recensioni: dicembre 2007





floydspotting


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“FloydSpotting - Guida alla geografia dei Pink Floyd”
di Alfredo Marziano e Mark Worden
Giunti (collana Bizarre, diretta da Riccardo Bertoncelli)
240 pagine, 18 euro
in libreria dal 4 giugno 2008

Nell’editoria turistica anglosassone non sono infrequenti le guide ai luoghi legati alla vita e alla carriera di musicisti di richiamo, mentre in Italia si pubblicano con più parsimonia (ricordiamo in particolare quelle edite dagli Editori Riuniti negli scorsi anni sotto la direzione del “multimediale” Ezio Guaitamacchi).
Ci ha quindi stupito favorevolmente, anche perché non è una traduzione ma una produzione originale, questo libro dell’ex caporedattore del mensile “Musica e Dischi” e corrispondente dall’Italia per “fono” e “MBI” Alfredo Marziano e del giornalista londinese (cresciuto vicino a Cambridge e da adulto a Milano, dove si è sposato) Mark Worden.
Si tratta di una guida geografica (che richiama anche nel comodo formato 12,5 x 22 cm) ai luoghi della vita e della musica dei Pink Floyd situati in Gran Bretagna, tra la natìa Cambridge e la metropoli Londra, che li ha visti crescere ed esplodere. In 240 dettagliate pagine, corredate da cartine geografiche e da foto scattate appositamente da Worden per il volume, si ha anche una vera e propria “storia alternativa” – rispetto a certe paludate e ormai manieristiche lette nel passato anche recente – dei Pink Floyd. Questa si snoda però attraverso le case natali dei “fab five”, scuole, locali pubblici, case di amici e luoghi diventati famosi grazie alle copertine dei dischi e alle canzoni del gruppo (in cui hanno militato Syd Barrett nel 1965-68, Roger Waters nel 1965-85, David Gilmour nel 1968, Rick Wright nel 1965-79 e dal 1987, Nick Mason da sempre).
Un viaggio a tutti gli effetti affascinante in posti divenuti spesso pietre miliari dell’immaginario rock: la centrale elettrica sul Tamigi su cui volò il maiale gonfiabile di “Animals” (1977), il prato dove pascolava Lulubelle III, la celeberrima mucca di “Atom Heart Mother” (1970), il giardino della copertina di “Ummagumma” (1969), la spiaggia dove Storm Thorgerson, da sempre stratega dell’immagine Pink Floyd e tuttora celebrato da una piccola mostra a Milano, allineò gli 800 letti di “A momentary lapse of reason” (1987). Ma anche un’esplorazione dei luoghi dove i cinque hanno abitato, vissuto, fatto progetti, perso tempo, e talvolta “dato di matto” (più o meno letteralmente, ma questo è molto rock).
Insomma, un libro da leggere magari sotto l’ombrellone o tra le fresche frasche del meritato riposo vacanziero, ma anche un modo diverso e intelligente – oltre che puntigliosamente competente, il che ahimè non si può dire di molte pubblicazioni musicali nostrane! – per rileggere l’intera storia del gruppo da un punto di vista inconsueto... ma anche una pratica guida da viaggio per chi vuol fare anche solo un salto nella terra d’Albione, come un piccolo Baedeker (o guida Michelin, fate voi) da usare veramente se si è in vacanza in Inghilterra e si è curiosi di conoscere i Pink Floyd “sul campo”.
Il percorso si snoda in 117 “stazioni”, a ciascuna delle quali è dedicata una scheda informativa corredata di foto, notizie, aneddoti, cenni storici e trivia spesso ricavati di prima mano da interviste con amici, colleghi, collaboratori e concittadini che con i musicisti (riunitisi in via eccezionale nel luglio 2005 per il Live 8 organizzato da Bob Geldof e funestati nel luglio 2006 dalla scomparsa di Syd, ormai ritiratosi da decenni a vita privata) hanno spartito birre e acido, feste in campagna e partite a cricket, prime tempeste ormonali e vessazioni di sadici professori inglesi... il tutto con riquadri di approfondimento e curiosità incontrate durante il “pellegrinaggio” (divertente proprio perché non morboso).
Una pubblicazione da raccomandare, una volta tanto anche per il rapporto qualità/prezzo: complimenti all’editore e agli autori... che, dopo un lavoro di alcuni anni, al termine della prefazione si lasciano scappare una mezza promessa su un qualche seguito. Da fan della band inglese non possiamo che augurarcelo, ma anche da semplici lettori e ammiratori di libri ben fatti. Chapeau.


© Loris Cantarelli 2008 - per gentile concessione dell'autore

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