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14 febbraio 2011

Autore: Simone Zanchini, Ratko Zjaca
Album: The Way We Talk
Etichetta: EGEA
recensione di Maurizio Principato

Quattro musicisti, provenienti da quattro diversi Paesi: Italia (Simone Zanchini, fisarmonica), Macedonia (Martin Gjakonovski), USA (Adam Nussbaum, batteria), Croazia (Ratko Zjaca, chitarra), uniti dal piacere di sovrapporre, confrontare, mescolare o abbinare tradizioni musicali e compositive, diverse sia per origini che per tradizione. Questo tipo di operazione è sempre rimarchevole: presenta difficoltà oggettive ma nel migliore dei casi – ovvero quando i musicisti riescono a definire i propri spazi di azione e interazione all“interno di un’area comune – i risultati sono sorprendenti. “The Way We Talk” è un lavoro denso e stratificato, sincero e discontinuo, a tratti stupefacente (ad esempio nelle progressioni imprevedibili di “Kandinski Night (for Miroslav Vitous)”, nella quiete desolante di “The Forest of Love”, nella nevrastenia liberatoria di “Morgagni Est”), a tratti noioso (la bolsa “Frida is Vanished”). A dispetto dei momenti meno riusciti è sicuramente un disco interessante e aperto, animato da alcune buone idee. Negli undici brani strumentali la musica balcanica e quella mediterranea incontrano il jazz e la fusion statunitensi. Le improvvisazioni sono libere e controllate allo stesso tempo. Pezzo dopo pezzo, i pesi si spostano equamente su ognuno dei due leader ‘melodici’, ora sulla chitarra, ora sulla fisarmonica. Se è Zanchini a guidare l’ensemble emergono dissonanze, atonalità, passaggi spericolati eseguiti a velocità sostenuta, destrutturazioni, insomma sapori molto ‘contemporary’. Se invece è Zjaca ad afferrare le redini ecco materializzarsi le silhouette di Joe Pass o di Pat Metheny (“Out of Body” è figlia naturale – o, forse, sorella gemella non riconosciuta – di “Question and Answer” di Metheny/Holland/Haynes). Niente di male, non si tratta di copia pedissequa ma di riferimenti culturali. Ratko Zjaca ha dichiarato: “Abbiamo qualcosa di speciale da dire e, nel farlo, abbiamo un suono autentico e innovativo”. Sull’autenticità si può essere d’accordo, sul suono d’insieme no o, meglio, non ancora: ci sono tutti i presupposti perché – in un futuro a breve termine – il potenziale innovativo diventi un vero linguaggio di gruppo, amalgamato e unico.