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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

 

Il bizzarro sistema di Copernicus...

17 luglio 2010

Autore: Copernicus
Album: Nothing Exists
Etichetta: Nevermore, Inc. in associazione con MoonJune Records
recensione di Maurizio Principato

Leonardo Pavkovic, fondatore e animatore dell’etichetta newyorkese Moon June, riporta alla luce sette brani registrati nel 1984 dal poeta Copernicus e dalla sua band. La carriera di Copernicus inizia nella seconda metà degli anni Settanta, declamando versi nei circoli di poesia dei quartieri per artisti di New York City. Lo accompagna il sassofonista Melody Peach. La contiguità con i rock club della città porta Copernicus a contatto con Pierce Turner (tastierista) e Larry Kirwan (chitarrista e tastierista). A loro si uniranno svariati musicisti negli anni successivi. Da questi incontri virtuosi prendono forma concerto dopo concerto le ‘dynamic poetry performances’ che caratterizzeranno il lavoro di Copernicus: uno stile che fa tesoro della commistione operata negli anni Cinquanta dai poeti beat che macinavano parole urlando a squarciagola mentre degli instancabili musicisti jazz improvvisavano a ruota libera. A questa base solida e definita si sommano altre influenze: la più evidente è il Captain Beefheart di “Sam With The Showing Scalp Flat Top” – Beefheart, ovvero Don Van Vliet fu un poeta prima di tutto, perché definirlo cantante era ed è piuttosto arduo – e il suo modo di farsi largo tra le parole, raschiando ogni superficie per rendere visibili significati oscuri e imperscrutabili. Memore della lezione del passato e, allo stesso tempo, anticipatore di modalità comunicative di là da venire, Copernicus dà vita a pezzi che hanno una veste musicale vicina allo spirito (non allo stile) del punk e sicuramente in linea con lepulsioni rivoluzionarie che pervasero i primi reading musicali newyorkesi di ispirazione post-moderna di Patty Smith. Ogni canzone di questo “Nothing Exists” è un’opera in miniatura, un microcosmo dove sperimentazione, rumore ed estasi si scontrano per dare vita a inedite forme di bellezza. Memorabili i viaggi infernali e catartici di “Blood” e “Nagasaki”. A 26 anni di distanza il lavoro di Copernicus suona ancora attuale, grazie all’autenticità, al coraggio e allo spessore dei contenuti.