navigazione
drive home page

musica
Home

recensioni

speciali

concerti
eventi

sezioni

rock'n'roll noir
rock and horror encyclopedia
borderline
all that jazz


categorie

musica

cinema

libri

fumetti

contatti

 

Disclaimers

© Stefano Marzorati

 

Piccole emozioni segrete...

23 giugno 2010

Autore: Half Seas Over
Album: Half Seas Over
Etichetta: Brownswood Recordings – Doppio Zero
recensione di Maurizio Principato

Musica che raccoglie piccole e tangibili emozioni segrete, custodendole in contenitori a forma di canzone. Con il progetto Half Seas Over il pianista Elan Mehler e il cantante/cantautore Adam McBride Smith coniano una modalità espressiva che suona al contempo classica e inedita. È classica la struttura delle composizioni, che sposano intimismo e romanticismo, è inedita l’originalità con cui la sensibilità jazz si stempera nelle forme semplici e strutturate del pop. Si nota, nei due musicisti citati, una abile equilibrio nel restare sulla linea di demarcazione che separa, unisce e alimenta reciprocamente le personalità musicali. Quando Mehler eccede nell’infondere raffinatezza al suo pianismo interviene McBride Smith che, con indole crepuscolare, porta un tono di gentile drammaticità nei brani. All’opposto, quando il cantante sembra adagiarsi lasciandosi andare ai toni dimessi, il pianista ravviva l’atmosfera con interventi rimarchevoli. Il tutto senza tradire l’identità artistica di Half Seas Over, racchiusa in molte delle 13 canzoni di questo album e, in particolare, in pezzi splendidi come “Evensong”, “Get Me To The Station” e “Long Way Down”. Un esordio discografico all’insegna del pop jazz per un duo – coadiuvato da Max Goldman alla batteria, Liam Robinson alla fisarmonica e Tod Hedrick al basso – che possiede una naturale disinvoltura espressiva. Non è un disco perfetto: ci sono piccole cadute di tono, con canzoni fuori posto che sottraggono intensità all’insieme. Ad esempio “Prelude”, sdolcinata e appiccicosa ai limiti del melenso; “Cypress Grove”, tentativo maldestro di confezionare un blues leccato per palati poco sensibili; quasi fastidioso il ragtime compiaciuto di “Sunday’s Empire”. Ma poi arrivano brani essenziali come “Here On ThePlains” e “Rake”che spazzano via la tentazione di fare esercizi di stile e, con delicata decisone, portano alla luce piccole perle autorali di rara intensità.