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aggiornato al 27.11.2002

RICHARD GALLIANO, French Touch (Dreyfuss Jazz)
Acclamato negli ultimi anni come uno dei più originali jazzmen in assoluto, il fisarmonicista francese recupera in trio e in chiave moderna personalissima echi e suggestioni delle musiche popolari di inizio secolo (tango e musette in particolare), ristrutturandoli attraverso fenomenali improvvisazioni.

GIORGIO GASLINI, Ballets (Soul Note)
La musica per balletto del pianista milanese è ancora impregnata di jazz: nel CD due lunghe composizioni, Carmen graffiti con il solo Globo Quartet, e Dieci minuti all'alba dove il quintetto jazz è raggiunto da un quartetto d'archi e da uno di fiati, per un risultato complessivo più che ammirevole.

Gazzara, The spirit of summer (Irma records)
Si firma col solo cognome il produttore e tastierista Francesco Gazzara che riunisce un ottimo gruppo per un set di neo lounge dalle forti impronte discotecare: dunque meno jazz e più ritmi ossessivi di ascendenza moderna, ovviamente con tutte le citazioni del caso, in quanto si spazia dal soul alla bossa nova, dallo shake all'easy listening. Gazzara è protagonista di volta in volta al rhodes, all'hammond, al pianoforte, alla chitarra e al moog.

Genova Jazz Band, Black and Blue (Intersound)
Si tratta anzitutto di un omaggio al grande pianista, cantante e compositore Fats Waller (1904-1943), sponsorizzato dal prestigioso Louisiana Jazz Club, nell'arduo tentativo di far convivere jazz caldo e jazz freddo sui brillanti temi di un'artista ovviamente più vicino all'hot che al cool jazz, avendo egli attraversato tanto le origini quanto la classicità del sound afroamericano. Il risultato complessivo, su undici brani proposti, è sempre gradevole perché la band ligure è riuscita a mantenere un humus walleriano pur modernizzandolo a fondo.

Giammarco / Liebman / Humair / Di Castri Live at the Big Mama Soul Note
Come spesso accade a questa etichetta milanese di fama internazionale grazie alle proposte incorruttibili di jazz contemporaneo, il disco è a nome di tutti i musicisti che vi suonano. Non vi è un solo capo, ma ognuno è leader in questo gruppo, che del resto comprende quattro tra i più validi jazzmen degli ultimi vent'anni dall'americano David Liebman (sax) allo svizzero Daniel Humair (batteria), fino agli italiani Furio di Castri (basso) e Maurizio Giammarco (sax). Il disco si dipana lungo linee postcoltraniane, grazie alla front line composta da strumenti gemelli (entrambi suonano sia il soprano, sia il tenore, che poi erano appunti gli stessi del grande John Coltrane). Ma linea o ascendenza non vuol dir plagio, anzi i quattro esternano una matura originalità acquista da tempo, sia nell'improvvisare, sia nello scrivere a turno i sette brani dell'album (tra l'altro molto ben registrato dal vivo in un club romano).

JOAO GILBERTO, João voz e violåo (Verve)
Esordio su disco in completa solitudine (voce e chitarra) per il cantautore che oltre quarant'anni fa, con pochi altri musicisti, inventò la bossa nova, il mezzo più diretto fra la cultura jazzistica e quella brasiliana; e anche qui sul filo della memoria un omaggio ai vecchi e nuovi grandi della song carioca e bahiana.

Joäo Gilberto Live at Umbria Jazz Egea
Il 21 luglio 1996 al Teatro Morlacchi di Perugia l'allora sessantacinquenne Joäo Gilberto tenne un magnifico recital, che ora la piccola etichetta perugina ha edito, confermando la volontà non solo di lanciare talenti italiani, ma anche di riproporre su disco i grandi momenti di Umbria Jazz, che nel bene e nel male resta comunque il principale avvenimento pan-jazzistico nel nostro Paese. Tornado a Gilberto, è il re della bossa nova, ieri come oggi. Punto e basta. Cantante perfetto, chitarrista straordinario e appunto inventore di un trait-d'union tra musiche afroamericane (Brasile e Stati Uniti), Gilberto da solo in palcoscenico non fa rimpiangere i tanti preziosi collaboratori della sua lunga carriera. Al contrario voce e chitarra esaltano la poesia davvero unica del bossanovista, che rilegge gli ultraclassici indimenticabili, offrendo anche un omaggio all'Italia con le cover di Malaga (Bongusto) ed Estate (Martino).

Egberto Gismondi, Academia de danças (Carmo)
Oggi è ritenuto il massimo chitarrista brasiliano di area etno-jazz, ma Egberto Gismondi è anche qualcosa in più: musicista classico aperto a mille influenze, in questo album del 1974 opportunamente ristampato lo troviamo in veste di compositore eclettico (e alle prese con ben otto strumenti, mentre l'orchestra è diretta da Mario Tavares) impegnato in una rilettura delle 'Mille e una notte'. Canzoni brasiliane, ovviamente, ma in una sintesi originalissima tra sinfonismo e avanguardia pop, quasi una sorta di progressive rock verde-oro.

MICHEL GODARD, Castel del Monte (Enja)
Il celebre suonatore di tuba e di serpente omaggia il famoso castello ottagonale, con una banda francoitaliana (Garcia-Fons e Favre da una parte, Trovesi e Minafra dall'altra) attraverso un jazz dalle vivaci coloriture tanto folkloriche quanto sperimentali.

Benny Goodman e Gene Krupa, V-Disc Parties (Nostalgia Arts)
Original 1944 Broadcasts, avverte il sottotitolo: un altro CD composto dalle canzoni (e relativi annunci) di una trasmissione radiofonica (NBC 31 luglio e 7 agosto del 1944) sottratta all'oblio dall'etichetta danese. In pratica due concerti uno degli All Star e del quartetto di Goodman, l'altro della New Orchestra di Krupa: ma i due giganti dello swing ospitano volentieri cantini di gusto pop (almeno secondo i parametri d'allora), tra cui Perry Como, Carmen Miranda e i più jazzistici Mildred Baily, Peggy Mann e Barry Wood. I V-disc del titolo c'entrano relativamente, nel senso che la musica che si ascolta è più o meno la stessa dei 'dischi della vittoria' gli unici che durante la guerra gli artisti americani potevano incidere, non a fini commerciali ma a sostegno delle forze armate.

ANITA GRAVINE, Lights! camera! passion! (Soul Note)
La cantante statunitense rende omaggio alle colonne sonore del recente cinema italiano, illuminando, con la sua voce (e i testi scritti apposta per lei, ovviamente in inglese) le qualità melodiche dei brani stessi. Ottimi i comprimari.

DREW GRESS, Heyday (Soul Note)
Il contrabbassista alla testa del suo quartetto Jagger Sky (Dave Binney al sax alto, Ben Monder alla chitarra e Kenny Wollesen alla batteria) produce un jazz avanzato, dove confluiscono diversi linguaggi all'insegna della novità formale e contenutistica.

GEORGE GRUNTZ, Libermann live at Jazz Fest Berlin (TGB)
Il compositore novantenne Rolf Liebermann (purtroppo deceduto pochi mesi prima dell'uscita discografica) riarrangia in chiave jazz la sua celebre Sinfonia per orchestra e jazz band (1954) per la Concert Jazz Band del pianista svizzero George Gruntz. Ma il cd riserva anche spazio ai brani dello stesso Gruntz con un risultato per molti versi prossimo alla third stream music

Guem, Percussions africaines pour la trance (Le Chant du Monde)
Guem è un percussionista nero che lavora in Francia e che suona contemporaneamente sei tamtam; oltre al gruppo Zaka Percussion ha registrato da solo sette album, tra cui Possession, Musiques de transe, Royal dance e Libertés, che sono appunto quelli scelti per quest'antologia che riporta dunque sedici pezzi incisi tra il 1978 e il 2001. Guem fa tutto da solo, ma sembra di sentire un'orchestra: la potenza espressiva e la capacità, anche su disco, di catalizzare l'attenzione è davvero ipnotica mai come qui il ritmo diventa spiritualità e richiamo all'assoluto e al trascendente.

RUSSELL GUNN, Love Requiem (Highnote)
Il giovane trombettista di East St. Louis firma suo terzo disco, una sorta di concept album dedicato alle pene amorose, in cui la scrittura è compenetrata dalla vena solistica, forse non originale (il modello dichiarato è Freddie Hubbard) ma di certo in linea con l'hard bop più vitale.


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