navigazione
drive home page

musica
Home

recensioni

speciali

concerti
eventi

sezioni

rock'n'roll noir
rock and horror encyclopedia
borderline
all that jazz


categorie

musica

cinema

libri

fumetti

database
libri sulla musica


contatti

 

drive magazine ©
autostrada per l'inferno ©
Stefano Marzorati 2010

 

  Counter

2 giugno 2010

La morte in classifica (1971)

Due canzoni apparse nel 1971 sembrarono in qualche modo trarre spunto sia dai brutali eventi che avevano scosso i tardi anni Sessanta, sia dal sinistro e crescente senso di impotenza che sembrò accompagnarli. Il rock'n'roll aveva ormai saldamente preso possesso delle onde radio, ma questi due brani furono portatori di un nuovo, stupefacente attacco alle conven-zioni, introducendo in classifica un concetto e un'immagine della morte che mai, prima d'allora, si erano fatti strada.
Stiamo parlando di Timothy dei Buoys, che raggiunse il numero diciassette delle classifiche durante l'estate, e di DOA dei Bloodrock, che si era guadagnata la trentaseiesima posizione pochi mesi prima. Entrambe rappresentarono l'inizio di una nuova tendenza, che non era né cinica né razionale ma che, piuttosto, prendeva avvio da certe tendenze proclamate dalla cultura dei tardi anni Sessanta, portandole alla loro logica e naturale conclusione. DOA, in particolare, si collocò come una sorta di premessa a quella nuova ondata di orrore cinematografico che sarebbe esplosa, due anni più tardi, nel 1973, con L'esorcista di William Friedkin, la pellicola che inaugurò una profonda e sconvolgente svolta del genere, una "rinascita" che durò almeno per una quindicina d'anni. Un periodo durante il quale lo spettacolo della morte venne messo in scena in maniera feroce e brutale da una significativa schiera di autori, tra i quali spiccarono George Romero, Tobe Hooper, John Carpenter, Wes Craven e il primo David Cronenberg. La ridefinizione dell'orrore che questi registi, e tutta una produzione minore indiscutibilmente legata all'opera dei maestri, misero in atto fu, in seguito, all'origine del revival horror che caratterizzò alcuni gruppi postpunk dei primi anni Ottanta, come i Cramps, e provocò la nascita del sottogenere thrash-death, che vide tra i suoi campioni i famigerati Slayer.

L'importanza di DOA risiede dunque nell'aver eliminato ogni traccia di quell'orrore sgangherato, innocuo e risibile, che aveva, in passato, caratterizzato il rock'n'roll horror di canzoni come The Monster Mash o Dinner with Drac. Inoltre, a differenza del death rock degli anni Sessanta, la canzone non si chiudeva affatto con la tradizionale e inevitabile riunione ultraterrena della coppia, un lieto fine a ben vedere, ma su toni decisamente più sinistri.
L'ambientazione cupa della canzone dei Bloodrock si nutriva di quelle atmosfere di cui erano ricchi i filmati promozionali, gli educational film del governo, mostrati nelle scuole in quegli anni, in particolare quelli dedicati alla sicurezza stradale.
Documentari "educativi" in cui al tono pacato della voce del commentatore si accompagnava un campionario di immagini tutt'altro che rassicuranti, comprendente visioni di lamiere contorte e corpi maciullati. Questi spettacoli di morte, mostrati naturalmente a fin di bene, dovevano, secondo le intenzioni dei legislatori, suscitare nella gioventù, tramite il valore dello choc, un sano rispetto delle regole e del comportamento civile. DOA riprende proprio da questo piccolo universo macabro la sua lugubre trama, arricchita di dettagli raccapriccianti, ma non sembra, alla fine, interessata a esprimere giudizi di sorta o commenti: è piuttosto uno "sguardo" distaccato che si basa sulla nuda e cruda "cronaca" degli eventi descritti. Nella versione del pezzo apparsa sull'album DOA si dilata, più di otto minuti. L'ambientazione è quella del retro di un'autoambulanza, con tanto di sirena (simulata da un riff di organo) che appare nel coro (un elemento che venne in seguito eliminato dal singolo perché troppa gente, ascoltandola in macchina, si sentiva in dovere di accostare ai bordi della strada). Il protagonista, a cui il cantante Jim Rutledge fornisce la propria rauca voce, è stato appena coinvolto in un tremendo incidente - difficile dire se d'aereo o di auto - e descrive la propria esprienza con dettagli precisi e strazianti: "Qualcosa di caldo sta scorrendo lungo le mie dita, la vita sta scivolando via dal mio corpo... Le lenzuola sono rosse e bagnate dove sono sdraiato", "Cerco di muovere il mio braccio e non sento nulla, e quando guardo mi accorgo che non c'è più", "La ragazza che conoscevo ha uno sguardo così distante". La canzone si conclude, poi, con un'estrema invocazione, "Dio del cielo, aiutami a morire", mentre il ritmo dell'accompagnamento si spegne, a simboleggiare l'arresto del battito cardiaco del narratore.
In contrasto con il tono deprimente e drammatico di DOA, Timothy dei Buoys sembra apparentemente offrire una rappresentazione della morte, e dell'atrocità a essa connessa, più leggera, in linea con il pop più becero e commerciale. Tuttavia, è proprio questa sua dimensione di storiella tra amici che la rende particolarmente disturbante, unita al profondo senso di orrore che scaturisce dallo scenario: alcuni amici intrappolati in una miniera iniziano a praticare, tra di loro, come estrema risorsa di sopravvivenza, il cannibalismo.
Timothy è, ovviamente, la vittima designata quando Joe, uno dei suoi compagni dice che avrebbe "venduto la sua anima, anche per un solo pezzo di carne..." Timothy diventò immediatamente oggetto di culto nei campus universitari, ma non fu mai al centro di campagne censorie a dispetto di quanto aveva sperato il suo autore, Rupert Holmes.

Due altre canzoni dei primi anni Settanta meritano di essere segnalate, anche se non possedevano il fascino e la forza di DOA e di Timothy. La prima è Seasons in the Sun, numero uno nel 1974 (l'anno in cui l'America stava cercando di scacciare definitivamente i fantasmi del Vietnam), che racconta la storia di un uomo che sta morendo di cancro. La seconda è, stranamente, il remake della vecchia Monster Mash (già numero uno nel 1962), che riapparve nel 1973 e conquistò la decima posizione.