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Annette Peacock, An Acrobat's Hear (ECM)
Dopo un lungo silenzio torna la pianista, compositrice e folk singer, con un album pienamente jazzistico (anche se non mancano gli elementi della forma-canzone) in cui l'ex moglie di Paul Bley e Gary Peacock canta e suona il piano, accompagnata per la prima volta da un quartetto d'archi (il Cikada String Quartet).

Cesar Pedroso, Pupy, y los que son, son (L'Escalier)
Cesar Pedroso era membro de Los Van Van, il gruppo cubano da trent'anni più famoso all'estero. Ora debutta con un album solista, dove, assieme ad una band energetica, canta, dirige, compone, arrangia, suona il pianoforte. Lo stile è in parte inedito: come avverte il sottotitolo si tratta di 'Timba: the new generation of latin music'. La timba di Pedroso è in effetti uno spettacolare aggiornamento della salsa cubana, ovvero la dance music tropicale, di volta in volta arricchita di jazz, rock, funky, pur mantenendo costante le proprie radici etniche e un gran senso ritmico.

Umberto Petrin e Tim Berne, Ellissi (Splasc(h)
E' di fatto un disco del trio di Petrin (il leader al pianoforte, Giovanni Maier al basso, Roberto Dani alla batteria), in cui s'aggiunge in quattro brani su nove il sax alto di Berne, per vivacizzare le atmosfere più meditative dell'intero cd.

Enrico Pieranunzi, Dedalus' Wings (Challenge)
Il prolifico tastierista italiano si confronta in duo con il collega olandese Bert Van Der Brink (al quale va attribuita la copaternità dell'album); si tratta, come sempre, quando avviene una jam tra musicisti di diversa estrazione stilistica, di un incontro/scontro, dove l'equilibrio del risultato è raggiunto proprio dalla coesistenza di due autorevoli solismi.

Enrico Pieranunzi, Un'alba dipinta sui muri (Egea)
Per il pianista romano un albo in completa solitudine, dalle session al Teatro Pavone (Perugia) nell'ultimo giorno di Umbria Jazz '98, ad ennesima dimostrazione di un cristallino talento di caratura internazionale, in grado di rinnovare il tasterismo jazzistico con un linguaggio davvero personale.

Michel Portal e Martial Solal, Fast Mood (BMG)
I due rappresentanti più autorevoli e singolari del jazz francese da almeno trent'anni in qua: finalmente in duo, hanno modo di estrinsecare la loro arte a vantaggio l'uno dell'altro, in un turbinio controllato di razionalità (Solal) e radicalismo (Portal), rispettivamente al pianoforte e ai sassofoni e clarinetti.

Bobby Previte & Bump, Just Add Water (Palmetto Records)
Diciamo subito che questo è uno dei migliori dischi jazz d'inizio XXI secolo: il noto percussionista di scuola postmoderna newyorchese si circonda di una band eccezionale (Ray Anderson, Marty Ehrilich, Wayne Horvitz, Steve Swallow, Joseph Boxie) per dar vita ad una musica sorridente, ironica, calorosa, quasi recuperando le radici solari afro americane, sia pur in un contesto di raffinato citazionismo da autentica postavanguardia. Virtuosismo strumentale e voglia comunicativa vanno dunque a braccetto per un risultato strepitoso.

Puertorico, Inverno a Honolulu (V2 Records)
A differenza di altri paesi (la Francia ad esempio, per non parlare di Gran Bretagna e Stati Uniti) in Italia è arduo trovare musiche di frontiera o artisti decisi a seguire linee di confine tra generi, scuole, movimenti, tendenze. Per dirla chiaramente, chi fa rock, fa rock punto e basta; idem per il jazzista, salvo rare eccezioni, come per Fresu ( di cui si parla nella recensione accanto), il quale per esempio ha prodotto il penultimo album della Vanoni.
Il caso dei Puertorico ci porta a riflettere sulle difficoltà che il nostro pubblico (sanremese da un latro, discotecaro dall'altro, salvo le nicchie dei veri musicofili del rock, del country, del blues) ha nell'accettare un sound come questo, che va oltre i concetti di pop song o canzone d'autore per avvicinarsi invece ad un ottimo easy listening, che a sua volta si imparenta con svariate atmosfere musicali. Gli undici brani dell'album dei Puertorico infatti richiamano sonorità jazzistiche, latinoamericani, persino da chansonniers parigini, in una miscela che potremmo anche definire lounge venata di tristezza e romanticismo. In questo senso, oltre a un'orchestrazione quasi sempre su tempi lenti, il trio (rinforzato da archi e marimba) s'affida pure a testi (due dei quali in francese) sentimentali dai toni evocativi. E proprio questo lato 'nostalgia' delle canzoni viene sottolineato dalla voce esile ma personale della cantante Paola Maugeri (anche bassista) nello stile delle jazz ladies, mentre gli altri due elementi Thomas Avondo (chitarra) e Massimo Ferrarotto (batteria) forniscono un morbido tessuto sonoro, dove spesso interviene con autorevolezza lo swing del vibrafono di Daniele Di Gregorio, il massimo virtuoso italiano dello strumento. Ne fuoriescono insomma risultati complessivamente incoraggianti, per un disco che in conclusione rompe con molta tradizione canzonettistica per avvicinarsi alle espressioni confidenziali d'Oltralpe e soprattutto d'Oltreoceano.

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