libri: Harry Turtledove







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LE STRAORDINARIE UCRONIE DI HARRY TURTLEDOVE...di Stefano Piazza

Ha dovuto riscrivere tutta la seconda parte dell'ultimo conflitto mondiale, con protagonisti e comprimari sparsi per mezzo mondo. E, anche se una vera conclusione sembra ancora lontana, dopo sette volumi e 5000 più di pagine, si può tentare un primo bilancio. Ai fan di Harry Turtledove, prolifico autore di SF ed ex professore di storia, piacciono molto il suo stile lento, a volte un po’ prolisso, ma molto ironico. Poca azione, ma un’infinità di personaggi ben caratterizzati e di belle trovate (nonostante la presenza di qualche innocuo cliché, specie per quanto riguarda gli eroici e leali americani). Certo, è quasi impossibile non trovare difetti in un’opera tanto lunga. E ci troviamo al cospetto di un lavoro molto commerciale, di facile fruizione, che non offre la possibilità di scegliere tra più livelli di lettura, questo è innegabile. Insomma, Turtledove non è di certo Philip K.Dick. Ma va benissimo così. Se il suo intento è quello di far divertire i lettori, tenendoli sospesi tra il puro intrattenimento e una ricerca ucronica un po’ più “impegnativa”, allora è il caso di dire che il vecchio Harry conosce davvero bene il proprio lavoro.

Turtledove ha infilato un po’ di tutto in questa curiosa fusione tra i Visitors e Band of brothers: l'avventura, la riflessione, il sarcasmo feroce e l'ironia sottile (entrambi, quasi sempre, ai danni di nazisti e sovietici), alternando momenti di azione quasi cinematografica (pochi, per la verità, anche se, vista la sua struttura quasi “soapoperistica”, sarebbe più adatta per una serie di telefilm che per un kolossal) ad altri più “cerebrali”, come la descrizione della vita nelle tendopoli di sfollati, i grandiosi scenari della Russia sotto assedio e della Chicago ridotta in rovine da una bomba nucleare (destino riservato anche a Washington, Roma, Berlino, Tokyo, Istanbul, Marsiglia, Sidney…) lo squallore dei vicoletti di Pechino, gli innumerevoli e preziosi dettagli sulle azioni di guerra.
Teatro di questa doppia saga sono una Seconda Guerra Mondiale un po’ “alternativa” e i successivi vent'anni o giù di lì. Nel 1942, in pieno conflitto, quando gli equilibri tra le forze in campo sono ancora tali da non lasciare presagire l'esito della guerra, giunge sulla Terra la flotta di invasione della Razza, rettili alieni, originari del sistema solare di Tau Ceti, in grado di annettere già due pianeti (Halless 1 e Rabotev 2) a un impero che, ora, vogliono implementare con la Terra o, secondo la loro classificazione, Tosev 3 (terzo pianeta nel sistema della stella Tosev). Una loro sonda, circa 800 anni prima, aveva inviato in Patria (il loro pianeta) una serie di immagini da analizzare per la pianificazione dell’attacco. L’ologramma di un rozzo cavaliere medievale, per l’intera durata della vicenda, “perseguiterà” Atvar, Signore di Flotta, cui spetta la responsabilità dell’operazione: in base ai parametri della Razza, gli umani non avrebbero mai potuto raggiungere un livello tecnologico sufficiente a contrastare l’invasione in così poco tempo. Gli analisti danno il via alla missione ma, una volta raggiunta la Terra, alla flotta è riservata l’amara sorpresa di una specie, quella umana, incredibilmente propensa ai cambiamenti e alle rivalità interne. Una specie che, nonostante sia ancora abbastanza indietro, rispetto agli invasori, è ben lontana dall’immagine del primitivo cavaliere divenuto quasi il “logo” dell’annessione all’impero del pianeta Terra. Atvar, da solo, nel proprio ufficio, più volte si abbandonerà a considerazioni sconsolate e fataliste, guardando da ogni angolazione possibile l’ologramma dell’antico e ingannevole tosevita.
L'improvvisa minaccia aliena, comunque, unisce in un'improbabile quanto fragile coalizione americani e sovietici, nazisti ed ebrei. Le difficoltà non mancano: i tedeschi passano da invasori dell’Unione Sovietica ad alleati dell’Armata Rossa, così come gli ebrei polacchi devono fidarsi di Heinrich Jäger, colonnello della Wehrmacht, per il trasporto in America di un prezioso carico di materiale radioattivo. Gli uomini, insomma, non si fidano gli uni degli altri, ma sono costretti a scegliere il male minore, pur di salvaguardare la propria libertà (anche se molti ebrei, soprattutto in Polonia, sceglieranno di aiutare quegli alieni che, con il loro arrivo, hanno posto fine all’incubo nazista).
Dopo due anni di guerra (quattro, secondo il calendario della Razza), Atvar è costretto a scendere a patti con i terrestri: dalla Patria, infatti, è in arrivo una seconda flotta, questa volta di colonizzazione, con a bordo le femmine della specie e tutto l’occorrente per trasformare la Terra in un pianeta più “confortevole”, piante e animali “esotici” compresi. Il massiccio uso di armi atomiche che i terrestri hanno iniziato a fare (costringendo la Razza a ritorsioni di pari portata), rischiano però di rendere inabitabile il già poco amato Tosev 3. Alcuni “non imperi” (gli alieni non hanno un termine che descriva una nazione governata in modo democratico) resteranno indipendenti, mentre il resto del pianeta cadrà sotto l’influenza aliena. Stati Uniti, Unione Sovietica e Grande Reich Tedesco, uscito imbattuto da un conflitto in cui non si è dovuto scontrare fino in fondo con gli avversari terrestri, si spartiscono, così, il cosiddetto mondo libero.

Trascorrono un paio di decenni, e ci ritroviamo in pieni anni ’60. Solo che, grazie a una strana e non programmata “integrazione” tra rettili e grossi brutti (sono i due nomignoli dispregiativi usati rispettivamente da terrestri e alieni per riferirsi alla parte avversa), ancora una volta, il mondo è diverso da quello cui siamo abituati: i pc sono già una realtà, così come le esplorazioni spaziali (l’uomo è già stato su Marte); le auto viaggiano grazie a motori a idrogeno e nelle case vi sono compact disc e dvd. La capitale tedesca, già dagli anni ’40, è Norimberga (visto che Berlino, semplicemente, non esiste più) e quella americana è la – un tempo – sconosciuta Little Rock, Arkansas.
Le nuove generazioni non possono immaginare un mondo senza alieni e molti si danno da fare per imitarli: nelle scuole, si insegna la loro sibilante lingua e i ragazzi si dipingono addosso le stesse pitture corporali che adornano le scaglie dei rettili e che, per la loro specie, hanno un valore di identificazione sociale (più è importante il ruolo dell’individuo, più le pitture sono elaborate). E la flotta di colonizzazione, guidata da Reffet, è ormai alle “porte”.
L’attesa sulla Terra è frenetica e la situazione rischia di precipitare quando un misterioso aggressore distrugge alcune delle navi in avvicinamento. Gli alieni pretendono giustizia ma decidono, fino al momento in cui avranno attribuito la paternità dell’attacco, di accontentarsi di un gesto dimostrativo, distruggendo obiettivi di scarso valore in ciascuna delle tre potenze terrestri (le uniche in possesso dei mezzi per compiere l’attentato). Come scoprirà a rischio della propria vita il colonnello Usa Sam Yeager, i responsabili sono gli stessi americani.
La rivelazione è grave e Atvar pone il presidente Warren di fronte a una scelta: interrompere la corsa allo spazio (con un’astronave americana già in viaggio verso la cintura di asteroidi) o sacrificare una città.
Warren sceglie la seconda opzione e, dopo aver assistito impotente alla distruzione di Indianapolis, si toglie la vita.
Nel frattempo, il Reich muove di nuovo guerra agli alieni. Il risultato, nonostante una devastante potenza bellica, è un’autentica catastrofe: i tedeschi dichiarano una resa incondizionata e accettano tutte le imposizioni della Razza, per evitare il completo annientamento. Divertente e interessante è anche l’idea del contrasto ideologico tra i veterani della Flotta di conquista, resi ormai cinici e disillusi dalla lunga permanenza sulla Terra, e i nuovi venuti, i coloni, incapaci di comprendere fino in fondo le peculiarità e le insidie di un mondo che mai avrebbero immaginato possibile. E che inizia, da subito, a cambiarli…

Come al termine dei capitoli precedenti, però, anche l’ultimo volume della saga, Colonizzazione. Fase 3, lascia molti interrogativi irrisolti: che fine farà Kasquit, la ragazza allevata dagli alieni fin da piccola come un membro della Razza? I tedeschi stanno forse preparando un nuovo attacco suicida? E qual è la vera missione della Lewis and Clark, l’astronave americana il cui equipaggio sa che non rivedrà mai più la Terra? Possibile che Harry Turtledove si fermi sul più bello?

In conclusione, incensato l’autore, apro una piccola polemica: dopo i primi quattro libri, quelli cioè del ciclo di “Invasione”, i diritti sono passati dalla Nord alla Fanucci. Purtroppo, com’è facile notare navigando nei vari forum dedicati a Turtledove, è opinione pressochè unanime dei fan della Razza che Colonizzazione sia stata ignominiosamente brutalizzata dalla traduzione riservatale dalla casa editrice romana, con una corposa sequela di refusi, orrori di sintassi e grammaticali (oltre a piccole ma significative differenze nella traduzione) che hanno reso un po’ meno scorrevole la lettura degli ultimi tre libri.
Gli appassionati, è ovvio, attendono con impazienza l’evoluzione degli eventi. Ma è forse troppo aspettarsi che la Fanucci, vera e propria istituzione del fantastico in Italia, tratti con la dovuta attenzione i propri gioielli di SF?

L'AUTORE: Harry Turtledove, californiano, classe ‘49 è laureato in storia bizantina al prestigioso CalTech di Pasadena. Vive a Los Angeles con la moglie Laura e le tre figlie. Prima di diventare romanziere a tempo pieno, ha insegnato all’UCLA e alla California State University, tenendo in prevalenza corsi di storia antica, storia bizantina e storia della civiltà occidentale. È arrivato al successo con il grande ciclo di Videssos (1987), formato da La legione perduta, Un imperatore per la legione, La legione di Videssos e Le daghe della legione).
È autore inoltre del ciclo di Krispos, composto da tre libri, L’ascesa di Krispos (1991), Krispos di Videssos (1991) e Krispos l’Imperatore (1994). Infine, si è dedicato con grande interesse alla fantascienza, sviluppando soprattutto i temi della storia alternativa e dell’ucronia, di cui oggi è in assoluto fra gli autori più rappresentativi. Oltre ad Agente di Bisanzio (1987, riv. 1994), A Different Flesh (1988) e The Guns of the South (1992) la sua produzione è culminata con il ciclo formato da Invasione - Anno Zero (1994), Invasione: Fase seconda (1995), Invasione: Atto Terzo (1995), e Invasione: Atto finale (1996), un’appassionante storia alternativa della seconda guerra mondiale, bestseller in tutto il mondo – e Colonizzazione – Fase 1 (1998), Fase 2 (2000) e Fase 3 (2001).
Nel 1994 ha vinto il prestigioso Premio Hugo per la novella Giù nelle Terrefonde.

© 2004 Stefano Piazza - per gentile concessione dell'autore

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