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Mr. T-Bone, That's it! (Venus)
Mister trombone (ma t-bone in inglese vuole dire anche bistecca con l'osso!) al secolo Luigi De Gaspari è un giovane cantante e appunto trombonista che ha formato in Italia la Jamaican Liberation Orchestra per dare vita al primo tentativo locale di ska-jazz, ossia alla fusione tra lo swing per grossa orchestra ed uno stile precipuamente giamaicano (tra l'altro anticipatore del reggae e del dub). Il disco, a parte due celebri standard (Libertango e The lonesone road) si snoda attorno a nove pezzi composti dallo stesso T-bone con un risultato complessivamente autentico, partecipe, singolare.

Toots Thielemans, The Live Takes Nicolosi Productions (Just Jazz)
L'ottantenne belga Jean Baptiste Thielmans è il miglior armonicista vivente in ambito jazz, e forse il maggior suonatore di armonica a bocca nell'intera storia jazzistica per la duttilità con cui sa usare lo strumento, di solito relegato al controcanto blues. In questo nuovo album sono raccolti nove standard, alcuni classici (Gershwin, Carmichael), altri recenti (Ivan Lins, Paul Simon, Jaco Pastorius) a dimostrazione del giovanilismo del protagonista, che ha scelto questi brani dal vivo eseguiti tra il 1994 e il 1998 in compagnie di ritmiche illustri, a conferma di una bravura e di un virtuosismo quasi senza tempo, pur nei legami con un suono mainstream e postbop.

Jens Thomas, Plays Ennio Morricone (ACT
)
C'è anche un sottotitolo You can't keep a good cowboy down e, in copertina, i nomi di Paolo Fresu e Antonello Salis rispettivamente alla tromba e alla fisarmonica quali degni comprimari del leader pianista in questo omaggio jazzistico sui generis (con quattro original) all'autore di colonne sonore.

Tommaso Rava Quartet, La dolce vita (CAM)
Accanto a Giovanni Tommaso (basso) ed Enrico Rava (tromba) ci sono Stefano Bollani (piano) e Roberto Gatto (batteria) per un affettuoso tributo alle colonne sonore del cinema italiano degli anni Sessanta in quella chiave postboppistica che ha contraddistinto una grossa fetta del jazz made in Italy.

Tiziano Tononi, We did it, we dit it! (Splasc(h)
Vincitore del referendum 2000 di "Musica Jazz" nel settore del miglior disco italiano, è senza dubbio un trofeo ben meritato che per il percussionista milanese bissa quello del doppi CD dedicato a Don Cherry (Awake Nu, 1997). Qui lo sforzo è ancora maggiore perchè si tratta di tre dischi protesi a omaggiare l'arte del flautista Roland Kirk (1936-77) in chiave sperimentale, con svariati organici.

Gian Lugi Trovesi, Dedalo (Enja)
Il polistrumentista bergamasco non solo è uno dei migliori jazzman italiani, ma vanta soprattutto un riconoscimento all'estero che pochi altri (Rava, Bollani, Fresu, Gaslini) sono riusciti ad ottenere. Merito di un'intelligenza musicale e di un eclettismo geniale, che hanno portato Trovesi in questo caso a dirigere la famosa WDR Big Band di Colonia, in compagnia di Marcus Stockhausen (tromba), Tom Rainey (batteria) e Fulvio Maras (percussioni). Il leader da par suo inforca il sax contralto e i clarinetti basso e alto, in un susseguirsi di emozioni, che metaforicamente paiono rileggere ed incrociare la storia del jazz con quella della musica colta novecentesca.

Gianluigi Trovesi, About a Midsummer Dream (Enja)
Votato nel 2000 'musicista dell'anno' (Premio Pino Candini) tra i jazzmen italiani, il pluristrumentista lombardo corona con quest'album il sogno della carriera di far interagire musica classica, afroamericana e foklorica padana, attraverso il filo conduttore scespiriano, con un esito artistico di raffinata sonorità contemporanea.

Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, In cerca di cibo (ECM)
A distanza di quattro anni da Radici (Egea) si riforma il duo clarinetti-fisarmonica con la prestigiosa etichetta tedesca per dar vita ad un jazz italiano (o meglio europeo) dove gli echi lontani di repertori padani e di generi popolareschi sono mirabilmente compenetrati da un'improvvisazione quasi cameristica.

McCoy Tyner, And the Latin All Stars (Telarc)
Con un basso, tre percussionisti e una front line notevole (Roditi alla tromba, Bartz ai sassofoni, Valentine al flauto), il validissimo discepolo coltraniano si produce in un omaggio alla salsa e al jazz afrocubano, restando, come sempre, fedele a un robusto stile pianistico.



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