MOBY GRAPE : MOBY GRAPE (Columbia)

Tracklist:
1. Hey Grandma
2. Mr. Blues
3. Fall On You
4. 8:05
5. Come In The Morning
6. Omaha
7. Naked, If I Want To
8. Someday )
9. Ain't No Use
10. Sitting By The Window
11. Changes
12. Lazy Me
13. Indifference


Formazione:
Peter Lewis - chitarra, voce
Jerry Miller - chitarra, voce
Bob Mosley - basso, voce
Skip Spence - chitarra, batteria, voce
Don Stevenson - chitarra, batteria, voce
Altri crediti
Produttore - David Rubinson
Registrato nel Marzo e Aprile 1967



una scheda del gruppo e le recensioni dei loro dischi

 
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IL PRIMO ALBUM NON SI SCORDA MAI - "MOBY GRAPE" (1967)

C'è stato un periodo della musica pop (grosso modo a cavallo tra il '66 -'67, abbracciante i primi rigurgiti e sviluppi dell'era psichedelica - ed il '73-'74, anni invece in cui cominciarono a manifestarsi i primi segni di crisi dell'allora vigente rock progressivo, e comunque di tutta l'industria musicale in generale) in cui pubblico, stampa ed addetti ai lavori vivevano in uno stato di perenne eccitazione, dovuta all'impressionante evoluzione che la musica dei tardi anni '60 manifestava, senza accusare apparenti segni di stanchezza o di vuoto creativo.
Questa era, da me definita "GOLDEN ERA OF ROCK'N'ROLL", sarebbe passata alla storia anche per certe "PRIME OPERE" di gruppi ora ritenuti i cardini fondamentale di una generazione sempre in bilico tra sogni, grandi utopie e lotte civili all'interno di un Sistema pericolante oggetto di continui (e simbolicamente ed ideologicamente giustificatissimi) attacchi e proteste da parte di una gioventu' straordinariamente viva e attiva.
Queste "prime opere" avevano come comune denominatore, oltre a un non comune istinto creativo, anche un irresistibile, spesso primitivo ma assolutamente genuino magnetismo, che le opere successive avrebbero poi sgonfiato e seppellito a favore di sbandamenti di effimero ordine commerciale (una PESSIMA, scellerata abitudine che hanno tutti i gruppi, soprattutto quelli più dotati, quando, "storditi" dall'immane, assetato desiderio di droga, sesso, alcool e denaro si limitano a soddisfare le esigenze di un pubblico superficiale anzichè ribadire, approfondire il proprio spirito e la propria sensibilità artistica).
Una seconda causa è anche comportata da un decadimento ispirativo; capita spesso, infatti, che l'artista di turno, sebbene dotato di profonda sensibilità musicale e in preda a schizzi di pura genialità, si "spenga" gradualmente, incapace, sia fisicamente che, soprattutto, psicologicamene, di reggere il confronto con la prima, folgorante ed inarrivabile opera da lui partorita.
In questo ristretto "gotha da prima opera" compaiono nomi di gruppi illustri, la maggior parte dei quali famosi piu' che altro per ciò che hanno prodotto dopo i loro primi ingenui quanto accattivanti tentativi, aventi come personale segno di riconoscimento quella cattiveria, quella immediatezza ed esplosiva sincerità che sarebbe risultata poi difficile da riscontrare nelle produzioni successive.
Come già accennato in precedenza, l'album d'esordio dei Moby Grape, avente il medesimo titolo, s'impose immediatamente per freschezza ed originalita' compositiva, rivelando a tutta l'America 5 ragazzi dotati di immenso talento.
A distanza di 35 anni, molti critici rock indicano questo superbo lavoro come "il miglior disco d'esordio della storia del rock", e per naturale conseguenza ad esso spetta il titolo emblematico ma irrinunciabile di "miglior opera priòa di sempre". Opinione per altri magari discutibile, ad ogni modo non si puo' minimamente negare il contagioso magnetismo di Moby Grape.
Hey Grandma, la debordante "opener", chiarisce subito le coordinate del gruppo, rabbiose ma con una certa misura, su cui fanno perno le superbe armonie vocali, a cui tutti i membri partecipavano creando un'amalgama di beat e melodia per i tempi ardita e, a loro modo, rivoluzionaria. Sono presenti, all'interno dei solchi, anche fortissime venature rock-blues, come testimoniano tracce quali Fall On You e Changes, sebbene la composizione più accattivante rimanga, a mio parere, Indifference, composta dal batterista Skip Spence, personaggio, quest'ultimo, quanto mai singolare e dedito a incontrollate dosi di droga e pazzia, e tracciante un percorso molto simile a quello del suo "cugino d'oltreoceano", l'enigmatico, leggendario Syd Barrett dei Pimk Floyd. Spence inciderà anche un geniale e bizzarro album solista, Oar.
Il brano piu' accessibile, quello indubbiamente più orecchiabile, è senza dubbio Come In the Morning, trascinato da un imponente ed irresistibile giro di basso, impreziosito da straordinari giri vocali e da una linea melodica così bella da far piangere di gioia. Naked If I Want to, è una brevissima ballata, sostenuta vigorosamente da armonie vocali a tre e caratterizzata da un'atmosfera di "dolce sospensione", un corretto ed intelligente break prima che si riscateni l'uragano-soul-rock-blues della band californiana.
Putroppo, e questo va doverosamente riportato, i Moby Grape non godranno di una seconda occasione che sia pari alle loro ambizioni ed al loro talento. Il complesso rimarrà infatti vittima di "cattivo management" nonchè di una serie infinita di incomprensioni e di problemi con droga e relativa giustizia, ponendo vergognosamente e prematuramente la parola fine ad un gruppo che certo tutto ha avuto dalla vita tranne che la buona sorte.
Sarebbe bastato scegliersi managers più affidabili, in modo da poter ricompattare il gruppo e ripartire da dove il loro processo musicale era stato interrotto.
E invece tutto naufragò, senza una precisa o quanto mai logica ragione e, probabilmente, senza aver mai trovato l'effettivo colpevole di tutto questo gran caos che ha condizionato enormemente la carriera dei 5 nuovi eroi della musica americana per poi provocarne, irrimediabilmente, un derragliamento psichico ed artistico che avrebbe sgretolato, dissolto il gruppo, i loro ideali e la loro musica. Per sempre.
E dal titolo di NUOVA GRANDE PROMESSA DEL ROCK'N'ROLL CALIFORNIANO i Moby Grape sarebbero passati, infaustamente e malinconicamente, a quello di GRANDE PROMESSA MANCATA. Uno dei più grandi e irrisolti misteri del rock'n'roll.

Skip Spence morirà nel 1999.
A partire dal 1969, Miller, Stevenson, Mosley, Lewis e Spence riformarono periodicamente il gruppo con varie configurazioni e registrarono non meno di quattro reunion albums - 20 Granite Creek (1971); Live Grape (1978); Moby Grape (1983, prodotto da Matthew Katz); e The Melvilles(1990), una cassetta autoprodotta che vede riuniti tutti e cinque -che a tutt'oggi rimane la cosa più vicina a un vero secondo album che la band abbia mai prodotto.


Discografia:
Moby Grape (1967; Columbia)
Wow/Grape Jam (1968; Columbia)
Moby Grape '69 (1969, Columbia) [senza Spence]
Truly Fine Citizen (1969; Columbia) [senza Spence]
20 Granite Creek (1971; Reprise ) [con i 5 componenti originali]
Live Grape (1978; Escape Custom Record Productions) [Spence, Lewis and Miller]
Moby Grape (1983; San Francisco Sound )) [senza Spence]
Legendary Grape [aka The Melvilles] (1990; Herman Records) [senza Spence]
Vintage - The Very Best of Moby Grape (1993; Sony Legacy) [antologia]

© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore

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