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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

Intelligent Dance Music...

5 ottobre 2010

Autore: Leila
Album: Blood, Looms and Blooms
Etichetta: Warp
recensione di Maurizio Principato

Negli anni Novanta un piccolo gruppo di DJ e autori legati alla musica da ballo tentò l’emancipazione dalla dance legata al puro intrattenimento per aprire le porte alla ricerca, tanto nei suoni quanto nelle forme. Nel cosiddetto filone IDM (Intelligent Dance Music) si mossero con disinvoltura artisti di spessore come Aphex Twin, Boards of Canada, Mouse on Mars e Alec Empire, nonché formazioni piuttosto ostiche e disinteressate a risultati commerciali apprezzabili quali Oval, Pan Sonic, Spacetime Continuum. Autrici come Bjork inserirono nel proprio repertorio gli stilemi IDM che meglio potevano adattarsi al formato-canzone. Con Aphex Twin e Bjork suonò all’epoca, sia dal vivo che in studio, la tastierista irania Leila Arab che, dopo anni di intensa attività per conto terzi, nel 1998 firmò un primo interessante album solista (“Like Weather”, pubblicato da Rephlex) seguito nel 2000 dal poco riuscito “Courtesy of Choice”. In seguito due lutti familiari – la morte della madre e del padre – chiusero Leila in una forma di isolamento dalla quale emerse nel 2008 con Blood, Looms and Blooms. Trattare un album uscito da due anni ha senso, qui, perché il disco in questione non risente del passare del tempo e, soprattutto, mostra una notevole maturazione stilistica da parte di Leila. Non si può certo parlare di dance ‘tradizionale’ per questi undici brani che racchiudono una malinconia profonda scevra da qualsiasi forma di leggerezza ma, a dispetto di ciò, scorrono con fluidità e coesione. Brani come “Daisies, cats and Spacemen” cantata da Roya Arab - sorella di Leila - e ”Teases Me” sono le pagine di un diario oscuro e dolente, privo di speranza o di facili soluzioni ma intriso di nostalgia e rimpianto. Solo in alcuni casi le ombre sembrano dissolversi per fare spazio a progressioni ritmiche decise e a melodie ipnotiche (“Little Acorns”, “Time to Blow”). Spicca la carica energica di “Mettle”, in cui l’elettronica acquista tono e ruvidezza rock. Non mancano i momenti noise, stemperati da atmosfere languide ed evanescenti in “Mollie”, il pezzo che apre un disco intenso e certo non immediato, ma sincero e partecipe.