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© Stefano Marzorati

 

Norwegian wood...

18 giugno 2010

Autore: Terje Rypdal
Album: Crime Scene
Etichetta: ECM

A 43 anni dal suo esordio discografico (Dream, etichetta Karussell, 1967) il chitarrista e compositore norvegese continua imperterrito a concepire e realizzare album rimarchevoli: collaborazioni di pregio (Michael Galasso, Ketil Bjørnstad), colonne sonore (“Suites From Henry V, Battle of Britain”, con James Horner e William Walton) e lavori da solista/titolare. Il nuovo Crime Scene, inciso dal vivo nel Maggio 2009, riassume le peculiarità dei tre filoni sopra citati. L’opera è stata commissionata dagli effervescenti e lungimiranti organizzatori del “NattJazz Festival” di Bergen e include composizioni inedite originali di Rypdal, che sfrutta in modo ineccepibile i contributi di un’energica rock band (Palle Mikkelborg alla tromba, Ståle Storløkken all’organo Hammond B-3, Paolo Vinaccia alla batteria e al sampling) e di un’orchestra allargata di 17 elementi diretta da Olav Dale. Gli insert vocali incastrati tra un brano e l’altro conferiscono all’insieme un retrogusto cinematografico che salda i 14 dando loro una decisa continuità tematica, come in un vivido racconto per immagini. Terje Rypdal ha una tecnica chitarristica notevole e, prossimo ai 63 anni, non perde la voglia di tormentare la sua Fender Stratocaster portando alle estreme conseguenze l’uso della leva del vibrato (ascoltate a questo proposito il jazz-rock nevrotico di “Don Rypero” e della sua reprise, intitolata “Action”). Allo stesso tempo la malcelata indole da compositore contemporaneo (o, se preferite, da inguaribile intellettualone nordeuropeo, categoria molto amata dal geniale fondatore di ECM, Manfred Eicher) lo spinge a scrivere fughe atonali e contorti passaggi densi di asperità ritmiche (“Clint – The Menace”, “It’s Not Been Written Yet”) oppure a cimentarsi con esercizi di stile che richiamano Karleinz e Markus Stockhausen o i lavori orchestrali di Frank Zappa (“One of Those”) sconfinando in un jazz-funk destrutturato e notturno che farebbe apparire un sorriso di approvazione sul volto di Jon Hassell (“Investigation”) o in una new age allucinata che stravolge gli sterotipi di autori come Mark Isham (“Crime Solved”). La carne al fuoco è davvero tanta, ma Rypdal riesce nel complicato intento di dare fluidità all’insieme e di controllarlo meticolosamente senza mai sovrastarlo. Un riuscito esempio di composizione moderna che trascende i generi senza escluderne a priori nessuno. Splendida immagine di copertina a cura di Eberhard Ross.