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STEPHEN KING: IL RE DEL ROCK'N'ROLL...di Stefano Marzorati


"Ho bisogno di un po' d'azione. Sono stufo di starmene immobile a cercare di scrivere questo libro".
Dancing in the Dark, Bruce Springsteen).


Il titolo di questo breve intervento riprende un appellativo che venne utilizzato per la prima volta dai mass media a proposito di Elvis Presley e venne di seguito affibbiato, di volta in volta, ad altri artisti emersi grazie a questo genere musicale. E' un'etichetta che sa molto di anni '50, e in questo caso ci sembrava molto azzeccata perché proprio da qui, e non solo per rimandi biografici diretti (lo scrittore é nato nel 1947), potrebbe partire la storia del rapporto di amore e di passione che King ha nutrito nei confronti della musica degli ultimi cinquant'anni. Due sono le ragioni che giustificano l'affermazione dell'esistenza di un connubio forte e indissolubile tra King e il rock.
La prima riguarda lo stile ed é sintetizzabile nelle parole di Craig Spector (che assieme a John Skipp forma la coppia più famosa della letteratura splatterpunk): "L'orrore é il rock'n'roll della fiction. L'uno e l'altro dividono lo stesso tipo di qualità estetiche. Hanno un sacco di energia, un ritmo definito e la tendenza a uscire dai margini".
stephenkingEbbene, King sembra avere sottoscritto in pieno questa tesi. La seconda ragione, ed é forse la più fondamentale, tocca il percorso personale dell'autore, coinvolge lo Stephen King ascoltatore, l'uomo che confessa, in una vecchia intervista: "La radio, e, in particolare, la musica, mi rendevano reale come ragazzo. E' grazie a loro che ho scoperto la mia identità. Allunghi le mani e trovi qualcosa che ti appartiene ed é tuo. E' difficile da spiegare, ma é come un paio di scarpe che ti vanno bene. Il mio primo disco era una versione a 78 giri di "Hound Dog", di Elvis Presley. Da quel momento in poi sapevo quello che volevo e volevo tutto quello che potevo avere".
Lo spirito e la musica degli anni Cinquanta e Sessanta pervadono, dunque, gran parte della scrittura di King. In molte pagine de Il corpo, per esempio, la short novel diventata anche un film con il titolo di Stand by Me, coprotagonista del racconto diventa la radiolina che, nel rifugio dei quattro ragazzi protagonisti, trasmette in continuazione i successi del momento. Quei brani trasmessi alla radio sono gli stessi che accompagnavano i pomeriggi d'estate di King, da solo o con gli amici, a casa o nel rifugio costruito sull'albero prediletto. E' quindi naturale che King le immetta sotto forma di citazioni. Il corpo é un racconto di iniziazione alla vita adulta, che descrive il momento terribile di passaggio dalla visione innocente dell'infanzia ai nuovi temibili interrogativi posti dalla maturità. Qui il collegamento tra King e la musica diventa ancora più essenziale e l'autore di Bangor, con Il corpo, sembra aver dato il via alla stesura di una personalissima storia del rock'n'roll. La presenza della morte pervade le pagine de "Il corpo" così come pervade le cronache musicali della fine degli anni Cinquanta. Fu, infatti, proprio una serie di eventi luttuosi (cominciati con la scomparsa prematura di Buddy Holly, Richie Valens e The Big Bopper in un disastro aereo) a decretare, nel 1959 , la prima morte del rock'n'roll, il primo scontro tra gli ingenui sogni di love and happiness contenuti nelle canzoncine e il duro peso degli eventi della realtà. E il rock'n'roll cadavere de Il corpo risorge in Christine, storia di un'automobile, una Plymouth Fury, "posseduta' che a sua volta 'possiede' l'anima di un teen-ager imbranato e infelice che é alla ricerca di un' impossibile redenzione o emancipazione personale (sembrerà strano ma l'attore che impersonava Arnie nel film di Carpenter tratto dal romanzo, Keith Gordon, aveva l'aspetto di Buddy Holly... Una coincidenza?). Il rock'n'roll dato per morto, non solo quello più trasgressivo e primitivo ma anche le più innocue forme e mutazioni pop che il businness discografico aveva stimolato, torna dunque dalla tomba all'inizio degli anni '80, l'epoca in cui King ambienta la vicenda di "Christine." E' lospirito di un 'epoca passata che vibra attraverso il corpo anacronistico della macchina e attraverso i suoni, anch'essi diabolicamente anacronistici, che provengono dalla radio incastrata nel cruscotto dell'auto, una radio che trasmette solo e unicamente vecchi successi degli Everly Brothers e di altri idoli per teenagers. Lo stesso spirito che, in un'ansia di sopravvivenza, di ritorno, fa girare al contrario le lancette del contachilometri.

king "Il rock'n'roll é qui per rimanere" recitava il ritornello di un pezzo da classifica del 1959, ma l'autore, Danny Rapp,si sparò un colpo di pistola, ventiquattro anni più tardi, nello squallore di una stanza di motel, solo e senza più soldi, amici, e fama. Di lui e di tanti altri che se ne sono andati rimangono le canzoni, pervase da un alone di nostalgia che, qua e là, sembra contaminarsi con ben più sinistre premonizioni. Il Mietitore, sembra dirci King, é salito sul palco, non invitato, e da questo mompento in poi, lo spettacolo non sarà più lo stesso. Se i favolosi christineanni Cinquanta sono protagonisti di Christine, in L'ombra dello scorpione la lancetta del tempo si é spostata in avanti, intorno ai primi anni '70. Randall Flagg è il diavolo, uscito direttamente dallo spartito di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Quegli stessi che celebrarono, in modo metaforico, la fine della generazione e del sogno di Woodstock con il festival di Altamont, nel 1969, e con la tragedia dello spettatore assassinato dal servizio d'ordine degli Hell's Angels californiani . Il sogno già incrinato ora si trasforma in un vero e proprio incubo incarnato nella figura di Flagg, che vaga per le strade d'America a portare il seme dell'apocalisse, usando le armi dell'inganno e dell'artifizio, della seduzione e della menzogna. Ed é proprio in L'ombra dello scorpione che uno dei personaggi protagonisti dà voce all'autore quando esclama: "Sicuro, gli anni '60, quelli sì che erano bei tempi: i figli dei fiori, 'facciamo pulizia con Eugene McCarthy'. Ridatemi gli anni Sessanta e gli Ottanta ficcateveli dove dico io".
Per King ora il discorso si fa ancora più legato alle proprie vicende personali, quelle di un King ormai adulto, impegnato al campus universitario, entrato nella fase della maturità della vita adulta. Sono gli stessi anni in cui prendono corpo i sogni di cambiamento favoleggiati dalla nazione di Woodstock e dai suoi reduci, gli anni dell'innocenza, dell'impegno politico e personale per cambiare il mondo e "allargare l'area della coscienza". Ma sono anche anni in cui si fa strada (complici fatti luttuosi come la strage di Bel Air a opera della Famiglia di Charles Manson) la piena consapevolezza dell'innocenza infranta, che non potrà più essere recuperata se non attraverso il ricordo, che diventa magico proprio perché inteso come unico talismano per proteggersi dai tempi moderni, crudeli e ingiusti. Lo spirito del flower power, della rivoluzione pacifica si reincarna, in L'ombra dello scorpione, nei personaggi positivi della vicenda, quei sopravvissuti alla catastrofe che si battono per ricostruire il mondo a partire dal proprio, e che rimangono i soli a opporsi alle arti nere del malvagio Flagg e dei suoi accoliti. In "L'ombra dello scorpione' (ma anche in un romanzo firmato con il celebre pseudonimo di Richard Bachman, L'occhio del male") King utilizza anche uno dei cardini della cultura rock degli anni '70: il viaggio inteso come fonte di esperienza, di arricchimento interiore, spirituale. Come se volesse rendere ancora più chiari i suoi intenti, King infila nel corpo del romanzo citazioni in abbondanza, che coprono un arco di tempo che va dalla fine degli anni Cinquanta agli inizi degli anni '80. Ii romanzo inizia con la citazione di un verso di Don't Fear the Reaper dei Blue Oyster Cult, che bene ci introduce il lettore all'apocalisse imminente che lo attende nelle pagine successive. Ma nel romanzo vengono citate anche canzoni di Bruce Springsteen, Bob Dylan, Buddy Holly, Chuck Berry, Simon & Garfunkel, i Drifters, i Creedence Clearwater Revival. L'attaccamento emotivo di King alla materia é forse troppo forte perché Flagg abbia il sopravvento e così, alla fine, dopo dolore, miseria, separazioni e altro, in qualche modo i buoni la spuntano, in un finale niente affatto consolatorio. Il buon rock'n'roll vince sempre, alla fine. E King sembra attaccarsi disperatamente a questa fede.

ROCK'N'ROLL NELLA ZONA MORTA...

Stephen King come appassionato di rock. Lo scrittore suona in un gruppo (i Rockbottom Remainders) che ama esibirsi durante le convention maximumdi scrittori e librai a scopi benefici, proponendo cover di classici degli anni '70. Del gruppo ha fatto parte anche Matt Groening, l'autore de I Simpsons, e rimangono memorabili alcuni concerti in cui, ad accompagnare King e compagni sul palco, sono intervenuti personaggi come Al Kooper e Bruce Springsteen. Memorabile la maglietta che King ha ideato per il gruppo, con una frase stampata sul retro che suona pressappoco così: "Questa band suona come i Metallica scrivono libri". Questo stesso amore lo spinse, nel 1987, ad acquistare una stazione radio di Bangor in fallimento e a trasformarla in un'emittente specializzata esclusivamente in musica rock. WZON, questo il nome della stazione, ha trasmesso per alcuni anni, fino alla sua chiusura avvenuta qualche anno fa. King, infine, ama citare come suoi ascolti preferiti gli AC/DC (di cui usò molte canzoni per la colonna sonora del suo "Brivido'); i Ramones (presenti in Pet Sematary- Cimitero vivente con Sheena is a Punk Rocker e l' omonima title track composta per l'occasione), il rock'n' roll anni Cinquanta, certo heavy metal, Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen, i Green on Red, Tom Waits. D'altra parte anche i musicisti rock amano King: basti pensare a Scott Ian, chitarrista degli Anthrax, che colleziona tutte le prime edizioni delle sue opere e che compone brani tratti espressamente da racconti e romanzi kinghiani. E infine, gli stessi Ramones, da sempre accaniti lettori dei romanzi di King. Personaggi rock kinghiani ovvero musicisti che appaiono nelle sue storie: Larry Underwood, il cantante di L'ombra dello scorpione, che all'inizio del libro sembra essere a un passo dal successo ma vede poi svanire i suoi sogni di gloria e di danaro a causa dall'epidemia; la centenaria Abigail Trotts, la guida dei sopravvissuti, la madre buona che li condurrà verso la terra promessa, che si diverte a cantare blues e gospel. In It uno dei protagonisti, Richie Tozier, fa il disc- jokey. Ne Il talismano appare invece il bluesman "Svelto" Parker.

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