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La nuova sfida di Bill...

18 gennaio 2011

Autore: Method of Defiance
Album: Nihon
Etichetta: Rarenoise
recensione di Maurizio Principato

La presenza di Bill Laswell è sempre garanzia di qualità e di consistenza. Il bassista nativo di Salem (Illinois) è un ‘ragazzo’ iper-attivo e, da trent’anni a questa parte, lavora senza sosta come musicista, autore e produttore. Il suo instancabile eclettismo gli consente di rendere contigue anche quelle zone della musica che – teoricamente – sono distanti quando non addirittura estreanee l’una all’altra. Oltre a essere un eccellente bassista e un validissimo compositore, Laswell ha un talento aggiuntivo piuttosto raro: arriva rapidamente all’essenza delle cose e tira fuori il meglio da ogni situazione o contesto musicale. Nella sua fittissima discografia ‘allargata’ compaiono numerosi capolavori firmati come titolare: una piccola selezione esplorativa include necessariamente "Psychonavigation", Subharmonic, 1993; "Invisible Design", Tzadik, 1999; "Neftakhir", Barbarity, 2006 – nota: sono più di 60 dischi, vista la quantità ovviamente ci sono anche un paio di lavori bruttini ma il 90% del materiale è superiore alla media. Poi ci sono i progetti più articolati (Material, Massacre, Painkiller) e una quantità impressionante di collaborazioni con artisti appartenenti a ogni forma di cultura sonora. Method of Defiance contiene giù nel nome (che significa ‘metodo di sfida’) la dichiarazione di intenti, ovvero la volontà di organizzare razionalmente le azioni di difesa o attacco creativi da intraprendere. In questo quintetto etno-dub-jazz-funk figurano, oltre a Laswell (che guida e coordina con nervi saldi le improvvisazioni), Toshinori Kondo alla tromba, Guy Licata alla batteria, Bernie Worrell alle tastiere, il dinamico Dr. Israel alle voci e agli effetti. Il recente Nihon registrato dal vivo) si apre con “Woobou/Volunteer Slavery”, lungo incipit di tastiere che comprime in poche, riuscitissime battute Johann Sebastian Bach, Jimmy Smith, Booker T & The MG’s, Jon Lord e Brian Auger. Le mani free-bluesy di Worrell vengono afferrate e – diciamo così – schiacciate da Licata e Laswell che, nella successiva “Method Plan One”, aggrediscono la audience con un riff accelerato, suonato su ritmi jungle. Nelle brevissime distensioni interne al pezzo si riaffacciano il citato Worrell e la voce declamante di Dr. Israel. In primo piano – qui e altrove - la tromba di Kondo (bravo ma noioso, sovente ‘salvato’ dagli interventi di Laswell). L’intero disco è trascinante e piuttosto immediato. “Method Exit Dub” è la straordinaria conclusione dell’esibizione: i primi quattro minuti destrutturati sfociano in un reggae potente dove il basso di Laswell gioca un ruolo basilare e Worrell emerge di nuovo con grande efficacia.
Segnalazione aggiuntiva: il sito di MoD merita assolutamente una visita, anche e soprattutto per il lunghissimo elenco di titoli che scorre a tutto schermo e corrisponde a speciali suggerimenti di lettura che spaziano tra esoterismo, occultismo, biografie, saggi sulla musica, filosofia. Qualche esempio? “The Illuminatus Trilogy“ (Robert Shea, Robert Anton Wilson), “In Search of the Miracolous“ (P. D. Ouspensky), “Isis Unveiled“ (H. P. Blavatsky), “Bitter Music“ (Harry Partch), “The Book of Lies“ (Aleister Crowley), “Breakfast of Champion“ (Kurt Vonnegut Jr), “The Spirit of Terrorism“ (Jean Baudrillard), “Initiation into Hermetics“ (Franz Bardon), “Silence“ (John Cage), “Che Guevara: A Revolutionary Life“ (Jon Lee Anderson).
L’album contiene un DVD con I MoD in concerto (in bianco e nero: da vedere!).