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2 giugno 2010

Tanto tempo fa, in un posto molto lontano, quando il rock'n'roll era pericoloso: Jim Morrison

"Sono sempre stato attratto dalle idee di rivolta contro l'autorità. Amo l'idea di spazzare via e sopraffare l'ordine costituito. Sono interessato a tutto quello che riguarda la rivolta, il disordine e il caos - e specialmente a tutte quelle attività che non sembrano avere alcun significato. Mi sembra che questo rappresenti la strada verso la libertà - la rivolta esterna è un modo per determinare la propria libertà interiore. Ma la cosa principale è che noi siamo i Doors... Il mondo che suggeriamo è quello di un nuovo selvaggio West. Un mondo sensualmente malvagio."
JIM MORRISON, dalla biografia promozionale dell'Elektra Records, gennaio 1967

"Gli Stones erano 'sporchi' ma i Doors erano veramente spaventosi."
LESTER BANGS

A eccezione dei Velvet Underground, dei primi Rolling Stones, di Alice Cooper e Iggy Pop, nessun gruppo ha mai celebrato così felicemente l'oscurità così come hanno fatto i Doors. Molte delle più grandi band di rock'n'roll sembrarono sfiorarla, in qualche momento della loro carriera, ma nessuna al pari di loro spese la sua intera esistenza esplorando il crepuscolo (the other side) e raccontando di ciò che vi aveva trovato in termini così efficaci e stupefacenti... Anche perché nessun'altra band poté disporre di un anfitrione così splendidamente malvagio per introdurci all'inferno.
Jim Morrison era, probabilmente, uno degli Angeli Caduti, qualcuno che aveva rinunciato al Paradiso per poter soddisfare la sua curiosità riguardo a quant'altro ci fosse là fuori. Certo, anche Mick Jagger amava interpretare questa parte, dimenando il sedere e mettendocela tutta, ma alla fine di ogni suo spettacolo sapevi, in qualche modo, che era diretto verso qualche party di stelle del cinema, miliardari e signore del jet set. Jim, invece, dopo ogni concerto, era probabilmente destinato a un ennesimo arresto.
Il suo atteggiamento richiedeva sempre una reazione: le donne volevano scoparselo, i ragazzi farne il loro idolo e gli uomini sfidarlo. Quali rock star, oggi, potrebbero essere considerate così pericolose da giustificare l'interesse dell'FBI? Certo, i Public Enemy e gli NWA. Ma quali pop star? Sting? Madonna? Phil Collins? Bono? Dopo Elvis Presley nessun'altra rock star è rimasta così significativamente e sinistramente "viva" al pari di Morrison. Il suo cadavere venne riesumato nei tardi anni Settanta, in seguito alla pubblicazione di una sensazionale biografia e alla nascita di molti suoi imitatori, e da allora non ha mai riposato in pace. Nel 1991, per esempio, fu l'oggetto di un discusso e controverso film diretto da Oliver Stone.

"Dove saremo, quando l'estate se ne sarà andata?
Il mattino ci ha trovato tranquillamente inconsapevoli
Il pomeriggio ha bruciato l'oro nei nostri capelli
La notte abbiamo nuotato nel mare ridente
Quando l'estate sarà finita, dove saremo?"
Summer's Almost Gone, THE DOORS


Figlio di un ufficiale di carriera della Marina, che raggiunse il grado di ammiraglio, Morrison fu un problema fin dagli anni del liceo, quando iniziò ad alimentare meticolosamente la sua vena ribelle. Negli anni successivi si iscrisse alla scuola di cinema della UCLA. Nel 1965, su una spiaggia di Venice, California, recitò un poema che aveva appena scritto, Moonlight Drive, al tastierista Ray Manzarek, provocandone l'entusiasmo. Fu l'inizio di un sodalizio che diede vita, qualche tempo dopo, ai Doors, una formazione completata da Robby Krieger alla chitarra e da John Densmore alla batteria. Manzarek provvedeva alle linee di basso con l'organo e tutti e quattro contribuirono alla composizione dei pezzi e ai loro arrangiamenti. Morrison aveva letto molta letteratura e filosofia e sperimentò intensivamente le droghe psichedeliche: da queste esperienze nacque il nome del gruppo, preso da un libro di Aldous Huxley (Le porte della percezione) dove si citava il grande poeta visionario inglese William Blake. I Doors diventarono rapidamente una delle più eccitanti band della scena, grazie a una serie di leggendari concerti al Whiskey A -Go-Go di Los Angeles.
In seguito impararono a dilatare sempre di più il loro materiale, spingendo la musica verso i suoi confini più anarchici, fino a una cacofonia sonora dietro alla quale Morrison recitava incantesimi ed esortazioni improvvisate. Fu a questo punto che il gruppo elaborò quelle lunghe e bizzarre composizioni che, nei tardi anni Sessanta, li resero famosi e conosciuti come gli indiscussi stregoni dell'underground.
Brani come The End, When The Music's Over e Celebration of the Lizard li imposero sempre più all'atten-zione. Il loro album d'esordio, The Doors, uscito nel 1967 per la Elektra, fu una vera e propria rivelazione, sia commerciale sia artistica, e trascorse l'"estate dell'amore" ai primi posti della classifica, in compagnia di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. I Doors avevano sacrificato poche delle loro visioni estetiche per guadagnarsi il successo, sebbene Light My Fire venisse accorciata nella versione destinata alle radio AM. L'album ne proponeva, invece, la versione integrale, assieme alla famosa The End, ad Alabama Song e ad altri oscuri e striscianti racconti sulle disgraziate vicissi-tudini dell'esistenza.
Per i Doors l'arrivo improvviso della fama pop rappresentò una sorta di vendetta per il trattamento ricevuto dai proprietari del Whiskey, che li avevano cacciati a causa dell'offensivo contenuto edipico di The End. Brano che avevano continuato a proporre nei loro spettacoli nonostante i ripetuti divieti. Con la stessa coerenza si rifiutarono, poi, di cambiare un verso di Light My Fire in occasione della partecipazione all'Ed Sullivan Show. O meglio: promisero di farlo ma poi, una volta in onda, la cantarono a modo loro. Furono per questo banditi, mentre i Rolling Stones scesero al compromesso con la loro Let's Spend the Night Together.
Di tutti i gruppi della scena di Los Angeles, i Doors furono indubbiamente i più grandi. La loro musica, in qualche modo, conteneva e trascendeva tutte le contraddizioni, i paradossi e il fascino ambiguo della nuova cultura. La loro maschera lumi-nosa e attraente gli consentì di conquistare le classifiche ma, durante le loro performance e negli album, l'ossessione per la morte, il delitto e la distruzione si manifestavano sempre in modo più che evidente.
Morrison era abilissimo nel comunicare l'attrazione erotica esercitata da temi come la morte e l'omicidio. In The End, quando al termine di un'apertura adeguatamente solenne intona il verso "Questa è la fine, bella amica", è difficile scoprire se la bella amica sia qualcuno che lui sta per uccidere o se, invece, sia la morte stessa. Ma tutto questo, alla fine, sembra non importare realmente: quel che conta, invece, è che siamo lì con lui, a guardare direttamente nel vuoto. E questa contemplazione si rivela estremamente affascinante: tutto quello che possiamo tentare è di adeguare la nostra mente e la nostra immaginazione agli spaventosi contorni designati dalla sua potente visione.
Morrison sosteneva di aver avuto una sconvolgente esperienza onirica da bambino quando, su un'autostrada nel deserto, lo spirito di un pellerossa morto in un incidente era entrato nel suo corpo. E, in seguito, alluse più volte al fatto di aver ucciso realmente un autostoppista che aveva raccolto nel deserto. Il punto, ovviamente, non è se ciò accadde davvero oppure se si tratti soltanto di una sua fantasia: la verità è che questa dichiarazione conferisce alle sue ossessioni ancorta più potere e autorità. Morrison aveva una grande immaginazione, e la forza di oconvogliarla efficacemente all'interno delle sue canzoni. Al culmine di The End, dopo aver detto alla madre che sta per violentarla, il suo urlo di angoscia è totlamente convincente.
Nel giro di pochi anni, tuttavia, Morrison rimase intrappolato dalla seduttiva vanità del suo ruolo di rock star, sprofondando nell'alcolismo e perdendo consapevolezza di quanto stava accadendo intorno a lui. Concepiva sempre più i Doors come il mezzo più efficace per realizzare la sua ambizione ultima: quella di diventare un poeta. Ma la fama lo stava inghiottendo a poco a poco, e Jim sembrava essere incapace di affrontare questo fato.
Tutti i suoi successivi problemi - l'arresto per oscenità in luogo pubblico a New Haven, quello per condotta turbolenta a bordo id un aeroplano diretto a Phoenix, e l'ultimo avvenuto a Miami per "comportamento osceno e lascivo dovuto all'esposizione dei genitali e alla simulazione di atti di masturbazione e copulazione orale" - trovarono origine, tristemente, nell'alcol e non in un sistematico programma estetico di estrema rivolta. Il bere, in qualche modo, lo trasformò da uomo brillante in patetico buffone, una vittima della voracità dei media e dell'odio da parte delle autorità.
I Doors dimostrarono, in L.A. Woman, una propensione smpre più spiccata per il blues e sembrarono porre le premesse per un invecchiamento tranquillo e sereno. Tutto questo, naturalmente, non era nei piani di Jim.
Le cirocstanze della sua morte rimangono un altro mistero dei Doors, l'ultimo. Esausto, Jim si era spostato a Parigi nell'aprile nel 1971, per seguire il suo sogno di poeta e scrittore. Vi rimase per qualche tempo, circondato da un relativo anonimato, finché il 3 luglio 1971 il suo corpo venne trovato, privo di vita, nella vasca da bagno del suo appartamento.
Secondo il rapporto ufficiale la morte era dovuta ad attacco cardiaco, ma nessuna autopsia venne mai effettuata e pochi ebbero occasione di vedere il suo cadavere. Aveva ventisette anni.

La celebrazione del Re Lucertola...

"Vedo che la stanza da bagno è pulita. Penso che qualcuno sia vicino. Sono sicuro che qualcuno mi stia seguendo, oh sì..."
Hyacinth House, THE DOORS


Così tanto è stato scritto sulla vita e la morte, vera o presunta, di Jim Morrison che ormai non è più sufficiente parlare soltanto dei fatti. Occorre invece aggirarsi tra i miti e le leggende che intorno a essi si sono sviluppati.

Prologo: Nei tardi anni Sessanta il cantante dei Doors fondò una compagnia chiamata Zeppelin Publishing Company, con l'aiuto degli uffici legali della Warner Bros Pictures e della Atlantic Records. Secondo indiscrezioni, Morrison intendeva impossessarsi del trademark "Zeppelin" prima che potessero farlo i Led Zeppelin. A quell'epoca, tutti in America sapevano chi fossero i Doors, mentre il gruppo britannico era ancora piuttosto sconosciuto. La Zeppelin Publishing Company venne così fondata e messa da parte per una successiva resurrezione.
Il 3 luglio 1971 Jim Morrison, il "ragazzo prodigio" del rock'n'roll, fu, a quanto si dice, trovato morto a Parigi, in un appartamento che aveva affittato da poco. Sua moglie, Pamela Courson, fu la prima a scoprire il corpo nella stanza da bagno. Jim giaceva nella vasca, nudo e immerso a metà. Sulle prime, la donna pensò che stesse fingendo, visto che si era appena rasato. Quella che seguì la "morte" del "Re Lucertola" fu una serie infinita di bizzarri e intricati avvenimenti, probabili cospirazioni, strane coincidenze e notizie surreali, che trovarono abbondante spazio sulle pagine dei giornali e nelle biografie dedicate all'artista. Il primo a scatenare questa ondata di speculazioni fu il giornalista Robert Hillburn, con un articolo pubblicato sul LosAngeles Times, intitolato "Perché le notizie sulla morte di Morrison ritardano?" In effetti il blackout di informazioni che circondò immediatamente il decesso di Jim impedì ai più stretti amici del cantante di avvicinarsi a eventuali testimoni. E persino i suoi genitori e avvocati non poterono vedere il cadavere. Pamela aveva chiamato un medico locale, il dottor Max Vasille, subito dopo aver fatto la macabra scoperta. Il medico stabilì che la morte era dovuta a un attacco cardiaco. Molte persone giunte da Los Angeles a Parigi, dopo aver appreso la notizia, videro soltanto una bara già sigillata. Tra queste c'era anche il manager dei Doors, Bill Siddons, che disse alla stampa di essersi rifiutato di vedere il cadavere, ma che Jim Morrison era morto per cause naturali" e che "la sua morte era stata serena".
Qualche giorno dopo il medico personale di Jim, il dottor Derwin, dichiarò ai giornalisti che Morrison era in un eccellente stato di salute, prima della sua partenza per la Francia. Ma questa affermazione è stata smentita recentemente da un articolo apparso sulla rivista Mondo 2000, nell'estate del 1991. L'autore sosteneva di aver rinvenuto una preziosa cartella medica di Morrison, nella quale si faceva cenno a diverse malattie veneree contratte dal cantante, e alle cure a cui si stava sottoponendo. Praticamente, nell'autunno del 1970 Jim era in cura per una persistente gonorrea e una successiva biopsia aveva confermato l'esistenza di un adenoma dell'uretra penile, una forma maligna di cancro.
Ma andiamo avanti. Nessuna autopsia venne mai eseguita sul corpo di Morrison, come è invece costume in Francia nel caso di morti sospette. Secondo diversi e numerosi racconti, un confidente di Jim, Alan Roany, contribuì a mantenere il blackout sulla sua morte.
Il corpo venne velocemente rimosso per essere sepolto al cimitero Père Lachaise. Sembra che lo stesso Morrison avesse già indicato, in molte occasioni, il luogo per la sua imminente sepoltura e che, tre giorni prima della sua morte, l'avesse visitato. Queste notizie vengono riportate in molte delle sue biografie. Ma i media si mostrarono, in quei giorni, molto sospettosi nei confronti della tomba di Morrison, in quanto gli stranieri venivano molto raramente sepolti in quello che era un monumento nazionale francese.
Dopo aver visitato il cimitero, il batterista dei Doors John Densmore disse che la tomba era troppo piccola. A ogni modo, essa rimase per molti mesi del tutto anonima, senza alcuna iscrizione, e questo aggiunse ulteriori elementi alla cappa di mistero che sembrava avvolgere l'evento.

Accanto ai fatti, raccontati in numerosi libri, articoli e interviste, nacque un prolifico e surreale campionario di ipotesi riguardanti ciò che accadde realmente. Molte di queste tesi avevano per protagonisti il mondo dell'occulto, la magia bianca e quella nera, il voodoo e i rituali mistici. Nel libro di J. Prochniky Break on Through c'è una descrizione piuttosto accurata di queste ipotesi di natura occulta: "... Ancora più incredibili furono le teorie secondo le quali Morrison era stato ucciso dall'intervento di forze soprannaturali. È vero che Jim era molto attratto dall'occulto, ma è difficile credere che un rivale geloso o un'amante respinta avessero potuto causare la sua morte in una vasca da bagno parigina pugnalando una bambola voodoo o liquefacendo sulle fiamme un disco dei Doors, magari accompagnando questi gesti con maledizioni e formule magiche".

Un'altra teoria basata sul soprannaturale afferma che il corpo di Morrison fosse stato usato dallo spirito di uno sciamano, lo stesso che Jim riteneva fosse entrato in lui da bambino su quell'autostrada nel deserto. Quando questo spirito, o demone, decise di abbandonare Jim, lo lasciò esausto e fisicamente distrutto, con un senso di tradimento e senza alcun desiderio di continuare a vivere. Altri racconti di genere occulto si possono leggere in No One Gets Out of Here Alive, di Danny Sugerman e Jeremy Hopkins. Si tratta di storie diffuse nel ristretto cerchio di amici di Jim, secondo cui qualcuno l'aveva ucciso strappandogli gli occhi con un coltello, per liberare la sua anima. L'antropologa Alison Bailey Kennedy si spinse ancora più lontano, collegando la morte di Morrison con i culti dei misteri Orfici e gli usi iniziatorii di vari veleni estratti dai ragni. Sostanze che liberano il deuende della tradizione zingara - l'anima oscura.
Jim aveva più volte confessato i suoi collegamenti con l'occulto e, in particolare, con la filosofia voodoo e la magia a essa associata. Erano entrambe una parte importante del suo "sentiero" spirituale. Il nomignolo Mr. Mojo Risin era un anagramma ottenuto dalla ridisposizione delle lettere contenute nel suo nome e cognome. Mojo è un termine religioso che indica una "icona di potere" sciamanica o l'affiliazione a qualche culto. "Penso che esistano intere regioni di immagini e di sentimenti che raramente vengono svelate nella vita quotidiana. Quando queste vengono liberate possono prendere forme perverse", dichiarò Morrison nel 1968. In altre parti di questa intervista l'artista afferma che "lo sciamano è un guaritore, come lo stregone", e poi che "non dobbiamo dimenticare che il serpente e la lucertola sono identificati con l'inconscio o con le forze del male".
Secondo il critico cinematografico Gene Youngblood, Re Lucertola era uno dei nomi in codice usati da Morrison, che in alcuni circoli occulti era anche chiamato "l'Angelo sterminatore". In No One Gets Out of Here Alive gli autori raccontano di come Jim Morrison avesse imparato dall'apprendista strega Ingrid Thompson a bere il sangue. In certe tradizioni occulte l'uso del sangue, unito alla pratica di certi atti sessuali, è parte importante delle tecniche di creazione degli incantesimi. Oltre che nei riti tantrici, questo costume è presente anche nel rituale magico occidentale, adottato da gruppi come La Coulevre Noir, l'Ordo Templi Orientis, Les Ophotis e altri. Pratiche coinvolgenti l'uso del sangue sono presenti anche in un rituale voodoo chiamato petro, usato per evocare i vari Loas (gli dei e le dee).
Quest'ultimo, in particolare, sembra molto vicino alle credenze occulte di Morrison: "...Ma la forma umana è soltanto un vaso vuoto agli occhi degli dei (...) Un luogo critico dove un certo numero di forze sacre può convergere. Gli elementi fondamentali di questo processo sono i componenti stessi dell'uomo: il z'etiole, il gros bon unge, il ti bon ange e il n'ame del cadavere. L'ultimo è il corpo stesso, il suo sangue e la sua carne. Il n'ame è il dono di Dio e dello spirito della carne, che permette a ciascuna cellula dell'organismo di funzionare. È la residua presenza del n'ame che dà forma al cadavere anche molto tempo dopo la morte clinica del corpo. Il n'ame, dopo la morte del corpo, inizia lentamente a trasferirsi negli organismi del terreno [...] Un processo che richiede diciotto mesi per il suo completamento".
La tomba di Morrison al Père Lachaise rimase anonima per molti mesi, così che nessuno potesse disturbare il cadavere e il luogo circostante... Un processo analogo di trasmigrazione esiste anche nella tradizione tibetana. In particolare il Bardo Thödol (il libro tibetano dei morti) racconta di specifici miti riguardanti gli eventi successivi alla morte del corpo.
Secondo il dottor Rick Strassman "un altro modello di nascita e di morte nel quale appare l'intervallo di quarantanove giorni si ritrova nel Bardo Thòdol. In questo tempo le forze vitali del defunto (l'energia accumulata durante la sua esistenza) si fondono nella futura forma incarnata".
Il critico rock Greg Shaw fornì un'interpretazione di The End seguendo queste ipotesi, e giunse ad affermare che ogni verso del celebre brano è una citazione diretta del Bardo Thödol.

Quali possono essere, dunque, le implicazioni di queste ipotesi alla luce della presunta morte di Jim Morrison? Secondo le credenze occulte, alla morte clinica la persona si divide nelle sue vere parti, in precedenza riunite in un unico essere, ed è possibile intrappolare parti della personalità e dello spirito durante questo processo di transizione.
Wade Davis
, autore di The Serpent and the Rainbow: the Ethnobiology of the Haitian zombie scrive: "Durante l'iniziazione il ti bon ange può essere estratto dal corpo e custodito in un'anfora d'argilla chiamata canari. Il canari viene collocato nel santuario interno della hounfour (la casa rituale)... Durante gli stadi immediatamente successivi alla morte fisica il ti bon ange è estremamente vulnerabile. Solo quando viene definitivamente liberato dalla carne esso è relativamente salvo". Fu allora il ti bon ange di Morrison a essere comprato, venduto e poi riunito in quel giorno fatale a Parigi? Il canari di Jim Morrison, secondo certe teorie, avrebbe un nome. E la Zeppelin Publishing Company e il bokor, l'alto sacerdote che attirò il ti bon ange di Jim nel canari, dirige una compagnia chiamata B of A Company (o B of A Communications) con sede prima a Baton Rouge e ora a Fort Lauderdale, in Florida. Quest'uomo possiede un passaporto a nome di James Douglas Morrison, e afferma di essere davvero la defunta rock star!

Nei primi due anni dopo la sua scomparsa, Jim Morrison fu, come Elvis, al centro di numerosi avvistamenti, alcuni assolutamente fantasiosi e ridicoli, altri più sinistramente attendibili. Nel 1973 Morrison venne visto, in diverse occasioni, a San Francisco, impegnato in transazioni d'affari e bancarie.
Nel giugno del 1981, in un articolo apparso su High Times, Tom Baker, il miglior amico di Morrison, disse: "Sono molto tentato di credere alle voci che Jim abbia messo in scena la sua morte".
Nello stesso periodo un gruppo di suoi ammiratori cercò di entrare in possesso delle schede dentistiche di Jim (radiografie e altro) in modo da ottenere il permesso di riesumare il cadavere e confrontarne i resti con i documenti. Ma questa iniziativa venne immediatamente bloccata dalla famiglia di Morrison e dai suoi legali. E risaputo, comunque, che Jim aveva, ancora in vita, piantato ripetutamente qua e là i semi che avrebbero dato luogo a questo genere di speculazioni. Al Fillmore di San Francisco, nel 1967, iniziò a parlare di diffondere la falsa notizia della sua morte, come trovata pubblicitaria che potesse attirare sul gruppo l'attenzione della stampa nazionale. In quei giorni Jim creò l'anagramma Mr. Mojo Risin, che avrebbe usato dopo la sua partenza per l'Africa, nei contatti segreti con i suoi amici più fidati. Morrison, in più di un'occasione, confidò a Danny Sugerman e a Jerry Hopkins che aveva iniziato a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di cambiare carriera in modo radicale, riapparendo come un uomo d'affari in giacca e cravatta.
Steve Harris ricorda persino che Jim iniziò a chiedere in giro che cosa sarebbe successo se fosse improvvisamente deceduto... Quali conseguenze avrebbe avuto, la sua morte, sugli affari del gruppo e sulle vendite dei dischi? E quali sarebbero state le reazioni della stampa e della gente? Quando era in compagnia della confidente Mary Francis Werebelow, Jim si "impegnava in lunghe conversazioni sul modo con cui i disce-poli avevano trafugato il corpo di Gesù dal suo sepolcro", definendo scherzosamente l'episodio come il "furto di Pasqua".
In un articolo apparso su RollingStone il 17 settembre 1981, Jerry Hopkins riferisce di diversi altri avvistamenti di Morrison.
"Il primo che ricordo fu davvero fantastico. Un tizio apparve a San Francisco e iniziò a incassare assegni a nome di Jim Morrison. Non stava firmando assegni a vuoto, badate bene. Era il suo denaro che stava spendendo. Pare che fosse vestito di pelle, un abbigliamento che Jim aveva adottato costantemente in un certo periodo della sua carriera, e diceva a tutti di essere davvero il "cantante morto". Un giorno squillò il telefono e la voce del centralinista mi chiese 'accetta una chiamata interurbana da parte di Jim Morrison?' Fu una conversazione molto interessante, anche se la linea era molto disturbata. Jim mi disse che dovevo andare a Parigi per riesumare il suo cadavere, ma che per farlo avrei prima dovuto ottenere il permesso di dodici vescovi cattolici..."
Un altro avvistamento piuttosto surreale ebbe per protagonista "Donny" di Baton Rouge. L'uomo disse di aver visitato la casa in cui Morrison risiedeva nel 1978 e parlò di questo con l'amico Larry, uno che stava tentando di sfondare nel mondo del rock. "Donny mi disse che un intero muro di una stanza era occupato soltanto da libri. Ognuno di quei libri era su Satana o, comunque, aveva qualcosa a che fare con lui. Mi parlò anche di una grande sedia, simile a un trono, sul quale Jim era seduto, a osservare i suoi bambini nudi che gli correvano intorno..."
Una donna chiamata Rhea (la dea greca della fertilità) dichiarò di aver vissuto con Jim Morrison e il loro figlio, Jesse Blue James fino al 1979. Secondo la donna Jim era ormai evoluto in uno stato di pura energia, ed era in grado di materializzarsi e smaterializzarsi a suo piacimento. Lei e Jim, inoltre, erano in diretta comunicazione telepatica e in sincronia elettromagnetica.

Una storia di cospirazione...
Durante i primi anni successivi alla morte di Jim Morrison apparvero numerosi articoli in cui veniva offerta una versione ben diversa dei tragici e misteriosi eventi che avvolgevano la figura dell'artista. Una versione che non aveva nulla a che fare con l'occulto e la reincarnazione.
In questi articoli l'accento era posto soprattutto sull'interesse che le attività underground di Morrison avevano suscitato nei servizi spionistici. Questi ultimi erano probabilmente coin-volti nella stessa morte del cantante.
Uno degli articoli dei più espliciti nel sostenere questa tesi apparve sulla rivista scandinava Dagblatte, e descriveva in dettaglio tutti gli sforzi compiuti dal servizio segreto francese per assassinare Jim Morrison a Parigi.
Bernard Wolfe, in un articolo del giugno del 1972 per Esquire, riferì il racconto di "Sherry", una ragazza di Pasadena che conosceva molto bene Morrison: "Non riuscivo a trovare alcun senso a tutte quelle storie apparse sui giornali... Supponi che abbia avuto un attacco di cuore esattamente come hanno raccontato: ma è di quello che morì? Mio Dio, se è così allora si può dire che Ernest Hemingway morì a causa di un esteso danno cerebrale... Se volete conoscere la vera causa della morte di Jim, chiedetevi piuttosto che cosa ha spinto il suo cuore a fermarsi... E quale dito c'era sul grilletto".
Nei primi anni dopo la morte di Jim, il proprietario della già citata "B of A Communications", chiamato James Douglas Morrison, affermò di operare come agente dei servizi segreti per conto di un certo numero di gruppi nazionali e internazionali compresi la CIA, la NSA, l'Interpol e il servizio segreto svedese.
"Jim Morrison 2" reclama anche di essere la defunta rock star che, a un certo punto, abbandonò la sua vecchia identità rock'n'roll per diventare una sorta di James Bond, indossando quel vestito e quella cravatta proprio come Jim aveva predetto quando era ancora con i Doors.
Da qui nacque la teoria dei multipli Jim Morrison, secondo la quale Jim era in realtà diverse persone o attori, tutti agenti dei servizi segreti. Lo scopo ultimo di questa complessa macchinazione, naturalmente, ci sfugge e sembra più appartenere all'universo delle leggende urbane di massa.