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Il sito ufficiale di Joe Lansdale

Robert R. McCammon intervista Joe Lansdale

intervista di Paula Guran apparsa su Darkecho

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Bubba Ho-Tep.com


 
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IL RE E' TORNATO..., di Luca Crovi

Vi sono molte leggende su Elvis. Alcune riguardano la sua strana morte, altre la sua nuova vita. Nel mezzo sta quello che ha descritto lo scrittore Joe R. Lansdale in un romanzo breve intitolato Bubba Ho-Tep, che verrà prossimamente pubblicato in Italia da Addictions e dal quale è stato tratto un omonimo film di Don Coscarelli con Bruce Campbell come protagonista. Il film è stato uno degli elementi di punta del recente festival Trieste dal giallo al noir svoltosi a Trieste dal 30 al 31 maggio e si candida a diventare ben presto un vero e proprio cult movie. Le prime proiezioni al Toronto Film Festival, al Festival del Cinema Fantastico di Bruxelles e al Festival del Noir di Trieste hanno letteralmente sbalordito gli spettatori in sala. Lansdale e Coscarelli sono infatti riusciti a creare una piacevole mistura di rock and roll, humour e horror tanto che il film negli Stati Uniti si è già guadagnato i due prestigiosi Comedy Academy Award come miglior horror-comico dell’anno, quello per la miglior interpretazione assegnato a Bruce Campell (che sembra nato per interpretare Elvis e ne riproduce a meraviglia sia l’andatura che il modo roco di parlare) e quello per la miglior sceneggiatura attribuito a Don Coscarelli. Ed essendomi personalmente scarrozzato sino al Museo Revoltella di Trieste per poter assistere all’anteprima notturna di questo cult posso dirvi che nessuna delle vostre attese resterà non appagata appena la pellicola verrà distribuita in Italia. Bubba Ho-Tep è stato girato a basso costo ma merita già di diritto di essere schierato a fianco di classici come Un lupo mannaro americano a Londra o Sospesi nel tempo e ci auguriamo anche che il regista Don Coscarelli (già resosi protagonista della fortunata saga di Phantasm) riesca nell’impresa di trasporre al cinema anche un altro classico lansdaliano come La notte del Drive In.

Ma veniamo anzitutto al racconto originale dal quale il film ha preso spunto e del quale vi daremo di seguito un breve assaggio in attesa che venga pubblicato in Italia da Addictions.
Joe R. Lansdale immagina che Elvis Presley non sia morto e abbia scambiato con un suo sosia il proprio destino e che viva ora in una casa di riposo, ossessionato dai ricordi del suo successo, turbato da libidini sessuali, desideroso di tornare in qualche modo sul palco a riesibirsi, inascoltato dalle infermiere e dagli altri degenti che lo considerano un pazzo e un visionario. Altrettanto matto è il suo vicino di stanza John Fotzgerald Kennedy, un vecchietto che è convinto di essere il celebre presidente degli Stati Uniti, sopravvissuto all’attentato e trasformato dalla Cia in un uomo di colore. J.F.K. sostiene che gli agenti dei servizi segreti gli hanno rubato una parte del suo cervello e che la custodiscono per esperimenti all’interno della Casa Bianca, mentre il suo corpo è stato pigmentato per impedirgli di poter dimostrare in qualche modo la sua vera identità. I due arzilli vecchietti dovranno però vedersela con un “matusalemme” più pestifero e pestifero di loro: la mummia di Bubba Ho-tep che risvegliatasi nelle acque del fiume adiacente al pensionato, decide di riappropriarsi della propria vita nutrendosi dello spirito degli esseri umani e che ha scelto come base per attaccare le sue vittime nientemeno che i cessi della casa di riposo. Riuciranno Elvis e J.F.K. a sconfiggere Bubba Ho-Tep e a rispedirlo all’inferno? Di più non possiamo raccontarvi per mantenere un po’ di suspense, ma anche perché ci piace farvi friggere a fuoco lento sulla graticola dell’attesa. Possiamo solo aggiungere che vedrete Elvis combattere contro scarafaggi giganti e dibattersi fra le lenzuola per difendersi da sadiche infermiere… Per non parlare poi del duello finale, in puro stile western con da una parte la decadente mummia di Bubba Ho-Tep (con tanto di Stetson in testa e di colt alla cintura) e dall’altra The Pelvis vestito di bianco e munito di trespolino deambulante e l’inseparabile J.F.K. in carrozzina elettrica. Il racconto originale e il film si integrano a vicenda e Coscarelli è stato fedelissimo al plot e ai dialoghi stesi da Lansdale mentre Cambpell riesce a regarlarci una nuova icona del cinema horror-comico, degna dell’Ash che l’ha reso famoso nel ciclo de La Casa di Sam Raimi. Presente all’anteprima di Trieste (alla quale è seguito un mini tour che ha toccato le città di Cremona e Milano, dove ha avuto occasione di presentare il romanzo Bad Chili, ennesimo episodio della scanzonata serie noir dedicata ai detectives per caso Hap Collins e Leonard Pine) Joe R. Lansdale ha spiegato al pubblico in sala le ragioni che l’hanno convinto a dedicare un libro e quindi un film a un personaggio come Presley: “Credo – ha dichiarato Big Joe – che nessuno dei fans di Elvis sia mai stato contento della sua morte. Una morte ingloriosa visto che è deceduto sulla tazza del cesso. Una morte improvvisa, assurda che male si lega con il suo mito. L’America e in particolare il Texas (il paese nel quale sono cresciuto e vivo tutt’ora) amano i miti e le leggende e quindi ho voluto regalare una nuova vita e una nuova morte a Elvis. Una morte gloriosa per quanto possibile. Mi piaceva anche l’idea di farlo incontrare con un altro eroe del “sogno americano”: J.F.K. Mi piaceva l’idea di farli incontrare, smentire la leggenda secondo cui J.F.K. non amasse la musica di Elvis e soprattutto mi piaceva che quest’ultimo si facesse raccontare dal presidente qualche particolare piccante del suo rapporto con Marilyn Monroe. Mia sorella ha conosciuto personalmente Elvis, lavorando a lungo per la Sun Records per cui ho potuto attingere anche a un “background familiare” per stendere il mio folle Bubba Ho-Tep. Sì, avete capito bene folle, perché non si può pensare che sia una cosa normale vedere un Elvis Preslety di settant’anni che fra le lenzuola è costretto a subire l’ingiuria di un enorme bubbone che ha minato per sempre la su virilità. Così come è folle pensare che nella stessa casa di riposo dove è rinchiuso si aggirino altri vecchietti convinti di essere Lone Ranger e John Dillinger. Troppo spesso gli anziani ci vengono descritti come cose usate, andate a male, dismesse, parcheggiate in un ricovero. Mi piaceva l’idea di trasformarli in un pugno di eroi che potessero riscattarsi con una grande missione. Una missione che riescono a compiere nonostante la loro età e i loro acciacchi, combattendo un essere più vecchio di loro: la mummia di Bubba Ho-Tep… Sono molto contento del risultato del film, Don e e Bruce hanno fatto un lavoro incredibile e credo che il film sia molto divertente dalla prima scena all’ultima nonostnate sia stato girato con pochi soldi e quasi nesssun effetto speciale. E pensare che quando Don è venuto a chiedermi la possibilità di adattare il mio racconto gli ho subito detto: “Hey man, sei matto! Vuoi che io rubi i tuoi soldi? E’ impossibile realizzare un film da quel racconto!” Sono riusciti a stupirmi e i due sono così pazzi che adesso stanno pensando di portare sullo schermo il mio La notte del drive in… Dal canto mio ho quasi finito di pensare al terzo capitolo della saga del Drive In e posso anticiparvi che ne ho in cantiere anche un quarto, ma dovrete pazientare un po’ per leggerli... prima devo portare a termine altri progetti non meno visionari. Credo che ne vedrete ancora delle belle!”.

BUBBA HO-TEP, di Joe R. Lansdale
(anticipazione dal volume edito da Addictions, traduzione di Sebastiano Pezzani, si ringrazia Andrea G. Colombo per la concessione)

…Elvis faceva fatica a pensare a se stesso o alla vita in un contesto che non fosse la fogna, visto che spesso era troppo stanco per evitare di farsela addosso nel sonno, svegliarsi in un mare di piscio o di merda, in attesa che le infermiere o gli assistenti venissero a pulirgli il culo. In quel momento se ne rese conto. Tutto d’un tratto si accorse che erano anni che lo davano per morto…
…Elvis chiuse gli occhi e pensò che si sarebbe svegliato da un brutto sogno ma così non fu. Riaprì gli occhi lentamente e vide che si trovava ancora dov’era prima e che le cose non erano migliorate. Si sporse in avanti e aprì il cassetto del comodino e ne estrasse uno specchietto rotondo e si guardò.
Era uno spettacolo orrendo. Aveva i capelli bianchi come il sale ed era terribilmente stempiato. Aveva delle rughe profonde abbastanza per nascondere dei lombrichi in tutta la loro lunghezza, quelli grandi, quelli che strisciavano di notte. Le labbra carnose non erano più carnose. Sembravano la pappagorgia di un bulldog, dal tanto che sbavava. Si trascinò la stanca lingua da una parte all’altra delle labbra per asciugarsi la bava e si accorse, guardandosi allo specchio, che gli mancavano un bel po’ di denti.
Maledizione! Come aveva fatto il Re del Rock’n’Roll a ridursi così?...
…Entrò l’infermiera dalla carnagione color cioccolato e dalle tette come pompelmi. La sua uniforme bianca emetteva lo stesso crepitio di quando si fanno le carte. Sulla sua testa il cappellino da infermiera aveva una inclinazione che la diceva lunga sul suo amore per l’umanità, sul fatto che guadagnasse bene e prendesse l’uccello regolarmente. Sorrise a Callie e poi a Elvis. “Come sta oggi, Signor Haff?”
“Bene” disse Elvis. “Ma preferirei mi chiamasse Signor Presley, oppure Elvis. È una vita che glielo ripeto. Non mi faccio più chiamare Sebastian Haff. Non cerco più di nascondermi.”
“Certo”, disse la bella infermiera. “Ne ero al corrente. Me l’ero scordato. Buon giorno, Elvis.”
La sua voce grondava sciroppo di sorgo. Elvis avrebbe voluto colpirla con la padella.
L’infermiera si rivolse a Callie: “Non lo sapeva che abbiamo una celebrità qui, Signorina Jones? Elvis Presley. Lo conosce, vero? Il cantante di Rock’n’Roll…”
“L’ho sentito nominare” Callie disse. “Pensavo fosse morto.”
Callie tornò alla cassettiera e si accucciò per lavorare vicino al cassetto più basso. L’infermiera guardò Elvis e sorrise di nuovo ma si rivolse a Callie. “In effetti Elvis è morto e il Signor Haff lo sa bene. Non è vero, Signor Haff?”
“No, cazzo!” sbottò Elvis. “Sono qui. Non sono morto, non ancora.”
“Senta, Signor Haff, non ho niente contro il fatto di chiamarla Elvis ma mi sembra che lei abbia le idee un po’ confuse oppure che le piacciano i giochini. Lei era un sosia di Elvis. Se lo ricorda? È caduta dal palco e si è rotta l’anca. Quand’è stato…, vent’anni fa? Si è preso un’infezione ed è stato in coma per alcuni anni. Quando è uscito dal come…, aveva qualche problemino.”...
…Ero stanco di tutto. La donna che amavo, Priscilla, se n’è andata. Le altre donne…, erano solo donne. La musica non la sentivo più mia. Nemmeno io ero più me stesso. Ero solo un fantoccio. Gli amici mi stavano spremendo come un limone. Me ne sono andato e non mi è dispiaciuto. Ho lasciato tutti i soldi a questo Sebastian, ad eccezione di una riserva che potesse sostenermi se me la fossi vista brutta. Io e Sebastian abbiamo fatto un patto. Se fossi voluto tornare, lui me lo avrebbe permesso. Era tutto scritto in un contratto, nel caso volesse fare il furbo, nel caso si affezionasse troppo alla mia vita. Il fatto è che la mia copia del contratto è andata persa nell’incendio…
…Cantavo come ai vecchi tempi. Facevo delle canzoni nuove. Canzoni scritte da me. L’attenzione che ricevevo era su scala ridotta ma mi piaceva. Le donne si gettavano tra le mie braccia immaginando di stare tra le braccia di Elvis solo che io ero davvero Elvis e giocavo a fare Sebastian Haff che gioca a fare Elvis… Non mi dispiaceva affatto. Non me ne fregava niente se si era bruciato il contratto... Poi ho avuto l’incidente... Stavo cantando Blue Moon, ma mi è uscito il bacino. Era un po’ che avevo dei problemi col bacino…
…Ed era sostanzialmente vero. Se l’era lussato facendo l’amore con una vecchia signora dalla chioma bluastra che si era fatta tatuare la parola ELVIS sul culo grasso. Non era riuscito a trattenersi e se l’era scopata. Assomigliava a sua mamma Gladys…
…”Come stavo dicendo, avevo messo da parte un po’ di soldi nell’eventualità di una malattia, o altre cose del genere. È con quei soldi che mi sto pagando la degenza”…
…“La vuol sapere una cosa, Elvis?” disse l’infermiera carina. “Qui abbiamo anche un Signor Dillinger. E un Presidente Kennedy. Dice che la pallottola l’ha solo ferito e che il suo cervello è conservato in un barattolo di vetro alla Casa Bianca”…
…Nell’ala più lontana della casa di riposo, la Vecchia Signora McGee, meglio nota da quelle parti come La Cantante di Yodel, si lasciò andare in uno dei suoi famosi gorgheggi (asseriva di aver cantato in un’orchestra Country & Western da giovane) per poi smettere bruscamente. Elvis manovrò il demabulatore e proseguì. Era una vita che non metteva piede fuori dalla sua stanza. A dire il vero non era praticamente mai sceso dal letto. Quella sera si sentì tonificato perché non aveva pisciato nel letto e così sentì quel suono nuovamente, il ragno nella scatola piena di ghiaia. (Un bel ragnaccio. Una bella scatola. Un bel po’ di ghiaia.) Capire da dove proveniva quel suono gli diede qualcosa da fare… Passò accanto alla camera di Jack McLaughlin, il tizio che era convinto di essere John F.Kennedy e che pensava che il suo cervello stesse alla Casa Bianca e che fosse caricato a batterie. La porta della stanza di Jack era aperta. Elvis mise diede una sbirciata proseguendo. Sapeva fin troppo bene che Jack non avrebbe avuto molta voglia di vederlo. A volte accettava Elvis in quanto vero Elvis e, quando lo faceva, era spaventato e diceva che Elvis era il mandante del suo assassinio… Per lo meno lui a Elvis gli assomigliava: un Elvis invecchiato e malato. Jack era afroamericano – sosteneva che l’autorità costituita lo avesse tinto di nero per tenerlo nascosto – e Mums era una donna convinta di aver subito un intervento che le aveva cambiato il sesso.
Cristo santo! Era un ospizio o un manicomio?...
… Forse sarebbe valsa la pena di stare al gioco fino in fondo, anche se avesse significato giocarci con un negro che era convinto di essere John F. Kennedy e che credeva che una mummia egizia infestasse i corridoi della casa di riposo, scrivesse dei graffiti sui divisori del bagno, togliesse l’anima delle persone succhiandogliela dal buco del culo, la digerisse, e la cagasse nel cesso degli ospiti…

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