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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

Metti una sera quattro virtuosi...

17 luglio 2010

Autore: Holdsworth – Pasqua – Haslip - Wackerman
Album: Blues For Tony
Etichetta: MoonJune Records
recensione di Maurizio Principato

Quattro fuoriclasse del jazz-rock improvvisano in semi-libertà sulla base di strutture complesse e articolate: Blues For Tony – il titolo si riferisce a Tony Williams, grande batterista jazz morto a 51 anni il 23 febbraio 1997 – è il risultato di un lavoro d’insieme registrato dal vivo nel 2007, che vede sullo stesso palco Holdsworth (chitarra), Pasqua (tastiere), Haslip (basso) e Wackerman (batteria). Virtuosismi, asperità ritmiche, fughe atonali: l’eccellente abilità tecnica dei musicisti consente loro di spaziare con disinvoltura dalle composizione serrate e sull’orlo della nevrastenia (“Blues For Tony”, che contiene un bell’a-solo di batteria) a quelle distese e di ampio respiro (“Pud Wud”). I quattro potrebbero fare qualsiasi cosa se volessero. Ma non vogliono e preferiscono restare nel tipico solco del jazz-rock, ovvero: suonano in modo ineccepibile e non dicono niente di nuovo. Tutti i momenti di improvvisazione sono incastrati all’interno di strutture blindate dalle quali non si può uscire e se questo, da una parte, crea un ambito ‘schermato’ nel quale muoversi con sicurezza, dall’altra genera un ineluttabile senso di dejà-vu e un paio di sbadigli. Il popolo degli strumentisti jazz-rock – o “fusion” – è ossessionato dagli aspetti squisitamente tecnici della musica: bisogna dimostrare al mondo intero quanto si è bravi, puliti e veloci nel produrre cascate di note. Ma tutto il resto passa in secondo piano: ricerca, sperimentazione, destrutturazione e ristrutturazione sono ampiamente trascurate. Perché? In passato Holdsworth ha lavorato assiduamente con Bill Bruford (un album su tutti: il memorabile “One of a Kind” del 1979), muovendosi con abilità e fantasia tra le intricate tramature del prog-jazz. Chad Wackerman vanta un primato invidiabile: tra il 1980 e il 1988 è stato il batterista ufficiale di Frank Zappa, suonando centinaia di volte in studio e dal vivo con il grande compositore nativo di Baltimora, che lo ha messo a dura prova in numerose occasioni – prove sempre superate egregiamente dal pacato Chad. Sia Bruford che Zappa hanno operato per superare consuetudini e limiti. Holdsworth e Wackerman non hanno le mire dei loro mentori, vogliono solo suonare e farlo con stile, originalità, precisione chirurgica, insomma nel migliore dei modi: in effetti entrambe fanno cose ai limiti dell’impossibile ma (come dire?) questo è scontato. Sarebbe logico, plausibile, auspicabile aspettarsi qualcosa di più e lo stesso discorso vale per uno scafato professionista come Alan Pasqua, che ha collaborato con mezzo mondo (Bob Dylan, Santana, Sammy Hagar, John Fogerty, Pat Benatar, Whitesnake, Jean-Luc Ponty, Lee Ritenour, Pino Daniele, perfino Bruce Willis!). Per quanto riguarda Jimmy Haslip, invece, il suo lavoro con Yellowjackets ci ha abituato a una grande competenza e a uno stile equilibrato, a un’efficienza stabile priva tuttavia di stimolanti sorprese. Nonostante la qualità dello straordinario ensemble il prodotto finale è piuttosto piatto. “Blues for Tony” è un album oggettivamente pregevole ma non emoziona, non avvince, non lascia segni di alcun tipo, fatta eccezione per i due brani “Guitar Intro” e “To Jaki, George and Thad” dove – rispettivamente – Holdsworth e Pasqua si concedono una parentesi solista crepuscolare e sincera.