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© Stefano Marzorati

 

Italian dark wave...

18 giugno 2010

Autore: Two Moons
Album: The First Moon EP
Etichetta: A sAndA Records

Negli anni Cinquanta la musica popolare subì una brusca e vitale evoluzione. Da semplice accompagnamento legato sia al divertimento liberatorio che al ludibrio danzereccio o all’esaltazione di basilari piaceri della vita (come l’allegria, la buona tavola, il sesso) divenne il veicolo espressivo più importante ed efficace ad uso di una generazione che nessuno, in precedenza, aveva mai preso in considerazione: gli adolescenti. Durante i tre intensi decenni successivi la musica popolare largamente commercializzata (pop, rock, disco) espanse i propri confini, ampliato la gamma dei concetti, dei fraseggi e dei suoni esplorati. Poi arrivò una drammatica battuta d’arresto, scandita da una duplice ondata: da una parte il nichilismo forzato, dall’altra la mania del ‘revival’ e dei ritorni al passato. Il progetto italiano Two Moons (ovvero Giuseppe Taibi, Emilio Mucciga, Alessandro Padalino e Vincenzo Brucculeri) ha un dichiarato aroma ‘revival’ e guarda tanto alle sonorità quanto alle atmosfere della dark wave e/o della musica elettronica che emerse nei primi anni Ottanta e si consolidò in vari movimenti sotterranei sino all’alba del terzo millennio. I riferimenti sono chiari ed evidenti ascoltando i quattro brani di questo EP: i Joy Division di “Closer”, i Dead Can Dance dell’omonimo album di esordio, i Simple Minds di “Real To Real Cacophony”, i Sister of Mercy di “First and Last and Always”, fino ai Rosetta Stone di “Friends & Executioners”. Le ambizioni dei Two Moons sono alte ma, al momento, il progetto è ancora ad uno stadio embrionale che lascia soltanto presagire interessanti possibilità di sviluppo futuro. Affinchè il presagio non rimanga tale sarà necessario continuare a costruire su quanto fatto sino ad ora: la base c’è. Azioni da intraprendere: ricerca (nel chiuso di una sala prove) e pratica (suonando in club, locali, eventi). La combinazione di entrambe consentirà a Taibi e compagni di emanciparsi dagli amori musicali che li hanno formati per arrivare a coniare o ad assemblare un linguaggio personale e, soprattutto, ad aggiungere materiale di qualità a quello prodotto, a suo tempo, dalle band sopra citate.