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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

I giorni felici del pop barocco...

5 ottobre 2010

Autore: Broken Bells
Album: Broken Bells
Etichetta: Columbia
recensione di Maurizio Principato

Le ‘campane rotte’ sono due: James Mercer (basso, chitarra, voce) e Danger Mouse (vero nome: Brian Burton – organo, sintetizzatore, piano, basso, programmazione, arrangiamenti orchestrali, produzione), fanno base a New York e da lì lanciano il loro messaggio musicale a tinte pastello miscelate con acrilici fosforescenti. Usiamo una terminologia più consona alla musica: Broken Bells è una miscela di space pop, psichedelica soft e club dance con tramature underground. L’impianto generale è solido, classico nelle scelte dei suoni e delle soluzioni melodiche, ma la coppia non disdegna strizzatine d’occhio a ritmi e sound inscatolati che hanno reso celebri – nonché ballabili – molti pezzi di Gorillaz e Beck. In poche parole: ripescaggio intelligente e sapiente attualizzazione di formule che, in epoche passate più e meno remote, ottennero riscontri commerciali e di gradimento popolare. Nei dieci brani dell’album si respira una levità che ricorda i giorni felici del pop barocco, in cui artisti straordinari come David Axelrod e Scott Walker, o gruppi che pochi purtroppo ricordano (Harper’s Bizarre, Free Design) scrissero pagine musicali di pregio che contenevano l’essenza migliore prodotta dalla ‘summer of love’ di San Francisco nel 1967. Le canzoni dei Broken Bells hanno sempre quel fraseggio accattivante, quell’appiglio orecchiabile al quale agganciarsi, quella porta d’ingresso dalla quale accedere a melodie originali che, chissà come, ricordano qualcosa ma non copiano niente. Accade in “October”, in “The High Road” o nel brano scelto come singolo, “The Ghost Inside”. Qualche volta l’approccio morbido del duo rende soporifera o zoppicante l’atmosfera (prendete ad esempio la devitalizzante “Citizen” o “Mongrel Heart”, che – con un paio di ritocchi – sarebbe stata bene in uno dei tanti dischi dementi dei Pet Shop Boys), ma non sottraggono coerenza e integrità al progetto, che ha un approccio ‘modernista’ simile a quello dei francesi AIR: studiare il passato per riscrivere il presente creando uno spiraglio nel buio che ci separa dal futuro.