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drive magazine © Stefano Marzorati 2011

Soul funk from Texas...

29 marzo 2011

Autore: Black Joe Lewis & the Honeybears
Album: Scandalous
Etichetta: Lost Highways
recensione di Maurizio Principato

Gli enfant-prodige dimostrano talento e/o genio sin giovinetti. Prendete ad esempio Wolfgang Amadeus Mozart, Pablo Picasso o Thomas Mann. Per altri invece è necessario fare un apprendistato. Albert Einstein lavorò a lungo in un Ufficio Brevetti. Italo Calvino si occupò per anni della stesura dei testi in quarta di copertina di questo o quell’autore e della correttura di bozze per Einaudi. George Lucas fu aiuto-regista (scazzatissimo e indolente) con Francis Coppola e un altrettanto giovane Bernardo Bertolucci affiancò il Pier Paolo Pasolini che muoveva i primi passi come regista. Un giovane Pino Daniele, infine, fece il roadie per i Napoli Centrale di James Senese. Dopo anni nell’ombra per tutti loro è arrivata la fama. Si trattava di future “celebrità” che si muovevano già in ambiti nei quali, successivamente, avrebbero sfondato. Altre volte, invece, l’ambito dell’apprendistato non ha niente a che vedere - o quasi - con le aspirazioni personali. È questo il caso di Joe Lewis, commesso in un monte dei pegni di Austin (Texas) che un bel giorno, tra i vari oggetti portati da clienti in difficoltà finanziarie, si ritrova al cospetto di una chitarra elettrica. E decide, lui che fino a quel momento non aveva mai pensato di entrare nel mondo della musica, di imparare a suonarla, dando una svolta al proprio destino e iniziando a una carriera che nel 2007, dopo numerosi concerti in trio, lo porterà a formare gli Honeybears. Questa band non ha nulla, assolutamente nulla di texano: nel suo DNA c’è il miglior soul funk che si possa immaginare nel 2011, scariche di rutilante energia che – da una parte - evocano lo spirito di James Brown o di Howlin’ Wolf e, dall’altra, resuscitano il groove di Sly & The Family Stone e Funkadelic, aggiungendo a tutto ciò (come se non bastasse) una corposità degli ottoni degna dei Tower of Power. Nel recente “Scandalous” la sezione fiati che accompagna Black Joe Lewis è stata ridotta da otto a quattro elementi. Questa decurtazione ha messo in luce la componente rock blues della band, che in diversi brani (“I’m Gonna Leave You”, “You Been Lyin’”) chiama in causa Jimi Hendrix. A proposito di “Scandalous” il giornalista Thon Jurek ha detto “It's a party record that bleeds Saturday night into Sunday morning and beyond” (è un disco per feste che trascina la linfa del sabato notte nella domenica mattina e oltre). Verissimo. La carica di Black Joe Lewis e compari lascia tracce di benefica adrenalina nel sangue.