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© Stefano Marzorati

 

Free and brave...

23 giugno 2010

Autore: Iron Kim Style
Album: Iron Kim Style
Etichetta: MoonJune Records
recensione di Maurizio Principato

Mettere al lavoro nella stessa stanza degli sperimentatori instancabili come Dennis Rea e Bill Jones significa inevitabilmente dare vita a improvvisazioni libere e coraggiose, svincolate da schemi precostituiti. Nei dieci brani strumentali che compongono il lavoro di Iron Kim Style c’è una sintesi espressiva che mette in contatto post-rock, free jazz e noise estremo. Ora abrasivo ora evanescente, il segno tracciato da questo quintetto di Seattle ha una sua originalità che, tuttavia, riporta con piacere alla mente il Miles Davis neuro-elettrico di “On the corner”, i Tortoise dolenti di “Standards” e i King Crimson metallici di “Thrakattak”, con un’aggiunta di rimandi all’opera di Olivier Messiaen. C’è una purezza di fondo che contraddistingue la ricerca ostinata di nuovi modelli espressivi, tanto nei brani di ampia durata come “Mean Streets of Pyongyang” quanto nei pezzi brevi e folgoranti come l’aggressiva “Jack Out the Kims” o la tribale “Slouchin’ at the Savoy”. Chi ama ascoltare musica che, nota su nota, tende all’esplorazione dell’ignoto troverà nella fruizione di questo disco molte soddisfazioni e un ventaglio di possibilità quanto mai ampio. Il denominatore comune è la volontà di dare spazio all’interplay tra i musicisti, affidando alternativamente alle due guide - i citati Rea alla chitarra e Jones alla tromba - il compito di indicare la direzione da seguire. Non mancano i momenti di ispirato virtuosismo ma ciò che contraddistingue davvero l’album è il senso di insieme, ovvero un corpus unico dove ogni membro ha un confronto/incontro alla pari con gli altri e partecipa attivamente alla riuscita del progetto. Vista la natura delle composizioni va detto che non si tratta di un disco “facile”: nessuna strizzatina d’occhio, nessuna soluzione prevedibile: tutto nasce con disarmante e vitale sincerità, che si svelano progressivamente.