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drive magazine © Stefano Marzorati 2011

L'universo di Copernicus...

2 giugno 2011

Autore: Copernicus
Album: Cipher and Decipher
Etichetta: MoonJune
recensione di Maurizio Principato

Il 2 novembre 2008 il poeta e performer Copernicus riunisce un gruppo di navigati musicisti improvvisatori e li porta con sé nel New Jersey, a Hoboken, la città in cui nacque Frank Sinatra, per incidere un pugno di nuove spoken song. Copernicus non incarna di sicuro la figura del crooner e si spinge in ambiti espressivi nei quali il teatro, la poesia e la musica si incontrano. Le note di copertina asseriscono con orgoglio che in questo Cypher and Decypher tutta la musica nasce spontaneamente – sotto la direzione del tastierista e band leader Pierce Turner – dando vita a composizioni istantanee in cui emergono echi dei primi Talking Heads e dei lucidi deliri acid-blues del Captain Beefheart di “Trout Mask Replica” e di “Bongo Fury” (con Frank Zappa). Dieci composizioni istantanee che assecondano le parole e i proclami del rauco leader Copernicus: è lui a definire di canzone in canzone la strada da percorrere. Il risultato è un magma sonoro in cui il vocalist e i tredici musicisti che lo supportano si spendono senza risparmio. Di fianco a pezzi ossessivi come “I Don’t Believe” e “Comprehensible” trovano posto miscele musicali assolutamente godibili come “Mud Becomes Mind” (un brano minimale e ipnotico pieno di influssi cubani, in cui il parlato recita versi ad effetto come “La mente diventa l’universo/L’universo/L’universo inesistente”) o l’effervescente “Infinite Strength” (un veloce rock blues alla Steve Winwood prima maniera, in cui il dinamico Copernicus si produce in yodel rantolanti e supplichevoli). A ben guardare, però, ogni definizione o catalogazione sta stretta a questo “Cypher and Decypher”, ottimo esempio di creatività musicale il cui ascolto sorprende e sconcerta. Nel libretto ci sono tutti tutti i testi. La copertina è disegnata da Copernicus in persona: ok, non è un grande illustratore ma il suo stile grafico bislacco e ingenuo è da apprezzare – se non altro – per la sincerità.