminazioni estreme e di world music dove i musicisti celtici arrivano a dialogare con quelli maghrebini, dove il griot incontra il bluesman, sono dunque sporadici i gruppi o i solisti che s'impegnano a ricercare possibili gradevoli combinazioni fra le due matrici popolari nordamericane. Ci sono riusciti Bela Fleck and the Flecktones che già con parecchi album hanno pensato non solo a far dialogare il country e il jazz, ma anche ad irrobustirli con i suoni prodotti dai nuovi strumenti elettronici, che qui ben figurano accanto al virtuosismo di quelli antichi o classici: infatti banjo, contrabbasso, mandolino, sax soprano, armonica a bocca, coesistono sintetizzatori e batterie elettroniche, oltre al banjo elettrico e ad un Paradis Stereo Guitar suonati dal capogruppo. La formazione comprende, oltre Bela Fleck, di fisso solo Future Man e Victor Lemonte Wooten, mentre numerosi sono gli ospiti (Howard Levy, Sam Bush, Jeff Coffin, Dave Matthews, Paul McCandless): d'altronde si tratta pur sempre di una raccolta basta su undici pezzi da ben sei album intitolati Bela Fleck, Live Art, Flight Of The Cosmic Hippo, Ufo Tofu, Three Flew Over The Cuckoo's Nest, Left Of Cool. Nel librettino che accompagna il Cd l'autore commenta ogni brano e si scopre che tutte le canzoni rigorosamente strumentali (tranne Conmmunication cantata ovviamente da Matthews) sono state ispirate dai viaggi compiuti dal leader in ogni parte del mondo oppure da celebri musicisti che spaziano da James Brown a John McLaughlin, da Bonnie Raitt a John Hartford, da Mark Knopfer a Jaco Pastorius. Il risultato finale però non è affatto eterogeo, anzi sembra quasi di sentre un album originale talmente compatta suona questa musica che davvero appare divisa equamente a metà tra il country e il jazz. A riprova basti ascoltare infinite volte bellissime melodie (a loro volta cariche di improvvisazioni banjoistiche) come The Yee-Haw Factor, Road House Blues, Sunset Road e l'iniziale The Sinister Ministre vincitrice del Granmy come miglior performance di pop strumentale anche se l'appellativo pop gli sta veramente stretto.


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