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David S. Ware, Surrendered (Columbia)
Una grossa casa discografica produce l'album di un sax tenore già apprezzato nei contesti avanguardisti: un lavoro in quartetto nel solco del free jazz e della lezione strumentistica del grande Sonny Rollins.

Bobby Watson, Quiet as it's kept (Red Records)
Ritenuto fin dagli anni Ottanta, un grande sassofonista, Watson conferma le doti di improvvisatore al contralto e al soprano, in un brillante contesto di hard bop aggiornato, con un risultato che ha già fatto parlare di estroversa accattivante semplicità.

Bobby Watson e Tokyo Leaders Big Band, Live at Someday in Tokyo (Red Records)
Il plurisassofonista afroamericano dirige una grossa orchestra di soli jazzmen nipponici su un invito del direttore del Someday Club nella capitale giapponese: Watson sceglie e arrangia brani tutti suoi, con un risultato spettacolare, grazie ad una forte vena propulsiva, soprattutto in senso ritmico.

Bill Wells Trio, Also in white (Geographic)
Il trio è composto da Bill Wells (piano ed effetti elettronici), Robert Henderson (tromba) e Stevie Jackson (armonica e chitarra) e suona in questa formazione in otto dei dieci brani presenti. Solo nel primo e nell'ultimo l'organico si allarga rispettivamente ad altri due e tre musicisti. Ma il discorso comunque non cambia, nel senso che la musica del trio è una sorta di fantastica neo-lounge con forti reminiscenze jazzistiche e con un'atmosfera carca di forte malinconia. Non è affatto un disco leggero: anche se estremamente piacevole, l'interplay fra tastiere e armonica (o tromba) rivela tristezza, meditazione, disincanto.

Randy Weston, Khepera (Verve)
Spicca la seducente vena neomelodica in questo disco dell'ormai anziano pianista, che fu il primo ad introdurre nel linguaggio jazzistico le strutture di remote musiche africane, oggi interrelate anche da suggestioni orientaleggianti; infatti nel tipico quintetto, oltre al sax di Pharoah Sanders (altro grande pioniere dell'etnojazz), troviamo Min Xiao Fen alla p'ip'a (strumento a corde).

Cassandra Wilson, Traveling Man (Blue Note)
Uno dei migliori tributi a Miles Davis grazie alla vocalist del Mississippi, la quale, con un organico assai vasto (e di ottima caratura) omaggia i vari periodi (cool, modale, funky) del celebre trombettista con brani celeberrimi ed un paio di originali.

World Saxophone Quartet, M'Bizo e Selim Sivad (Justin Time)
Due CD di affettuoso tributo per il maggior quartetto sassofonistico d'estrazione afroamericana: nel primo caso è per il contrabbassista sudafricano Johnny Dyani (1945-1986), con tanto di coro, sezioni accompagnatrici, ensemble percussivo; nel secondo per Miles Davis con quattro ritmi (tra cui la batteria di DeJohnette).

World Saxophone Quartet, Requiem for Julius (Justin Time)
Il titolo chiarisce fin da subito l'intento del disco: commemorare il sassofonista Julius Hemphill prematuramente scomparso e per dodici anni (fin dalla costituzione) una colonna portante del gruppo medesimo, che comunque non perde le sue peculiarità di jazz avanguardista dalle molteplici suggestioni fortemente comunicative. La formazione attuale: John Purcell, Oliver lake, David Murray, Hammiet Bluiett.


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