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Enrico Rava, Andata senza ritorno (YVP)
Da sempre musicista di fama internazionale, autore di tre-quattro dischi all'anno (sempre su ottimi livelli) il trombettista torinese (dal 1993 ininterrottamente al 1 o 2 posto nei referendum di "Musica Jazz") firma quest'opera collettiva assieme a colleghi europei e nordamericani: Maurice Magnoni (sax tenore), Serge Lazarevitch (chitarra), Palle Danielsson (basso), Joèl Allouche (percussioni) alla ricerca di una sintesi contemporanea tra hard bop, free, jazz rock.

Redman Taylor Jones, Momentum Space (Verve)
Un incontro storico fra tre esponenti del free jazz: Dewey Redman (sax alto e tenore), Cecil Taylor (pianoforte), Elvin Jones (batteria) danno vita ad un disco ruggente, in cui s'alternano, all'insegna di un'improvvisazione sempre avanzata, momenti poetici, scatti impetuosi, richiami africanisti. La memoria di Coleman e Coltrane dietro l'angolo, per una musica ancora fresca e originale.

THE RIPPINGTONS, Live across America (Peak records)
Un altro disco dal vivo per uno dei gruppi più longevi della musica fusion: il sestetto guidato dal chitarrista Russ Freeman (da non confondersi con l'omonimo pianista anni Cinquanta) infatti è da oltre un decennio fra i preferiti del pubblico medio americano in quel terreno di confine che è la instrumental music, un'etichetta forse di comodo, in cui è facile inserire svariate tradizioni. In effetti anche in questo live, al pari della precedente discografia rippingtoniana, converge un po' di tutto, magari shakerato e ridotto ad una divertente pozione che sta a metà strada fra il moderno easy listening e un arcinoto crossover di stampo jazzistico. Si ascoltano ad esempio echi latino-americani ( Avenida del Mar e South Beach Mambo) oppure pezzi marcatamente fusion anni Ottanta (Summer Lovers e Welcome To The St.James Club) o ancora un triplice omaggio a Jimi Hendrix in pezzi assai brevi (Purple Haze, Fire, Star Spamgled Banner). Non mancano nemmeno il funky (Jewel Thieves), la ballad (Rain) e i riferimenti al pop-rock (Black Diamond, She Lives To Watch). Non esiste un vero e proprio filo logico per l'intero disco, salvo il denominatore comune di un viaggio Coast To Coast (ma in copertina non vengono mai segnalate le località dei concerti, soltanto buffi disegni che fanno riferimento di volta in volta a New York, Washington, il Texas, la Florida, ecc.) che presenta i Rippingtons con due formazioni diverse e con un approccio più vivace ed energetico rispetto alle registrazioni in studio. Pur entro le rigide strutture di una fusion ormai ridotta a cliché sul piano del ritmo, dell'armonia e spesso del fraseggio timbrico, non mancano buoni momenti di improvvisazione jazzistica, dove gli strumenti solisti hanno modo di mettere in luce impeccabili virtuosismi: sono però assoli tecnicamente ineccepibili, ma forse privi di originalità e di sperimentazione e che quindi non aggiungono molto a quanto si conosce già di questa musica. In tal senso il contributo di Freeman alle chitarre è meritevole ed è forse l'unico che vale la pena di segnalare.

Roswell Rudd, Broad Strokes (Knitting Factory)
Il trombonista da sempre dispensatore allo strumento di un free lirico e virtuosistico stila una fattispecie di diario musicale, raccogliendo su questo CD, dal marzo '99 al gennaio 2000, sei differenti incontri con altrettanti contesti orchestrali (dal trio acustico alla piccola orchestra).

Ada Rovatti, For Rent - under the Hat (Apria Records)
Tra le sorprese musicali di questo 2003 che volge al termine troviamo il nome di Ada Rovatti, graziosa jazzista italiana che vive a New York e che proprio durante il 2003 nella Grande Mela ha pubblicato due ottimi cd per l'etichetta Apria Records. Ada Rovatti suona il sassofono sia tenore sia soprano, nonché compone e arrangia quasi tutti i brani di entrambi i dischi. Sono album abbastanza diversi tra loro (difficile sostenere quale dei due sia più bello poiché entrambi risultano di grande valore espressivo) in quanto rivelano le due anime della giovane musicista: da un lato FOR RENT è registrato nel giugno 2002 con la Elephunk Band di dieci elementi, tra cui altre tre donne (fatto abbastanza insolito nel jazz) e un ospite di riguardo come Randy Brecker alla tromba; dall'altro UNDER THE HAT inciso tra il novembre 2002 e il gennaio 2003 presenta un quartetto al quale s'aggiungono tre guest stars del calibro di Mike Stern (chitarra elettrica), di Don Alias (percussioni) e ancora di Brecker (tromba e flicorno). Il primo è decisamente rock oriented con una fusion decisa, sostenuta, ma al contempo raffinata e gradevole che s'avvale di brani popolarissimi, dalla beatlesiana Norvegian Wood (Lennon-McCartney) all'hard-boppistica Moanin' (Bobby Timmons) fino al celebre Gottcha, tema della serie Starsky And Hutch (Tom Scott), non senza dimenticare i cinque originals della leader. Sette su otto sono invece i pezzi firmati da Ada Rovatti nel secondo cd (unica eccezione la notissima They Can't Take That Away From me di George Gershwin) che s'avvicina più al jazz moderno di tipo mainstream, sostenendo comunque sempre una grinta sassofonistica che fa di lei una verace improvvisatrice e un'autentica jazzista nel feeling, nel timbro, nella maturità del fraseggio.

Tony Rusconi Orchestra, Sunset Boulevard (Vm Boxes)
Il batterista milanese dirige una formazione allargata (undici elementi) con un sound incisivo, nel quale convergono diverse esperienze sonore, sempre in dialettica con un genuino desiderio di jazzistica sperimentazione.

Paul Rutherford, The Gentle Harm Of The Bourgeoisie (Emanem)
Opportuna ristampa di uno storico ellepì di free jazz inglese: il britannico Paul Rutherford infatti pubblicò queste 'solo trombone improvisations' (come avverte il sottotitolo) nel 1974 a seguito di un'esibizione dal vivo al teatro Unity di Londra. Si tratta di uno dei primi grandi esempi di musica radicale europea, soprannominata anche di volta in volta free music, creative music, improviseted music, per distinguerla dal più ritmato e meno estremista free jazz afroamericano. Ma le categorie o definizioni non c'entrano: questa è poesia eversiva allo stato puro, con un'ulteriore dose di ironia sociale (il titolo rimanda al film surrealista di Luis Bunuel).

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