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© Stefano Marzorati

 

I morti possono ancora danzare...

31 maggio 2010

Autore: Brendan Perry
Album: Ark
Etichetta: Cooking Vinyl

Undici anni dopo. Nel 1999 Brendan Perry, chiusa l’esperienza Dead Can Dance con Lisa Gerrard, faceva uscire su etichetta 4AD Records il suo primo album solista Eye of the Hunter. Un lavoro stupendo, principalmente acustico, incentrato su canzoni essenziali – ma non scarne – e ispirate, tutte scritte da Perry ad eccezione del brano “I Must Have Been Blind” di Tim Buckley, interpretato in modo straordinario. Negli anni successivi Perry si è defilato ma non è restato con le mani in mano: ha partecipato a “Dream Letter – A Tribute to Tim Buckley”, ai progetti “Zoar: Clouds without Water” e “Piano Magic Ovations”; ha scritto le musiche per il film “Mushin” di Graham Wood; ha curato con il fratello Robert una serie di workshop dedicati alle percussioni della tradizione africana e afro-cubana, allestiti nella chiesa sconsacrata Quivy Church, in Irlanda. Nel 2006 ha ripreso i contatti con la Gerrard e insieme hanno riproposto in tour il repertorio dei Dead Can Dance. Due anni dopo Perry ha rotto il contratto con 4AD e ha iniziato a lavorare in solitudine al nuovo album Ark. Stilisticamente l’album si ricollega a “Spiritchaser”, l’ultimo lavoro dei Dead Can Dance: grande cura per la ricerca di suoni epici, solenni, fortemente riverberati e ai limiti della magniloquenza; scansioni ritmiche arricchite da elementi etnici (in particolare africani); testi crepuscolari e non di rado oscuri. Pur connotandosi per un gusto che rimanda al passato, Ark è un disco di rara bellezza e integrità artistica. Brendan Perry ha talento e lo dimostra ancora una volta. D’altra parte i Dead Can Dance furono un caso quasi isolato, negli anni Ottanta e Novanta, di pop mistico e profano, iconoclasta e intimamente legato alla tradizione espressiva – musicale e filosofica - medioevale, infine venato da elemnti rituali e di sacralità. Chi, all’epoca, tentò la stessa strada (This Mortal Coil, Cocteau Twins) resse poco nella distanza, mentre Perry e Gerrard – non senza scontri e tensioni interne – grazie al loro spessore lasciarono splendide opere come”Aion”, “Into the Labyrinth” e il citato “Spiritchaser”.
Gli otto brani di Ark sono gioielli che brillano di una luce particolare. Il singolo (disponibile per il download gratuito nel sito di Brendan Perry) è “Utopia”, una canzone immediata e di “facile” presa. Ma i brani più incisivi sono quelli che aprono e chiudono il lavoro, l’iniziale “Babylon” e la lunga, ipnotica “Crescent”, basata su livelli sovrapposti di riff che, uniti alla voce intensa di Perry, creano un insieme di grande effetto.