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Autore: Steve Tibbetts
Album: Natural Causes
Etichetta: ECM

“Può essere molto difficile produrre la propria musica, soprattutto quando sia il produttore che l’artista – che nel mio caso sono la stessa persona – sono stanchi o a corto di idee. In questi momenti procedo registrando dei frammenti molto concisi di musica. Cinque o dieci secondi di chitarra, bouzouki o kalimba. A volte prendo queste composizioni in miniatura e le abbino a una struttura ritmica, dando uno sviluppo del tipo ‘inizio-svolgimento-fine. Molti brani del mio nuovo album si sono formati in questo modo”. Steve Tibbetts non è un autore prolifico: in 34 anni di attività discografica ha realizzato nove album. In ognuno di essi ha manifestato un approccio alla composizione libero e originale, spontaneamente svincolato da schemi precostituiti.
Il sentiero battuto è quello del ‘non-genere’, ovvero lo stare in equilibrio sulla linea di confine che unisce e separa le modalità espressive classiche, jazz e world, facendo tesoro della lezione di chitarristi come il Jerry Garcia di “Love Scene”. Nel corso del tempo l’energia e la dedizione di Tibbetts non sono mai venute meno e si sono trasformate, aggiungendo elementi inediti, non di rado sorprendenti. “Natural Causes” arriva a otto anni di distanza dal precedente “A Man About a Horse” (che appariva otto anni dopo “The Fall of Us All”, del 1994) e conferma la volontà di espandere il proprio paesaggio espressivo.
C’è una grazia profonda e avvolgente nelle tredici composizioni che costituiscono questo nuovo disco, che è fuori dal tempo o dallo spazio e, proprio per questa ragione, racchiude un bagliore particolare. Come la luce silenziosa che celebra l’inizio di un nuovo giorno e di una nuova rinascita.
Steve Tibbetts è un autore illuminato e parla al cuore di chi sa ascoltare. La sua musica può apparire semplicemente rilassante o portatrice di pace interiore, ma a lasciarla “agire” potrà destarvi da ogni torpore. “Non potete svegliarvi soltanto desiderando di svegliarvi, ma potete impedirvi di dormire troppo profondamente e troppo a lungo” (P.D. Ouspensky, “La Quarta Via”).

MP

 

 

© 2010 Maurizio Principato - per gentile concessione dell'autore
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