recensioni: dicembre 2007





musica per i nostri occhi


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75 ANNI DI VIDEOCLIP
Domenico Liggeri, “Musica per i nostri occhi - Storia e segreti dei videoclip”, Tascabili Bompiani, 878 pagine, 16,50 euro

A dieci anni dal bel (e misconosciuto) compendio “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” uscito per Falsopiano, il giornalista-critico-regista-autore televisivo Domenico Liggeri pubblica una monumentale guida-enciclopedia-storia ragionata del videoclip, quel linguaggio multimediale rimasto finora sottovalutatissimo (nonostante chiunque ne parli ovunque da anni) e soprattutto senza una trattazione sistematica capace di andare oltre le poche rubriche periodiche su riviste di musica e/o di cinema ma anche sporadiche rassegne su e giù per la penisola (compresi i meritori programmi sull’argomento curati per Raidue da Michele Bovi negli ultimi anni).

Lo straripante volume di Liggeri – grottescamente inserito nei Tascabili Bompiani e con ulteriori 77 pagine in pdf per l’indice dei registi, musicisti e artisti figurativi citati, nonché una bibliografia scaricabili da www.bompiani.eu con aggiunte e aggiornamenti (a cui si aggiunge il blog domenicoliggeri.nova100.ilsole24ore.com) – è in realtà molto di più, facendo contemporaneamente memoria di tutto quanto scritto, documentato e realizzato in Italia e all’estero (sembra incredibile ma è proprio così: ogni pagina straborda di dati e riferimenti, informazioni e citazioni che non appesantiscono la lettura ma anzi la esaltano, spingendo il lettore a volerne sapere sempre di più), con l’unico effetto collaterale che non può far a meno di mantenere a fatica il fil rouge cronologico che giustamente si è prefisso per sbrogliare la matassa. Almeno una dozzina di capitoli s’inseriscono infatti nel percorso temporale – che non a torto prende le mosse dalla Gesamtkunswerk di Wagner, l’“opera d’arte totale” a cui si può far risalire (non senza ragioni oggettive) l’idea moderna di videoclip – per approfondire argomenti specifici, e in un paio di casi la mole di dati fa girare la testa e fa perdere di vista che siamo in un’ideale parentesi del percorso che poi prosegue... anche se in fondo è un peccato veniale, che pure si poteva risolvere con un carattere tipografico differente (come nei box all’interno di un articolo di rivista).

Ecco quindi approfondire il discorso sui musicisti-registi, i pionieri moderni nell’uno e nell’altro campo, la storia dei videoclip “long form” dai Devo di “The men who make the music” (1979) al Vasco Rossi di “È solo un rock’n’roll show” (2005), un’analisi inconsueta delle opere di Michael Nesmith (con tanto d’intervista esclusiva, un vero scoop), la storia di “Mr. Fantasy” (il primo programma televisivo italiano sui videoclip musicali, 1981-84), i casi eclatanti di artisti figurativi, videoartisti e fotografi passati dietro la macchina da presa per un filmato musicale (comprese le esperienze di Loredana Bertè alla factory di Andy Warhol), l’estetica dell’hard rock, il rap con le sue derive hip-hop e r’n’b, la scena indipendente e underground italiana, l’animazione internazionale e nel Bel Paese, le (poche) registe, i nomi del panorama nazionale e altro ancora.

Il viaggio temporale prosegue con le avanguardie del Novecento per approdare al jazz-film degli anni Venti-Trenta, dove in effetti ci è sempre sembrato ragionevole considerare come primo videoclip della storia lo straordinario Talkartoon “Minnie the Moocher” (1932) di Dave Fleischer, a riprese miste in animazione con un giovane Cab Calloway sparring partner della supersexy Betty Boop... ancora ignari che la loro fama imperitura li porterà ai rispettivi omaggi nei film “The Blues Brothers” (1980) di John Landis e “Chi ha incastrato Roger Rabbit” (1988) di Robert Zemeckis!

L’analisi riccamente documentata di Liggeri prende poi in esame i misconosciuti Panorama Soundie degli anni Quaranta, Cinebox e Scopitone degli anni Cinquanta (veri e propri video juke-box apparsi e scomparsi di qua e di là dell’Atlantico a seconda delle mode e delle circostanze favorevoli), per poi affrontare ai “musicarelli” italiani ed esteri, i film-concerto e i primi concept audiovisivi, fino al lento sbarco in tv, dapprima a piccoli passi e poi a tappe forzate una volta scoppiato il successo clamoroso delle “scommesse” di MTV (1981) in America e VideoMusic (1984) in Europa. Segue l’inevitabile intera ristrutturazione del mercato produttivo e distributivo nel breve volgere di pochissimi anni, e quasi a cascata la nascita e lo sviluppo dell’home video (nella duplice forma di vhs e dvd), fino all’invadenza permeante del giorno d’oggi.

A ogni passo l’autore – classe 1970 come chi scrive, quindi nell’età giusta per cogliere i riferimenti comuni a chi è cresciuto vedendo “in diretta” l’arrivo delle tv private in Italia come di quelle satellitari vent’anni dopo – fa il punto su tendenze ed evoluzioni (o involuzioni) estetiche, sugli sviluppi produttivi, ma anche sui cambiamenti nella percezione del pubblico, gli usi e i costumi del linguaggio di tutti i giorni come di quello specialistico, annotando a futura memoria ogni ulteriore riflessione e fotografia della situazione effettuata in festival e riviste specializzate, enciclopedie e videoteche, rassegne e presentazioni, convegni e primizie qua e là disperse nel tempo e nello spazio... coscienziosamente e impagabilmente raccolte da Liggeri lungo gli anni e qui per la prima volta assemblate in un’unica, esorbitante soluzione (il pericolo d’indigestione rimane... ma, se per l’appassionato è una goduria continua, per chi vuol approfondire con una rilettura in un secondo momento è facile capire quando e dove passare oltre).

Anche tenendo conto il vecchio monito di Leo Longanesi (citato spesso da Indro Montanelli) che “in Italia non c’è nulla di più inedito della carta stampata”, sarà difficile per l’editoria italiana ma anche anglosassone fare di meglio: ogni ulteriore discorso sulla storia dei videoclip in Italia e nel mondo non potrà che partire da questo testo talmente monumentale da divenire immediatamente imprescindibile, oltretutto non segnalato con l’enfasi che si merita (a nostro modestissimo parere) nemmeno sulla stampa specializzata... figuriamoci in quella generalista, sempre pronta a cadere nella vecchia leggenda metropolitana di “Bohemian rhapsody” (1975) dei Queen come primo videoclip della storia! Ora non esistono più alibi per nessuno: la storia, la critica, l’industria e il costume legati alla comunicazione visiva della musica sono raccolti in un unico volume (italiano, per giunta), ampiamente disponibile nelle 3 mila librerie italiane.

Ogni tanto, una piccola soddisfazione – in un Paese che sembra sempre sull’orlo di cadere a pezzi nonostante la tradizione immensa (avete presente le eccellenze italiane elencate da Roberto Benigni prima del V Canto dell’Inferno?) – non guasta. Giudicate voi se il fatto che questo avvenga all’incrocio tra musica e immagine sia un caso oppure no. Buona visione, anzi buona lettura (o viceversa).

Loris Cantarelli

© Loris Cantarelli 2007 - per gentile concessione dell'autore

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