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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

John Zorn: tra angeli e demoni...

5 ottobre 2010

Autore: John Zorn/Masada String Trio
Album: Haborym
Etichetta: Tzadik
recensione di Maurizio Principato

Haborym è il nome di uno dei granduchi dell’Inferno e comanda 26 legioni infernali. Il suo compito (ingrato?) è quello di scatenare incendi ovunque, tanto nelle città quanto nelle foreste o nei castelli e per questa ragione ha sempre una torcia accesa in mano (il lavoro è il lavoro). Ha la corporatura prestante di un atleta allenato ma, per muoversi, preferisce usare un drago o una grossa vipera. Ha tre teste: di gatto, di uomo e di serpente. Questo demone dà il titolo al sedicesimo volume della serie “Masada Book Two – Book of Angels”, il songbook dedicato agli angeli caduti e costituito da 300 brani scritti nel 2004 da John Zorn nell’arco di soli tre mesi. Le tre teste che assecondano e interpretano i voleri di Zorn, qui, sono quelle di altrettanti maestri: Mark Feldman (violino), Erik Friedlander (violoncello) e Greg Cohen (contrabbasso). Tutti i brani hanno una forza intrinseca fuori dal comune e uniscono stili disparati: tradizione musicale ebraica askenazita, jazz, classica contemporanea, sperimentazione. Ognuno dei musicisti citati ‘corre da solo’ e, allo stesso tempo, lavora in profonda intesa con gli altri, con uno scambio creativo che definire telepatico è un timido eufemismo, come testimonia lo spirito (e lo stile del fraseggio di contrabbasso) da free jazz che anima “Bat Qol”, suite in miniatura basata su improvvisazioni veloci e nevrasteniche di Feldman e Friedlander, o la sincopata – e altrettanto indiavolata – “Umikol”. Ci sono assonanze familiari con il repertorio zorniano e con le esperienze di “Bar Kokhba”, soprattutto in brani sinuosi e danzanti come “Carniel” o nei fraseggi in pizzicato di “Tychagara”. Compaiono anche gli agganci alla tradizione musicale sefardita in “Elimiel”, piccolo capolavoro di musica d’insieme dove il violino e il violoncello ingaggiano una lotta virtuosa, avvicinandosi e allontanandosi continuamente. “Haborym” è un affascinante esempio di come sia possibile creare nuove forme espressive guardando al passato (la modalità autorale che caratterizza l’intera serie dei “Book of Angels”). La tradizione viene trascinata nel presente e riscritta con acume: una delle prerogative dello Zorn di questi ultimi anni che, nel background musicale ebraico, ha trovato nuova linfa vitale su cui continuerà a lavorare con profitto (sia artistico che finanziario) ancora a lungo.