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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

L'ensemble freak di Madame Bozulich...

20 settembre 2010

Autore: Evangelista
Album: Prince of Truth
Etichetta: Constellation
recensione di Maurizio Principato

Evangelista è una creatura musicale deforme e affascinante, un freak sonoro che si muove in base alle indicazioni della cantante/chitarrista Carla Bozulich e della sua band formata da Tara Barnes (basso, voce), Dominic Cramp (tastiere, laptop), Michael Tracy (batteria) e Andrea Serrapiglio (violoncello). Evangelista è un quintetto che agisce come un vero ensemble, dinamico e itinerante, visto che l’elemento fisso e immutabile intorno al quale ruota tutto è Carla: è lei il cuore del progetto, è lei che indica la direzione e sceglie come muovere i passi, forte di background musicale che inizia nel lontano 1982. Gli altri elementi vanno e vengono, qualcuno si ferma per tanto tempo, qualcun altro sparisce dopo un paio di date, ognuno lascia il proprio segno e contribuisce all’evoluzione della proposta creativa. L’anima di Evangelista, insomma, si muove con Miss Bozulich. Le parole-chiave per inquadrare subito il contesto sono ‘post-rock’ e ‘post-moderno’, ma fermarsi a questa prima catalogazione è frettoloso e superficiale: c’è una esplicita contiguità con il mondo dell’underground e delle avanguardie musicali, c’è la tonificante aggiunta di uno slancio esplicito verso la sperimentazione, c’è una ricerca quasi ossessiva. Sin da “The Slayer”, il brano che apre “Prince of Truth”, appare evidente l’indagine di nuove forme musicali che nascono dall’incastro di atonalità, melodie eteree, dissonanze, rumori, destrutturazione. Disco facile? No. Disco difficile? Neppure. Ma l’ascolto richiede tempo e disponibilità al fruitore finale, perché è un album ricco di complessità e di zone impervie. D’altra parte questa è la sua ragion d’essere: trovare una strada personale attraverso le possibilità offerte dal mondo dei suoni. Di tanto in tanto affiorano richiami e ricordi che creano piccoli appigli. È piacevole ritrovare nella musica di Evangelista, tra un feedback di chitarra e una nota tagliente di violoncello, echi dei primissimi Pink Floyd di “The Piper Of The Gates Of Dawn”, del Nick Cave di “Kicking Against thePricks”, di Kendra Smith (soprattutto nel brano finale “On the Captain’s Side”, direttamente connesso con “Five Ways of Disappearing”, inciso e prodotto dalla Smith nel 1995), nonché di tutto il filone sperimentale che ha dato il meglio tra gli anni Settanta e gli anni Novanta (Fred Frith, Henry Kaiser, Negativland, Yoko Ono, DNA). Da ascoltare. Non sarebbe male saggiare i live di Evangelista, ma chissà quando ci capiterà: nel maggio scorso la formazione americana ha portato in tour le proprie canzoni in Francia, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia. Paesi Bassi, Austria, Germania e perfino in Ungheria. In Italia nessuno si è sognato di chiamarla.