speciali: intervista a Andrew Masterson








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INTERVISTA A ANDREW MASTERSON a cura di Jacopo De Michelis. Foto di Filippo Romano

Joe Panther è probabilmente il più originale personaggio della narrativa poliziesca australiana. Da dove nasce?

Penso nasca da tre elementi: uno è il fatto che sono sempre stato affascinato dallo sviluppo dell'ideologia religiosa nella Storia e dagli effetti per lo più contraddittori che produce, ovvero tu invariabilmente prendi un'ideologia che promuove la bontà, l'onestà e la carità, e come risultato, altrettanto invariabilmente, ottieni un massacro e violenta ingiustizia. Il secondo è il grande interesse che provo per i procedimenti della narrativa poliziesca. Per me il poliziesco è il genere che meglio distilla l'idea di una narrazione chiusa con i classici inizio, centro e fine. Di conseguenza lo trovo una delle forme di scrittura che si leggono con maggiore soddisfazione in quanto produce la condizione necessaria per godere di un libro, vale a dire che ti avvince per diverse ore portandoti in qualche altro posto. Per me l'intrattenimento è il primo obiettivo. Aggiungi a questo che nel periodo in cui mi è venuto in mente Joe io vivevo a Collingwood, e Collingwood allora era sommersa dall'eroina. In un modo o nell'altro ho avuto l'eroina intorno per la maggior parte della mia vita, e sono molto felice che oggi non sia più così. Non ho mai fatto uso di eroina, almeno non consapevolmente. Ho visto troppa gente che conoscevo morire, una era una carissima amica, vittima di un'overdose qualche anno fa - un evento che è stato uno spartiacque nella mia vita. E mi sembrava che ci fossero dei parallelismi tra questi tre elementi. La nozione di dipendenza, che alimenta lo spaccio di droga, la degradazione delle vite di molti eroinomani, mi sembrano analoghe al tipo di dipendenza spirituale o dogmatica che discende dall'adesione a una ideologia religiosa. Così ho pensato che queste due cose si combinassero abbastanza bene. Uno dei personaggi ricorrenti della narrativa poliziesca è poi il solitario disfunzionale in perenne contrasto con una società ostile e indifferente. E ho pensato che questo tipo si adattasse bene alla nozione storica di Gesù Cristo. Come personaggio storico, direi, più che come divinità. Ho pensato, vediamo se riesco a fondere questi tre elementi, quale tipo di iconoclastia ne risulterebbe?

Alla fine de Il secondo avvento Joe Panther lascia Perth su un autobus con qualche soldo in tasca. Ci sarà un terzo libro su Joe?

Sì, un terzo Joe Panther è in cantiere. Avevo già intenzione di scriverlo, e il fatto che Il secondo avvento abbia vinto il Ned Kelly Award ha reso la casa editrice molto più interessata. Ho intenzione di andare a Sidney e passare un paio di settimane girando per Kings Cross, una zona che conosco abbastanza bene e in cui voglio ambientare il terzo romanzo su Joe perché penso che Joe e una safe injecting room [locale adibito al consumo di droga in condizioni sanitarie controllate] siano una combinazione parecchio interessante. Non so bene cosa ne verrà fuori, ma era una possibilità troppo ghiotta per resistere.

I tuoi libri sono estremamente blasfemi. Eppure mi pare di aver letto di qualche parte che non hai mai ricevuto nessuna critica per questo?

Né ah né bah.

Sono libri satirici, in cui ci vai giù duro con il cristianesimo. Come te lo spieghi?

Ci sono tre possibili spiegazioni. Devo dire che mi ha veramente sorpreso che non ci sia stata nessuna reazione. Sul giornale con cui collaboro, The Age, scrivo spesso cose che potrebbero risultare offensive per dei fondamentalisti cristiani. I miei pezzi sono spesso abbastanza violenti in quel senso. Ho ricevuto una o due lettere di persone che mi perdonavano. Mi piace. Hanno sempre la temerarietà di rivolgersi a me per nome dicendomi che sono perdonato. Ma solo questo, e niente per i libri. Ecco cosa penso: uno, i fondamentalisti cristiani non leggono la letteratura australiana; due, e questo suona molto cinico, nove volte su dieci, quando le autorità religiose decidono di arrabbiarsi e di sventolare la bandiera della blasfemia, i bersagli sono molto più grossi di me. Colpiamo le maggiori istituzioni secolari e vediamo se riusciamo a fotterle. Mentre io sono solo un piccolo autore. Credo che in parte sia questo. Ma credo anche che la terza ragione sia che quando faccio parlare Joe al meglio della sua vena iconoclasta, non si tratta solo di cose campate per aria. Le cose che dice sono frutto di precise ricerche storiche. Sono argomentazioni teologiche che hanno una loro fondatezza. E penso sia questa idea postmodernista di associazione, che se qualcuno vuole contraddire quello che Joe sta dicendo, dovrà anche contraddire affermazioni fatte da Agostino, perché io mi assicuro sempre che il riferimento sia lì sulla pagina. Non sono cose inventate. C'è una veridicità storica nei suoi argomenti, nei suoi ricordi. Questo rende molto più difficile la confutazione, perché tutto quello che devo fare è voltarmi e ribattere: "Non l'ho detto io, ma Agostino", oppure "Leggetevi Tommaso D'Aquino, è stato lui a sostenerlo".

Hai sempre avuto una passione per la letteratura latina?

Già, mi ci sono imbattuto la prima volta quando avevo quattordici o quindici anni. Non sono cresciuto in una famiglia molto colta, ma immagino perché ero figlio unico e ci spostavamo spesso, tendevo a leggere un sacco. E un giorno mi sono capitate in mano le Satire di Giovenale, mi sono messo a leggerle e ci ho trovato alcune delle cose più zozze che abbia mai letto. Roba davvero forte, oscena, satirica, a volte pornografica. Ma me ne sono subito innamorato. E da lì ho iniziato a leggere i latini e i testi antichi in generale.

E Andrew Vachss è uno dei tuoi scrittori polizieschi preferiti?

Sì, è vero. Saranno un paio di anni che non leggo un suo libro, ma Vachss mi piace. Devo però dire le ultime sue cose che ho letto, per me, cominciano a essere un po' stereotipate. Quasi moralistiche a tratti, il che mi disturba. Ma sicuramente la prima mezza dozzina di suoi romanzi erano molto scarni, molto crudi e veramente cupi e serrati. E Burke è il classico antieroe. Non è un uomo virtuoso, e il messaggio di Vachss non è che la virtù trionfa sul male. Un male più intelligente trionfa sul male ottuso.

Uno dei tuoi libri preferiti è Una banda di idioti di John Kennedy O'Toole?

Sì. Certo, il fatto che quel poveretto abbia cercato di farsi pubblicare, poi si sia ucciso, e poi abbia vinto il Premio Pulitzer tende ad aggiungere un certo brivido all'esperienza di lettura; ma l'ho adorato fin dalla prima pagina. E' pura satira giovenaliana. C'è un filo diretto tra Govenale e O'Toole. Era cupo, era amaro, ma anche incredibilmente divertente.

Tu hai cominciato con il giornalismo musicale, e ci sono un sacco di riferimenti musicali nei tuoi libri. La musica per te è una fonte di ispirazione? Ne ascolti in sottofondo mentre scrivi?

Sì, per me la musica e una specie di forma d'arte omnipervasiva. Ho iniziato la mia carriera intervistando musicisti. La mia primissima intervista è stata con John Cooper Clarke. Avevo diciassette anni e scrivevo su una fanzine che si chiamava HSV2 - Herpes Simplex Virus 2... Be', era il '79, eravamo punk. Comunque, quando scrivo i romanzi di Joe tendo a mettere musica classica, di solito musica corale, messe medievali, tutta roba molto solenne, piena di echi. Invece, durante la revisione o la correzione delle bozze, tengo su techno hard core; ad altissimo volume. Ascolto un casino di techno. Mi dà la carica. Per me la musica lavora internamente nella scrittura. In un certo senso, e so che suona fottutamente pretenzioso, io scrivo musica più che parole, più che narrazioni. C'è sotto una costruzione ritmica molto conscia, in particolare nei romanzi della serie di Joe Panther, in quanto sono pervasi da una sorta di ritmo liturgico. Il ritmo dei sermoni, di un incanto diffuso.

Andrew Masterson è nato in Inghilterra nel 1961 ma è cresciuto in Australia, dove oggi lavora come giornalista e scrittore. Due volte vincitore del "Ned Kelly Award", il più importante premio australiano dedicato al genere poliziesco, oltre che de Il secondo avvento e Gli ultimi giorni, prima avventura di Joe Panther pubblicata da Marsilio nel 2002, è autore dei romanzi The Letter Girl e Death of the Author. Attualmente in Australia è in preparazione un film tratto da Il secondo avvento.

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