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drive magazine © Stefano Marzorati 2011

Back from '68...

29 marzo 2011

Autore: Tame Impala
Album: Innerspeaker
Etichetta: Universal Import
recensione di Maurizio Principato

Nel 1999 Kevin Parker compie 13 anni. Anziché perdere tempo bighellonando in lungo o in largo sulle ordinate e spaziose strade della città natia (Perth, Australia), il Kev opta per la musica. Impara a suonare la chitarra e, nell’intimità domestica, registra numerosi nastri di materiale che oscilla tra psichedelica, blues e jazz. Alcuni anni dopo forma il suo primo gruppo, i Dee Dee Drums, con il quale ottiene un po’ di incoraggianti riconoscimenti a livello locale. Nel 2007 la band cambia nome e diventa Tame Impala (nota: l’impala è un antilope di taglia media; “tame” significa addomesticato – ogni complessino ha il nome che si merita?). In formazione entrano Dominic Simper (percussioni, basso, chitarra, effetti) e Jay Watson (batteria, tastiere, chitarra). L’album di esordio di Tame Impala sembra inciso da un gruppo di musicisti ibernati nel 1968 – con le camicie sgargianti, i pantaloni a fiori, le chitarre Rickenbacker 330 e i distorsori Gibson Maestro Fuzz Tone FZ 1A - e risvegliati una quarantina di anni dopo. In brani come “Expextation” si percepiscono gli echi di “Tribal Gathering” (brano di David Crosby e Chris Hillman presente su “The Notorious Byrds Brothers” dei Byrds), in “Desire Be Desire Go” e in “The Bold Arrow of Time” si agita lo spirito del celebre “Disraeli Gears” dei Cream e nel resto di “Innerspeaker” ci sono Tomorrow, Wimple Winch, perfino gli Status Quo di “Pictures of Matchstick Men” (da “Picturesque Matchstickable Messages from the Status Quo”). Ma i tre Tame Impala – che dal vivo diventano quattro, con l’aggiunta di Nick "Paisley Adams" Allbrook al basso – non sono dei meri citazionisti e neppure dei didascalici maniaci di revival. La loro connessione con la psichedelica anglo-americana, più anglo che americana in verità, è reale e nelle undici canzoni del disco c’è una freschezza che rimanda ai “good old days” della psichedelia e del primo rock-blues, ammantati da un senso di purezza che è raro trovare nella musica di questi ultimi anni.