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2 giugno 2010

La morte ai bordi della piscina: Brian Jones


Una serie di biografie dedicate al fondatore dei Rolling Stones, tra cui, Paint It Black: The Murder of Brian Jones, di Geoffrey Giuliano, e Blown Away: the Rolling Stones and the Death of the Sixties), sostengono che la morte di Brian Jones non fu affatto un incidente: qualcuno spinse la sua testa sott'acqua, nella piscina, e ve la trattenne mentre la bionda rock star lottava invano per la sua vita.
Alla morte di Brian Jones, e negli anni immediatamente successivi, i media produssero una serie di trame piuttosto elaborate, che partivano dalle ipotesi più varie e bizzarre: una congiura ordita dai compagni di gruppo Mick Jagger e Keith Richards, per esempio, oppure una serie di riti magici e contatti con l'occulto che si erano rivelati, alla fine, fatali. Alla luce delle recenti rivelazioni, invece, sembra che i sospetti maggiori debbano cadere su alcuni personaggi dell'entourage che gli Stones avevano messo assieme nei tardi anni Sessanta.
Gli Stones, al pari di molti altri loro colleghi, amavano in quel periodo circondarsi di gente dura e senza scrupoli per accrescere, in qualche modo, la loro fama di band ribelle e anticonformista. E fu proprio uno degli uomini di questa "milizia" il probabile responsabile della morte di Brian Jones.
Tom Keylock, ex paracadutista addestrato alle tecniche di combattimento, era uno degli autisti del gruppo e il responsabile del servizio di sicurezza delle Pietre Rotolanti. Quando Mick Jagger si mise alla ricerca di qualcuno a cui affidare i lavori di costruzione di un nuovo muro di cinta per la sua fatiscente casa elisabettiana di Stargroves, Keylock ingaggiò un vecchio compagno di scuola, Frank Thorogood, per eseguire i lavori. Quando Thorogood portò a termine il suo incarico passò alle dipendenze di Keith Richards, per effettuare lo stesso lavoro intorno a Redlands, la dimora del chitarrista. Di corporatura robusta e con un'incipiente calvizie, Thorogood era un uomo indurito dal servizio militare, per nulla abituato agli agi e alla ricchezza, e quando iniziò a lavorare per gli Stones gli sembrò di essere arrivato in paradiso. Cominciò a rubare qualsiasi cosa gli capitasse sotto mano, compresa una delle chitarre preferite di Richards. In breve tempo tutti i componenti dello staff degli Stones, le loro ragazze e i loro amici, svilupparono una profonda avversione nei suoi confron-ti: c'era qualcosa di sinistro in Frank. Quando Richards si accorse di essere stato sistematicamente derubato decise di licenziare Thorogood, ma il compito non si presentava affatto facile. L'uomo era un grande amico di Keylock, che a quel tempo era al servizio di Richards come autista, e Keylock fece in modo che Thorogood potesse rimanere il più a lungo possibile sul libro paga degli Stones. Così, invece di licenziano Keith lo raccomandò a Brian, che aveva bisogno di qualcuno che fosse in grado di effettuare dei lavori di ristrutturazione per la casa che aveva appena acquistato, a Crotchford Farm. Fu proprio su Thorogood che, da principio, caddero i primi sospet-ti della polizia, chiamata a indagare sullo strano incidente capitato a Jones. E sembra che l'uomo, in punto di morte, abbia Confessato la sua colpa a Keylock, come riportato nel libro di  Terry Rawlings Who Killed Cristopher Robin? Questo e altri libri dedicati agli Stones suggeriscono che la morte di Brian apparve, fin dall'inizio, molto sospetta, e sebbene nessuno di essi concordi completamente su quello che accadde la notte del 2 luglio 1969, i vari autori hanno raccolto un numero di testimonianze sufficienti a fornire una buona istantanea di quegli eventi.
L'8 giugno Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts si recarono alla fattoria di Jones per comunicargli la decisione di escluderlo definitivamente dal gruppo che aveva fondato e al quale aveva dato il nome. I tre pensavano che Brian, con il suo continuo uso di droghe, avesse messo a repentaglio il futuro della band, e che il suo contributo in sala di registrazione era ormai diventato pressoché nullo. Ironicamente, la cacciata di Brian fu seguita, negli anni Settanta, da una lunga serie di album mediocri, incrinati dall'incessante eroinodipendenza di Richards. In realtà Jones, sebbene bevesse ancora si era completamente sbarazzato delle droghe.
Era, in quel periodo, in uno stato mentale molto fragile: non si era, infatti, mai ripreso realmente dal fatto che Keith gli avesse portato via il suo grande amore, Anita Pallenberg; era scosso dalla decisione dei suoi vecchi compagni d'avventura e terrorizzato dalle continue persecuzioni subite dalla polizia. Brian non era certo capace di trattare con gente dura come Thorogood e l'uomo trasse subito vantaggio da questa situazione. Nel giro di pochi giorni si trasferì a Crotchford come supervisore dei lavori di costruzione. Portò con sé un paio di amici da Londra e assunse alcuni lavoratori locali per sistemare il tetto della fattoria e la rete fognaria. Gli uomini trascorrevano la maggior parte della giornata bevendo e scherzando e quel poco di lavoro che veniva effettuato, era fatto male. Una trave installata nella cucina, per esempio, cadde dopo qualche giorno e quando Brian chiese a Thorogood di acquistargli un arredamento, lui ne ordinò due - uno per lo Stone e un altro per sé. Era un trucco che aveva già usato in passato ai danni di Richards e aveva sempre funzionato. Quando Brian si lamentò di questo, Thorogood lo implorò di perdonarlo e Jones, invece di licenziarlo, cedette. Frank giocava di continuo con la costante paranoia di Brian: una volta nascose un gatto morto, con gli occhi strappati, dentro una credenza e arrivò a tali eccessi che gli amici di Brian si rifiutarono di mettere più piede alla fattoria fintanto che Thorogood e i suoi "cowboy" fossero rimasti lì.

Il 2 luglio Thorogood si recò agli uffici degli Stones per ritirare il proprio salario e quello dei suoi collaboratori. Ma venne informato che quella sarebbe stata la sua ultima busta paga. Brian, infatti, li aveva licenziati tutti, anche se non aveva avuto il coraggio di comunicarlo di persona. Il confronto tra i due sembrava comunque inevitabile. Più tardi, quella sera, Jones cercò di calmare le acque invitando Thorogood e la sua ragazza a bere un bicchiere. Un vero e proprio piccolo party prese vita quella sera, come venne descritto nel libro di Nicholas Fitzgerald Brian Jones: the Inside Story of the Original Rolling Stone. Questi era un vecchio amico di Brian e quella sera era arrivato con il suo autista alla fattoria, dopo aver ricevuto una serie di messaggi telefonici pieni di panico, in cui Jones gli diceva di essere in grave pericolo. Fitzgerald ricorda la presenza di almeno cinque persone attorno alla piscina, al momento della morte di Brian. A.E. Hotchner, autore di Blown Away: The Rolling Stones and the Death of the Sixties rintracciò uno degli operai di Thorogood ma questi, oltre a pretendere duecento sterline per la sua testimonianza, si rifiutò di rivelare il suo vero nome.
"Marty", così si fece chiamare, disse a Hotchner: "Alcuni di noi tornarono a casa di Jones quella sera, dopo il lavoro, con le mogli e le proprie ragazze". Questa dichiarazione contrasta apertamente con la versione ufficiale, secondo la quale solo Thorogood e la sua ragazza, Brian e Anna (la sua compagna di allora) erano presenti.
Oggi ci ritroviamo con un certo numero di testimonianze di quanto accadde: quella di Fitzgerald, pubblicata nel suo libro ma mai riferita alla polizia; quella dell'anonimo "Marty", così come era stata fornita a Hotchner e un paio di altre anonime versioni, tra cui quella data a Geoffrey Giuliano da uno degli operai, che sosteneva di aver ucciso Jones insieme a Thorogood.
La confessione di "Marty" svela comunque che: "Un paio di ragazzi, in particolare, ce l'avevano a morte con Brian. Gli erano stati alle costole per settimane, stuzzicandolo e insultandolo, chiamandolo 'ricca checca' o cose del genere. A quei due piaceva rubare sempre qualcosa a Brian, e di solito finivano la loro giornata portandosi via, nascosti sotto la camicia, qualche bottiglia o qualche asciugamano presi in casa. A ogni modo, quella notte, Brian stava nuotando da parecchio tempo. Era un bravo nuotatore, molto meglio di tutti noi, e le ragazze lo guardavano ammirate, anche perché lui era una celebrità. I miei due compagni, sempre più ubriachi, sembrarono irritati da quello che stava succedendo e così iniziarono a molestare Brian, afferrandogli una gamba, dicendogli cose maligne e in maniera piuttosto brusca. Da principio non vi prestai molta attenzione ma, quando le cose si fecero un po' più pesanti, le ragazze iniziarono a dire a quei due di lasciare in pace il ragazzo. Questo comportamento non fece altro che aumentare la rabbia dei due e, a quel punto, Brian tentò di uscire dalla piscina. Loro non glielo permisero e continuarono a respinger-lo lontano dai bordi della vasca e, al tempo stesso, a spingerlo sott'acqua. E più Brian opponeva resistenza e più quei due insistevano. Gli immergevano la testa sott'acqua e poi lo lasciavano riemergere per pochi secondi, per farlo respirare. E poi lo spingevano ancora giù. Immagino che volessero soltanto spaventarlo ma più il tempo passava e più il loro accanimento sembrava aumentare. Alla fine uno di loro voleva tirar fuori Brian dalla piscina, ma l'altro non era d'accordo. Le cose si stavano spingendo troppo oltre e a un certo punto sentii qualcuno dire 'è annegato' e un altro aggiunse 'andiamocene di qui'.
"Così tornammo velocemente alle nostre macchine e scappammo in fretta e furia. Ma sono convinto che quei ragazzi si lasciarono prendere la mano e quello che successe non fu un incidente. Voglio dire, sapevano che stava inghiottendo sem-pre più acqua ma erano come impazziti. Certo, avevano impa-rato a odiarlo per la sua ricchezza, per il fatto che non doveva lavorare e aveva intorno sempre belle donne. Detestavano lavorare per lui, per piccole somme, ed essere sempre guardati dall'alto in basso, come se fossero soltanto delle merde. Certe volte Jones si comportava in maniera proprio arrogante. Ti passava vicino e non ti salutava nemmeno. Ho sempre pensato che quel tipo, tutto sommato, fosse a posto, ma c'era gente che lui aveva trattato in modo sbagliato. Ma avrebbero dovuto spaventano e basta".
Il racconto di "Marty" è sostanziato anche dalla confessione resa a Geoffrey Giuliano dal misterioso Joe. "Io e Frank stavamo parlando con Jones di nuoto subacqueo. Eravamo ubriachi e non sapevamo quello che stavamo facendo. E quel ragazzo era diventato, improvvisamente, la nostra fottuta vittima. 'Bene, così sai nuotare sott'acqua, vero? E sei anche fottutamente bravo...' Così lo spingemmo sotto e ce lo tenem-mo per un p0'..." Joe descrive in dettaglio tutti i particolari: di come Brian li avesse supplicati e avesse lottato mentre i due lo tenevano sott'acqua anche per dieci, quindici minuti. Nel frattempo, la festa intorno a loro continuava e nessuno capì che Brian era in grave pericolo. Così due otre delinquenti, per caso, spensero la vita di Brian Jones. Uno di loro è ancora in libertà, così come molti degli apparenti testimoni di questo crimine.
E forse è venuto il momento di riaprire l'inchiesta sulla "strana" morte di Brian Jones.